Intervista con Brian F. Durkin di THE HIGHWAYMEN. Interview with THE HIGHWAYMEN’s Brian F. Durkin.

  • Crescendo durante gli anni ottanta, il cinema era parte integrante della tua vita? // Growing up in the 1980s, were the movies a big part of your life?

Si, decisamente. Penso di aver saputo fin da giovanissimo di voler recitare, ma la mia famiglia non era nel business dell’arte. Erano tutti uomini d’affari. Dal momento che non sapevo come dar sfogo a questo mio desiderio, fingevo che ci fossero videocamere ovunque andassi. Alquanto sciocca come cosa, me ne rendo conto, ma penso che mi abbia preparato per ciò che sarebbe arrivato.

Yes, very much so. I think I knew at a very young age that I wanted to act, I just wasn’t surrounded by an artistic family. I was surrounded by business men. Since I didn’t know how to tap into this desire, I pretended that in my everyday walk through life that there were cameras everywhere. Pretty silly, but I actually think it prepared me for what was to come.

  • La tua biografia racconta che ti sei diplomato come capo cantiere all’Università della Florida. Avevi sempre sognato di fare l’attore o la cosa è capitata per caso? // Your bio states that you got a degree in building construction science from the University of Florida. Had you always dreamt about pursuing an acting career or was that something that kind of “bumped into you”?

Come spiegavo prima, nella mia famiglia non c’era nemmeno un’artista. Tutti lavoravano nel campo immobiliare e delle costruzioni. Ero certo che avrei amato recitare se fossi riuscito ad arrivare ad Hollywood. Me lo ripetevo sempre, ahah. Quando avevo 18 o 19 anni, la mia famiglia si accorse che avevo un forte desiderio di seguire questa strada ma prima vollero che mi diplomassi. Dopo la Laurea, lavorai per un anno ma il richiamo del cinema era troppo forte e non potei far altro cge seguirlo. Vendetti il mio furgoncino e la mia Harley-Davidson e mi trasferii a Los Angeles. Più avanti tornai a scuola per prendere il mio Master in Business Administration.

As I said above, my family was all business. Real estate and construction at that. I knew I would love acting if I could just get to Hollywood. Hahaaa. That was really what I would say to myself. By the time I was eighteen or nineteen, my family knew that I had a strong desire to maybe pursue it, but they coached me into getting that degree first. After graduating the University of Florida, I worked for one year and the itch was too intense. I had to go and scratch it so I sold my truck and my Harley Davidson and moved out to LA. I later returned to school to get my MBA with a focus in Finance and Real Estate.

  • Nel 2001 ti trasferisti a Los Angeles per diventare un’attore professionista. Come fu trasferirsi dalla Florida ad LA? // In 2001, you moved to Los Angeles to become a professional actor. What was it like moving to LA from Florida? Your dream must have felt closer yet you were far away from your Florida home.

Fu molto diverso ed insolito. E credo che lo fu più per la città di Los Angeles che per me. La mia prima lezione di recitazione fu con Laura Gardner al Howard Fine’s Acting Studio e c’erano altri quarantasette studenti assieme a me. Il primo gionro dovemmo presentarci e diverse persone venivano da Boston, New York, il Midwest, ecc. Quando toccò a me e dissi di venire dalla Georgia, avresti potuto sentire una mosca volare. Marte sarebbe stata una risposta pià accettabile. Venire dal Sud Est confonde sempre qualcuno,

It was very different. I think more for the city of LA than for me. My first acting class was with Laura Gardner at Howard Fine’s Acting Studio and there were fortyseven students in there with me. We had to introduce ourselves on the first day and several people were from Boston, New York, the Midwest, etc. I said I was from Georgia and you could have heard a pin drop. Mars may have been a more acceptable answer. Being from the Southeast throws everybody off a little bit.

  • Il primo progetto a cui partecipasti arrivò nel 2004 – il titolo era “Bobby Jones – Il genio del golf”. Come fu il tuo primo giorno sul set? // Your first project came in 2004 – it was called “Bobby Jones – Stroke of Genius”. What was your first day on set like? What did you feel like?

Ero un fascio di nervi. Avevo passato tre anni a Los Angeles mandando dalle ottanta alle cento foto a settimana alle agenzie per cercare di essere rappresentato e nemmeno una telefonata. Tre anni e non una sola chiamata. Può essere scoraggiante. Ero cresciuto giocando a golf e se cresci giocando a golf, conosci per forza chi sia Bobby Jones. Si dice che non ci si debba mai imbucare ad un’audizione ma ero stufo e conoscevo bene il tema del film. Se fosse stata la storia di un vigile del fuoco, non l’avrei fatto. Mi fecero l’audizione per il ruolo di Bobby Jones ma Jim Caviezel ottenne la parte. All’epoca stava facendo La Passione di Cristo (2004) di Mel Gibson ed invece io avevo solo due corti nel mio curriculum. Capisco perché abbiano scelto lui, ahah. Mi tinsero i capelli, mi applicarono lenti marroni agli occhi e mi diedero il ruolo di Perry Adair (il migliore amico di Bobby). Quindi il primo ruolo che ottenni fu perché mi imbucai ad un’audizione. Avrei dovuto dire la mia prima battuta dopo che l’attore Bubba Lewis compie un tiro ma non accadde. Bubba fece il tiro al primo tentativo e io non riuscivo a far uscire le parole dalla bocca. Mi si bloccò letteralmente la mandibola. Il regista Rowdy Herrington (Roadhouse, 1989) era molto divertito. Lavorai al film per tre settimane su un periodo di due mesi e finii con l’andare in Scozia e giocare sull’Old Course a St. Andrews per cui fu una prima esperienza davvero ottima per qualsiasi attore e specialmente per uno cresciuto giocando a golf.

I was nerve-racked big time. I’d spent 3 years in LA submitting anywhere from eighty to one hundred headshots per week trying to get representation and not one phone call. Three years and not one call. It can be deflating. I’d grown up playing golf and if you grow up playing golf, you know about Bobby Jones. I’d heard you should never “crash” an audition without an agent, but I was fed up and new the subject matter pretty well. Had it been about a fire fighter, I might not have made the trip. They read me for Bobby but Jim Caviezel got the part. He was doing Mel Gibson’s Passion of the Christ (2004) at the time and I only had two short films under my belt. I can see why they went with him. Haha. They dyed my hair and gave me brown contact lenses and gave me the role of Perry Adair (Bobby’s best friend). So the first role I booked was on an audition I crashed. Then my first line was supposed to happen after actor Bubba Lewis makes a twelve foot putt but that didn’t happen. He made the putt on the first go at it and I couldn’t get the words out of my mouth. I literally got “lock-Jawed”. Director Rowdy Herrington (Roadhouse, 1989) thought it was pretty funny. I worked three weeks over two months and got to go to Scotland and play the Old Course at St. Andrews so it was a damn good first film for any actor, but definitely one that grew up playing golf.

Bobby Jones – Il genio del golf (2004) fu il primo film a cui prese parte Brian F. Durkin dopo anni di rifiuti. // Bobby Jones – Stroke Of Genius (2004) was the first movie Brian F. Durkin had a part in after years of rejection.
  • Hai preso parte a molti show Tv e film. Qual è la maggiore differenza tra i due media e quale dei due preferisci? // You have taken part in so many popular Tv shows and movies. What is the big difference between working Tv and features? And which do you like best?

Il lavoro non cambia per l’attore ma le troupe sono molto diverse dato che per la maggior parte delle serie tv lavorano allo stesso progetto per anni le stesse persone rispetto ad un film le cui riprese durano tre/quattro mesi. Scordati tutto questo se lavori con Clint Eastwood: ai suoi film lavorano più o meno sempre le stesse persone, dai membri della troupe al personale di produzione. E’ così che realizza l’impossibile: otto ore giornaliere lavorative. I membri della sua troupe comunicano tra loro senza dover comunicare, se sai cosa intendo.

The work is no different from the actors standpoint but the crew is much different as on most tv shows the crew has been together much longer than on a film. Films are usually no longer than three or four months. Disregard this however if you work with Clint Eastwood. You run into a lot of the same crew members and producing personnel on his films. This is how he achieves the impossible: eight hour day. His crews communicate with each other without having to communicate… if you know what I mean.

  • Nel 2012 ottenesti una parte in Di Nuovo In Gioco con Clint Eastwood. Come finisti nel film e riuscisti ad incontrare Clint? // In 2012, you were cast in Trouble With The Curve starring Clint Eastwood. How did you land a part in that movie and did you get to meet Clint?

Senza dubbio il sogno nel cassetto di ogni attore è di lavorare con il grande Clint Eastwood e farlo oltretutto su un film di baseball, l’altro sport della mia infanzia. Da ragazzino ero fan degli Atlanta Braves per cui girare un film con Clint Eastwood sul Turner Field (l’ex stadio di casa degli Atlanta Braves) fu un evento per me. Clint è veramente un tipo normale, come un vicino di casa, e fu veramente piacevole scoprire questa cosa. Condividemmo varie scene assieme così passavamo del tempo a parlare tra un ciak e l’altro. Parlava di regia, del suo approccio ad essa e dei suoi primi film ed erano tutte storie interessanti. La troupe lo chiama “The Boss” e niente gli piace di più che passare del tempo con il cast e la troupe al bar dell’hotel a fine giornata. Di solito beve un paio di birre e chiude la serata ma ciò che è fantastico è che organizza tutto per chi voglia fare baldoria tutta la notte.

Great job by the way on these questions. Each one requires an answer that sets up the next question ;-). No doubt a bucket list item for any actor to work with the great Clint Eastwood and to do it on a baseball film no less. The other sport I grew up playing. I grew up a fan of the Atlanta Braves so to get to shoot a Clint Eastwood film on Turner Field (former home of the Atlanta Braves) was quite the event. He is as normal as your next door neighbor and that was very refreshing to see. We had several scenes together so we would spend a lot of time chatting in between takes. He would talk about directing and his approach to it. He’d also talk about some of his earlier work which made for great stories. They call Clint “The Boss” and he likes nothing more than to spend time hanging out with his cast and crew at the hotel bar at the end of a day. He usually has one or two beers and calls it a night, but what is great is that he sets up everybody to party all night if they want to. He just pulls the “Irish Sneaker” out the back door after a few pops.

Brian F. Durking ha partecipato a Di Nuovo In Gioco (2012) a fianco del suo idolo Clint Eastwood con cui ha condiviso alcune scene nel film. // Brian F. Durkin had a role in Trouble With The Curve (2012) starring his idol Clint Eastwood with whom he shared some scenes in the movie.
  • Hai preso parte al prestigioso progetto Netflix intitolato The Highwaymen – L’ultima imboscata (2019) con protagonisti Kevin Costner e Woody Harrelson. Come venisti a conoscenza del progetto? // You had a role in the prestigious Netflix project The Highwaymen (2019) starring Kevin Costner and Woody Harrelson. How were you made aware of the project?

Per qualche motivo non mi premuro mai di vedere chi sia collegato ai film per cui faccio i provini per cui, in un certo senso, li tratto tutto allo stesso modo. Questo significa anche che uno non ha un impatto maggiore su di me rispetto ad un altro e me li dimentico in fretta. Era la vigilia di Natale e Babbo Natale stava consegnando un cucciolo di cane ai miei figli (me lo ricordo perché lo stavo filmando col cellulare) ed il telefono squillò. Vidi che era la mia agente ma dovetti mandare la segreteria perché non mi sarei mai perso questo evento di Babbo Natale che consegna un cucciolo ai miei figli. Quando la richiamai mi disse che avevo ottenuto due parti in due film…il remake di Superfly (Director X., 2018) e The Highwaymen (John Lee Hancock, 2019). Mi disse che stavano cercando di vedere se riuscissi a partecipare ad entrambi perché c’era stato un conflitto di tempistiche inizialmente. Fu solo quando questo piccolo intoppo si risolse che venni a sapere che Kevin e Woody erano i protagonisti. In ogni caso, fu un gran regalo di Natale. Cercai di dare al cane il nome Lucky ma Snoopy ebbe la meglio!

For some reason I never look at who is attached to a film when I audition for it, so in a sense, I treat them all the same. This also means that none of them really impact me more than another so they are easily forgotten. It was Christmas Eve and Santa Claus was in the middle of delivering a puppy dog to my children (I remember because I was filming it on my phone) when my phone rang. I saw that it was my agent but I had to put her to voicemail as I wasn’t going to stop filming this “once in a lifetime” moment of Santa delivering my kids a dog. I called her back and she said that I had just booked two films… the remake of Superfly (Director X., 2018) and The Highwaymen (John Lee Hancock, 2019). She said they were trying to work it out so I could do both as there was initially a scheduling conflict. It wasn’t until during this resolution of the scheduling conflict that I discovered Kevin and Woody were in it. Regardless, it made for a great Christmas. I tried naming the dog Lucky, but Snoopy won out!

Da sinistra a destra: David Born, Brian F. Durkin, Dean Denton e Thomas Mann in The Highwaymen – L’ultima imboscata (2019). // Left to right: David Born, Brian F. Durkin, Dean Denton and Thomas Mann in The Highwaymen (2019).
  • Come fu il tuo primo incontro con Kevin Costner? Eri sempre stato un suo ammiratore? // What was your first time meeting Kevin Costner like? Had you always been a fan of his?

Guardare negli occhi Kevin Costner per la prima volta è come guardare negli occhi di un’aquila. Ahah. Solitamente non mi emoziono davanti ad una star, ma non farò finta che lavorare con Kevin Costner o qualcun altro di quel livello non mi faccia perdere un battito. Gente come Denzel Washington, Robert Redford, Woody Harrelson ti danno una carica pazzesca. E’ ciò per cui stai lottando, ti deve gasare. Kevin mi raccontava una storia sulla lavorazione de Il Grande Freddo (Lawrence Kasdan, 1983) e pensai che fosse una cosa figa. E’ un vero trip quando queste star parlano di film che sei cresciuto guardano e che ami. Ho sempre preferito Wyatt Earp (Lawrence Kasdan, 1994) a Tombstone (George Pan Costmatos, 1993) quindi si, sono sempre stato un grande fan di Kevin. Bull Durham (Ron Shelton, 1988), Balla Coi Lupi (Kevin Costner, 1990), Guardia Del Corpo (Mick Jackson, 1992), sono sempre stato un suo ammiratore ed è stato un vero onore recitare fianco a fianco con lui in un film su Bonnie e Clyde. Ad essere sincero, l’onore più grande viene dal fatto che lui e Woody erano produttori esecutivi del progetto e hanno contribuito direttamente a scegliermi per la parte dell’agente Prentiss Oakley.

Looking at Kevin Costner in the eyes for the first time is like staring into the eyes of a bald eagle. Haha. I don’t get starstruck, but I’m not going to act like working with Kevin Costner or somebody on that level doesn’t make your heart skip a beat. Guys like Denzel Washington, Robert Redford, Woody Harrelson absolutely fire you up. It’s what you strive to be. It should get you jacked-up. Kevin was telling me a story about The Big Chill (Lawrence Kasdan, 1983) and I thought that was pretty cool. It’s a real trip when they talk about movies you grew up watching and being a fan of. I’m one of the few people that prefer the film Wyatt Earp (Lawrence Kasdan, 1994) over Tombstone (George Pan Costmatos, 1993) so yes, I was always a big fan of Kevin. Bull Durham (Ron Shelton, 1988), Dances With Wolves (Kevin Costner, 1990), The Bodyguard (Mick Jackson, 1992), I was always a fan of his and it was a real honor to act side by side with him on a Bonnie and Clyde film. To be honest, the bigger honor was that he and Woody were Executive Producers on this and to know that they had input on picking me to play Deputy Prentiss Oakley is a really big compliment.

Brian F. Durkin e Kevin Costner durante le riprese di The Highwaymen – L’ultima imboscata (2019), una produzione Netflix. // Brian F. Durkin and Kevin Costner during the making of The Highwaymen (2019), a Netflix production.
  • Cosa pensi di The Highwaymen – L’ultima imboscata? // What are your thougths on The Highwaymen (2019?

Come tutti sono un grande fan di Gangster Story (Arthur Penn, 1967) con Warren Beatty e Faye Dunaway e probabilmente nessuno batterà mai quel film. Ciò che mi piace della nostra versione è che si concentra sugli uomini di legge ed i metodi da loro usati per catturare Bonnie e Clyde. Non dirò altro per evitare spoiler, ma è molto interessante vedere come riuscirono nella loro missione senza Internet ed i metodi di comunicazione odierni.

Like most folks, I’m a big fan of Warren Beatty and Faye Dunaway’s take on Bonnie and Clyde (Arthur Penn, 1967) and I’m not sure anybody will ever beat that film. What I like about this take is that it’s more about the lawmen that took them down and the methods they used to do so. I won’t say much more for those who may not have seen it yet, but it’s very interesting to look at how they did it with no internet or communication methods that they use nowadays.

The Highwaymen – L’ultima imboscata (2019) affronta la storia vera dei killer Bonnie e Clyde dal punto di vista dei Texas Rangers che diedero loro la caccia. // The Highwaymen (2019) tackles the Bonnie and Clyde story from the point of view of the Texas Rangers who hunted them down.
  • Ora la consueta domanda: quali sono i tre film di/con Kevin Costner che preferisci? // Now the costumary question: what are your top three favorite Kevin Costner movies?
  1. Wyatt Earp
  2. Balla Coi Lupi – Dances With Wolves
  3. The Highwaymen

Intervista con Steven Appel dei Roving Boy. Interview with Steven Appel of Roving Boy.

I “Roving Boy” – da sinistra a destra: Kevin Costner, Blair Forward, Steven Appel e John Coinman. // “Roving Boy” – left to right: Kevin Costner, Blair Forward, Steven Appel and John Coinman.
  • Vorrei cominciare dall’inizio e chiederti della tua infanzia. La musica giocò un grande ruolo durante la tua crescita? // I’d like to start from the very beginning and ask you about your childhood. Was music a big part of your life growing up?

La musica aveva un ruolo enorme. Iniziai a suonare la batteria a sette anni e ne avevo dieci quando feci le mia prima esibizione pagata e, a tredici anni, iniziai a suonare nei club ogni fine settimana per tutto il periodo delle scuole superiori. Mio padre faceva da manager a me e mio fratello, il quale era nella band con me. Tra il terzo e quarto anno di superiori andai in tour girando per tutti i club degli Stati Uniti. Dopo il diploma continuai a suonare e firmai il mio primo contratto, assieme a mio fratello ed amici, con la RCA Records. Avevo ventitre anni.

Music was huge in my life. I started playing drums when I was seven years old and my first paid performance I was ten years old and then my brother Dave and I started playing nightclubs every single weekend when I was thirteen all the way through high school managed by my father and my brother in the band. We went on tour between my junior and senior year of high school and travelled throughout the United States playing clubs. After I graduated my brother Dave and I kept playing music and then got our first record deal on RCA Records. I was twenty-three at that point.

  • Qual è la prima canzone in assoluto che ricordi di aver ascoltato in vita tua? // Which is the very first song, or piece of music, that you do remember hearing for the first time in your life?

Ce n’è una che mi impressionò subito. Ricordo che stavo usando due matite come bacchette ed il cuscino di mia madre come batteria e mio fratello aveva una vecchia chitarra e c’era una canzone intitolata “Bend Me, Shape Me” (1968) degli The American Breed e durante la canzone c’era una parte in cui la batteria era predominante ed io me ne innamorai. Nella canzone erano anche presenti i fiati e ne adoravo il suono e la drammaticità e fu la prima canzone durante cui pensai, “Però, la musica è veramente una figata”. Si, quella fu la prima canzone di cui presi nota. Inoltre, all’epoca, c’erano anche Jimi Hendrix, Creedence Clearwater, ecc. ma quella fu la canzone che mi fece innamorare della batteria.

This is one that stuck out to me. I was playing drums on my mom’s pillow with two pencils and my brother had a beat up guitar and there was a song called “Bend Me, Shape Me” (1968) by a group called The American Breed and there was a part where it went into a little tom tom thing and I just loved it and it had horns in it and I loved the sounds of horns, the drama of that song and it’s the first one I just kept thinking, “Wow, this music thing is pretty cool”. So, that was the first piece of music that stuck with me. Also, at the time, there was stuff like Jimi Hendrix, Creedence Clearwater and on and on, but that one song got me actually going on drums because of the tom tom roll.

Bend Me, Shape Me (1968) degli American Breed fu la canzone che fece appassionare Steven Appel alla batteria. // Bend Me, Shape Me (1968) by The American Breed was the song that got Steven Appel hooked on the drums.
  • Raccontami alcuni ricordi di quando suonavi da ragazzino e cosa ti dava la musica che altri hobby non ti davano. // I’d like to know about some of your memories playing music growing up – and what did music give you that other outlets wouldn’t?

Mi piaceva tantissimo la potenza della batteria. Quando avevamo duecento/trecento persone in pista – e avevo tredici/quattordici anni a questo punto – ed in quanto batterista, ero io che guidavo il treno beh, adoravo la drammaticità della situazione e le persone che reagivano. Giocavo anche a basket alle superiori ma prediligevo la fisicità della batteria e la sua musicalità: mi interessava far provare emozioni alle persone. Ecco, si, ero spinto dall’emozione che mi suscitava.

I really enjoyed the power of drumming. When you had 200/300 people dancing – and I’m thirteen/fourteen years old at this point – and being the drummer I’m the one leading the charge, driving that train, I loved the resullts of people responding to it. I also played basketball in high school but liked the physicality of the drums, the musicality better and, eventually, I became more orchestral in my playing: I like lots of dynamics, it was more about making people feel emotions. I was driven by the emotion of it.

Steven Appel, undicenne, nella sua prima band. // Steven Appel, at eleven, in his first band.
  • Quando decidesti di diventare un musicista professionista e cosa ti spinse a prendere questa decisione? // At which point in your life did you decide that you would pursue music as a professional occupation and what made you decide to go for it?

Tra la terza e quarta superiore stavo facendo uno show in un club a Sioux Falls, in Sud Dakota e proprio dall’altra parte del club c’era una grande arena. Gli Doobie Brothers avevano un concerto in programma ed una sera vennero e ci sentirono suonare – eravamo un terzetto e veramente bravi – e si misero a suonare con noi. Pensarono, “Questi ragazzini sono forti!” e quello fu il momento in cui mi si accese la lampadina perchè se loro ritenevano che fossimo bravi abbastanza da suonarci assieme e non solo dei ragazzetti da due soldi dell’Ohio, allora farò della musica la mia professione.

Between my junior and senior year of high school I was doing a gig at a club in Sioux Falls South Dakota and right across from the club was a big arena. The Doobie Brothers were doing a show there and were staying close to where this club was and some of them came in one night and heard us play – we were a trio and really good – and jammed with us. They said, “Hey, these young kids are good!” and that’s when it clicked with me because if they thought we were good enough to jam with and not just some rinky-dink kids from Ohio, I’m going to pursue this full-time.

L’incontro con la band dei “Doobie Brothers” fu fondamentale nella scelta di Steven Appel di perseguire la musica come professione. // The chance encounter with the “Doobie Brothers” made Steven Appel decide to pursue music as a profession.
  • Che ricordi hai del periodo in cui eri agli esordi da professionista nel mondo della musica negli anni settanta ed ottanta? // What was it like trying to make it in the music business in the 70s and 80s? And what are some of your memories of that period when you were an up and coming musician?

Nel 1981, io e mio fratello firmammo un contratto discografico con la RCA Records a Parigi e pensai, “Se otteniamo un contratto qui a Parigi, mi trasferisco a Los Angeles”. E così fu: mi trasferii a Los Angeles nel 1982 ed avevo risparmiato qualche soldo perchè sapevo che ci sarebbero stati periodi di magra. Arrivato ad LA lavorai sodo, ampliai la mia rete di conoscenze ed iniziai a trovare lavoro come musicista di studio. Un tizio di nome Barry Goldberg – il tastierista di Bob Dylan – mi ingaggiò per alcuni lavori per cinema e Tv. Ecco una storia divertente: stavo facendo una sessione di registrazione con Jim Keltner (il batterista di Joe Cocker) ed, ad un certo punto, qualcuno entra in studio e dice a Jim che George Harrison lo cerca al telefono. Jim uscì subito e noi ce ne stavamo li ad aspettare ma non tornava. Io sono molto bravo nei “6/8” di batteria così mi sedetti dietro la batteria di Jim e dissi, “Andiamo!” Iniziammo a suonare ed era ottimo, andavo alla grande. Un chitarrista si trovava li, e non sapevo chi fosse, e dopo la session mi dice, “Hey, ti va di lavorare con me?” ed io, “Certo, sono sempre in cerca di lavoro”. Il tizio era ‘Moon’ Martin che aveva scritto il classico “Bad Case Of Loving You“. Per cui, grazie a George Harrison che telefonò a Jim Keltner, otteni il lavoro con ‘Moon’, diventando produttore associato, andando in tour con lui. Essere sfrontati spesso ripaga nella vita.

In 1981, my brother and I got a record deal in Paris with RCA Records and I thought, “If we can get a deal here in France, I’m gonna move to Los Angeles”. I moved to Los Angeles in 1982 saving up money and had some investments because I knew there would be a drought for a while. So, I went out to LA and worked really hard and networked and started getting hired to do session work. A guy named Barry Goldberg – the keyboard player for Bob Dylan – hired me to do some movie and Tv work. Here’s a funny story: I’m doing a session with Jim Keltner (drummer for Joe Cocker and Tom Petty, amongst others) and somebody comes in tells Jim that George Harrison is on the phone and Jim immediately leaves. We’re all waiting and he’s not coming back and I’m pretty good on what is called “6/8 grooves” – so, I went behind Jim’s drums and said, “Roll it!” and we started playing and it was really good, I just killed it. A guitar player is there and I don’t know who it is and he comes up to me after the session and goes, “Hey, you wanna do some work with me?” and I go, “Yeah, I’m always looking for work” and the guy was ‘Moon’ Martin who had written the classic “Bad Case Of Loving You”. So, because of George Harrison calling Jim Keltner, I got the job with ‘Moon’ Martin and ended up working with him for years and years, associate producing and touring with him. The lesson is that being bold can help you in life.

Steven Appel dopo un concerto con ‘Moon’ Martin. // Steven Appel after playing a show with ‘Moon’ Martin.
  • Durante la nostra corrispondenza, hai fatto menzione del tuo lavoro con Melissa Ethridge, registrando i demo che le fecero ottenere il suo primo contratto discografico. Quali sono i ricordi della tua collaborazione con lei? // In one of our text exchanges, you mentioned working with Melissa Ethridge recording most of her demo tapes which landed her, her first record deal on Island Records back in the 1980s. I always associate Melissa with Bruce Springsteen, whom I’m a big fan of, because she did an acoustic duet with him on “Thunder Road” back 1995 and they were great together. What are your recollections of working with her so early in her career?

Melissa mi vide suonare in un club a Los Angeles ed, al tempo, stava lavorando con un tizio di nome Booker T. Jones. Mi chiese se volessi lavorare con lei. Ci riunimmo e ci scambiavamo favori: lei cantava su dei demo di canzoni scritte da me, ed io suonavo sui suoi demo e le procurai lo studio di registrazione e tutti i musicisti e registrammo l’80% del suo primo album. Successivamente, portò quei demo al produttore Chris Blackwell alla Island Records. Le nostre session erano un modo per lei per registrare ciò che aveva in mente in maniera abbastanza buona per poter avere un contratto ed una sua troupe e ri-registrare il suo album.

She was working with a guy named Booker T. Jones and they saw me performing live at a club in Los Angeles. Booker T. had asked me to work with Willie Nelson and Kris Kristofferson on their album “Island In The Sea” (1987), previously. Somehow, he and Melissa were doing something together and they asked me if I wanted to work with her as well. We got together a little bit and she used to sing on some of my demos, songs that I was writing as a songwriter and I would play in exchange for her on her demos and got her the studio and all the musicians where we recorded, probably, 80% of her first album. She, then, took those to Chris Blackwell (English music producer – editor’s note) at Island Records. It was a way for her to finally get what’s in her head down on tape good enough to get the record deal and the session players and her crew together to re-record and continue on.

Steven Appel registrò i demo di quello che divenne il primo album di Melissa Ethridge nel 1988. // Steven Appel recorded Melissa Ethridge’s demos which landed the singer her first record deal.
  • Più o meno nello stesso periodo, unisti le tue forze con quelle dei musicisti John Coinman e Blair Forward e dell’attore Kevin Costner per quello che sarebbe stata la prima incursione musicale di Costner, la band “Roving Boy”. Potresti raccontare come entrasti a far parte del progetto? Eri già amico degli altri membri prima della band? Come nacque l’idea? // Around the same time, you joined forces with musicians John Coinman and Blair Forward and actor Kevin Costner on what would become Costner’s first foray into mainstream music, the band “Roving Boy”. Could you recount how you got involved in this project? Had you been friends with the guys before the band? How did this come about?

Ecco un’altra coincidenza: quando mi trasferii dalla Francia a Los Angeles, andai a vivere in una casa sulla spiaggia a Venice ed uno dei miei coinquilini era in una band con John Coinman. Incontrai John proprio il giorno che arrivai ad LA e, dopo qualche tempo, finii con l’essere assorbito in questa band con John – iniziammo, poi, a fare concerti e molte volte andammo vicino a firmare dei contratti discografici. All’epoca, John era anche aspirante attore ed incontrai Kevin tramite John. Le persone creative non si limitano mai ad un solo ambito. Sebbene Kevin sia un grande attore, ha una’ottima sensibilità musicale ed è un narratore di natura, che sia nel cinema o nello scrivere canzoni. Così Kevin, John, Blair Forward ed io formammo una band (Roving Boy) e firmammo un contratto con la giapponese Takuma Records. Roving Boy ebbe una vita tutta sua: John, Blair ed io avevamo già una band e Kevin espresse interesse nel testare le acque e cantare un pò. Così andammo in uno studio, facemmo un paio di canzoni ed andò molto bene e ci dicemmo, “Potremmo fare questa cosa come una band.”

Here’s another piece of coincidence: when I moved from France to LA, I moved into this house on the beach in Venice and one of my roommates had a band with John Coinman. I actually met John on the first day that I drove into LA. So, I was living there and, after a while, I ended up being absorbed into this band with John – we then started gigging and getting very, very close to some record deals. John was also a budding actor back then and I met Kevin through John. You know, creative people are usually just not in one area. Although Kevin is a very fine actor, he’s got very good musical sensibilities and is a great storyteller by nature whether it’s film or songwriting. So, Kevin, John, Blair Forward and I put a band together (Roving Boy) and had a record deal on Takuma Records out of Japan. Roving Boy really had a life of its own: John, Blair and I had a band and Kevin kind of expressed interest in testing the waters and singing a bit. So, we went in, did a couple of songs in the studio (Kevin’s first foray into singing) and it went very well and we said, “We could do this as a band”.

La band “Roving Boy” nello studio di registrazione – da sinistra a destra: Blair Forward, Kevin Costner, John Coinman e Steven Appel. // The “Roving Boy” band in the recording studio – left to right: Blair Forward, Kevin Costner, John Coinman and Steven Appel.
  • Perchè la band si chiamava “Roving Boy”? // Why the name “Roving Boy”?

Fu Kevin a scegliere il nome. Credo che fossi nella band già da un anno quando Kevin mi raccontò la storia dietro al nome. A quanto pare c’erano due cavalli da corsa che erano fortissimi ed uno di questi era “Roving Boy” e finirono col fare un duello per vedere chi fosse il migliore. Fu un testa a testa per tutta la gara e, proprio alla fine, l’altro cavallo era appena più avanti di Roving Boy ma Roving Boy aveva questa insaziabile sete di vittoria – non credo avesse mai perso – che si spinse in avanti oltre la linea d’arrivo vincendo e, così facendo, rompendosi entrambe le zampe anteriori, cosa che lo portò ad essere abbattuto. Ma fu il cuore da campione che, penso, catturò l’interesse di Kevin. Kevin è veramente un grande a trovare il cuore dei campioni in ogni situazione.

Kevin was the one who came up with the name “Roving Boy”. I think I was in the band for about a year until Kevin told me the story behind the name. Apparently, there were two race horses that were top-tier and one was named “Roving Boy”. They ended up having a duelling race and it was neck and neck all the way around. At the very end, the other horse was just a little ahead of Roving Boy but Roving Boy had this unquenchable thirst to win – I don’t know if he’d ever lost – and he pushed himself forward over the finish line snapping both of his front legs and he was, subsequently, put down. But it was the heart of a champion that, I think, caught Kevin’s interest. Kevin is really excellent about finding the heart of champions in any situation.

“Roving Boy”, il cavallo da corsa la cui storia ispirò il nome della prima band di Kevin Costner. // “Roving Boy” was the race horse whose story inspired Kevin Costner.
  • Ricordi come fu il tuo primo incontro con Kevin Costner? // Do you remember what your first meeting with Kevin Costner was like?

Ci conoscevamo un pò tutti. Anche prima di formare i Roving Boy, quando John, Blair ed io avevamo la nostra band, Kevin era solito venire a vederci suonare e gli piaceva la nostra musica. Penso che anche Michael Blake sia venuto qualche volta. Micheal scrisse Balla Coi Lupi ed era grande amico di John, erano cresciuti insieme. Per cui, per un certo periodo, non è che ci frequentassimo, ma Kevin ed io parlavamo dopo uno show. Furono John e Kevin a germinare l’idea della band.

Well, we all kind of knew each other. Even before Roving Boy, when John and Blair and I had a band together, Kevin would come out and listen to us at clubs and he liked our band. I even think Michael Blake came out. Michael wrote Dances With Wolves and he was really good friends with John, they had grown up as friends. So, for a period of time, it’s not like we were hanging out, but Kevin and I would be talking after a show. It was mostly John and Kevin who germinated the idea for the Roving Boy band.

  • I “Roving Boy” produssero un solo album, “The Simple Truth”. Ricordi come fu il processo di registrazione? Doveste registrare attorno agli impegni cinematografici di Costner? // “Roving Boy” only ever produced one record, titled “The Simple Truth”. Do you recall what the recording sessions were like? Did you guys have to work around Costner’s film schedule?

Iniziammo a scrivere e lavorare assieme alle canzoni più o meno quando uscì Bull Durham (1988) ed, in seguito, andammo tutti sul set di Field Of Dreams (1989) in un camper e lavorammo ad alcune canzoni e Kevin veniva nel camper a lavorare con noi quando era in pausa. Passammo un sacco di tempo assieme. Non sono sicuro circa la data di registrazione ma dev’essere stato quando era libero tra un progetto e l’altro.

We started writing and working together on the songs – not recording – right around when Bull Durham (1988) came out and, then, John, Blair and I were all on the set of Field Of Dreams (1989) in a trailer working on some songs. Kevin would join us whenever he could – we actually spent a lot of time together out there. I’m not exactly sure when we recorded it but it must have been in between projects when he had time off.

Steven Appel e Kevin Costner durante le registrazioni dell’album “The Simple Truth“. // Steven Appel and Kevin Costner during the recording sessions of “The Simple Truth“.
  • Sul libretto dell’album è scritto che la maggior parte delle canzoni furono scritte o co-scritte da John Coinman. Come fu il processo di collaborazione? Riusciscti a proporre tue idee che furono incorporate? // On the record’s booklet it is noted that most of the songs were written by John Coinman (except for “On The Great Divide”, “Love Among The Ruins” and “Jenny I Know” which were co-written by Coinman and Costner and Coinman and Sue Doro). What was that whole collaborating process like? Did you get to offer your input and did some of your ideas make the cut?

La cosa positiva era che Kevin, John, Blair ed io eravamo tutti d’accordo su ciò volevamo che l’album fosse, ossia roots rock, con una produzione sostanzialmente scarna, narrazione pura. Non so se i ragazzi si ricordano ciò che sto per raccontarti ma io di certo si! Andammo allo studio per registrare l’album (“The Simple Truth” – ndr.) e, fai conto, che noi eravamo nello studio A ed, un giorno, attraverso la hall e vedo questi ragazzi che fanno casino e dicono parolacce ed erano i Guns N’ Roses che registravano il loro primo album (“Appetite For Destruction”, 1988 -ndr.)

The good news was that Kevin, John, Blair and I were all on the same page with what we wanted to do which was roots rock & roll, not heavily produced, just straight ahead storytelling. I don’t know even if the guys remember this but I do! We went to the studio to record the album (“The Simple Truth” – editor’s note) and we’re, like, into studio A and I go across the hall and there are these guys and they’re just loud and obnoxious and it was Guns N’ Roses recording their very first record (“Appetite For Destruction”, 1988 – editor’s note). They kind of scared me.

I Roving Boy registrarono il loro album nello stesso studio e nello stesso periodo in cui i Guns N’ Roses registrarono il loro primo album “Appetite For Destruction” (1988). // Roving Boy recorded their album at the same studio and at the same time Guns N’ Roses were recording their first album “Appetite For Destruction” (1988).
  • Quali sono alcuni dei ricordi più cari che hai di Kevin, John e Blair durante questo periodo? // What are some of the best memories you have of working with Kevin, John and Blair during this period?

Ce n’è sono un sacco. Per un pò di tempo vissi in una piccola casa a Sherman Oaks (California) e facevamo le prove per la band nel mio garage e Kevin portava una stufa per riscaldarlo perchè io non avevo il riscaldamento. Al tempo stava diventando una delle star più grandi del Cinema e siamo qui nel mio piccolo garage e lui è così carino da portare la stufa. E’ semplicemente una grande persona. Non è circondato da un entourage o da persone che gli dicono sempre “si”. I suoi amici sono i suoi amici. E’ una persona normale che fa cose straordinarie. Tra noi della band non ci fu mai uno screzio, un litigio, assolutamente nulla – ridevamo UN SACCO. Un esempio: una compagnia di birra Giapponese (“Suntori”) voleva Kevin per una pubblicità per il loro mercato nazionale. Kevin disse, “Facciamola con tutta la band!”. Così andammo alle Hawaii per cinque giorni e per farti capire quanto ci divertivamo assieme e quanto sia figo Kevin – ci troviamo nella stanza di hotel di Kevin e “Gli Intoccabili” è in Tv: Kevin abbassa il volume ed inizia ad inventare le battute sovrapponendole alle immagini del film ed io, John e Blair facciamo lo stesso e ci troviamo ad imitare Sean Connery. Ci scompisciammo dalle risate. Questo per dirti che tra noi c’era assoluta armonia, eravamo persone normali che facevamo qualcosa che amavamo fare. Ho solo buoni ricordi di quel periodo. Voglio aggiungere un’altra cosa: Kevin è una persona estremamente onesta e di cuore. Lo è davvero. Ricordo che un giorno stavamo andando da qualche parte io, John e Blair e Kevin disse qualcosa del tipo, “Sapete, alcuni di questi attori famosi sono sempre circondati dalla security. Pagano questa gente per proteggerli. Ma chi mi proteggerebbe di più dei mei amici?” Kevin dice tante cose molto profonde ma era vero che, se ci fosse stata una rissa, non ci saremmo tirati indietro. Kevin non si era lasciato toccare dalla fama e da Hollywood. Segue un compasso morale che non si basa sulle circostanze esterne. Ha ferme convinzioni e lo stesso vale per John Coinman ed è per questo che John e Kevin lavorano così bene assieme da tanto tempo: puoi scommettere quello che vuoi che John scriverà canzoni autentiche e Kevin le canterà in maniera autentica.

Lo spot Tv della birra “Suntory” per il mercato giapponese girato alle Hawaii con i Roving Boy. // The Japanese “Suntory” beer commercial shot in Hawaii with the whole Roving Boy band.

There’s a lot of them. We were rehearsing in my garage and here you have Kevin, who’s pretty well-known, bringing over a space heater because I didn’t have heat in my garage and we just set up and start rehearsing. And at that time he was becoming one of the biggest actors in history and here we are in my little garage and he’s kind enough to bring a space heater. He’s just a really good guy. He’s not surrounded by security or sycophants, his friends are his friends. He’s an ordinary guy doing extraordinary things. There were no drugs, no arguing or fighting, absolutely none – we laughed A LOT. Here’s an example: there was a Japanese company called Suntori beer that wanted Kevin to do a commercial just for the Japanese market. Kevin was kind enough to say, “Hey, let’s do the whole band!” so we all went over to Hawaii for five days and to tell you how the band laughed together and how cool Kevin is: we’re up in Kevin’s room and “The Untouchables” comes on. So, this is how cool he is – he turns the volume down and starts making up dialogue and John, Blair and myself are inventing lines as the movie plays on Tv. It was hysterical and Kevin was changing his lines and we were talking like Sean Connery. So, the band didn’t have anger problems, we were just normal guys. I have nothing but good things to say and good memories of that period. I’dlike to add one thing: Kevin’s a really straight shooter and good guy. He really is. I remember when we had the band together and we were going somewhere and it was John, Blair and myself and he made a comment like, “Some of these big actors have security details all around them. They’re paying those guys to protect them. Who’s gonna protect me more than my own friends?” He said a lot of things that I still remember to this day. He says a lot of profound stuff but it’s true that if there was a scuffle, at that time we’d all just jump in and take care of business if we needed to. Kevin was very unaffected by his fame, Hollywood. He’s got a moral compass that he follows and it’s not based on external circumstances. He’s got convictions. And that’s the same thing with John Coinman and that’s why John and Kevin work so well over the decades: John is John, Kevin is Kevin, you can put a stake in the ground that John’s gonna write authentic songs and Kevin’s gonna sing them authentically.

Steven Appel e Kevin Costner alla festa post-cerimonia degli Oscar in cui Costner vinse 7 Oscar per Balla Coi Lupi il 25 Marzo 1991. // Steven Appel and Kevin Costner at the Academy Awards after party where Costner’s Dances With Wolves won 7 Oscars on March 25th, 1991.
  • La copertina dell’album vi vede seduti attorno ad un fuoco con un background western molto evocativo sullo sfondo. Che ricordi hai della sessione fotografica? // The cover shot for the album sees you all sitting around a campfire in a very evocative western landscape. What are your memories of the cover shoot?

Fu il famoso fotografo Greg Gorman a fare la copertina. Andammo a casa sua nelle Hollywood Hills e c’erano gli assistenti che ci dissero come posare e cose del genere. L’idea su come dovesse essere la copertina fu prevalentemente di Kevin e John. Fu una sessione fotografica a tutti gli effetti e fu Kevin a far si che accadesse. Ha un sesto senso per il visivo.

The famous photographer Greg Gorman shot the cover for the record. We went up to his place in the Hollywood Hills and there were assistants who told us how to pose and things like that. It was mostly Kevin and John’s idea of what it should be like. It was a serious photography session and it was Kevin who pulled the whole thing off. I mean, he’s got the sense of the visuals.

La copertina dell’album dei Roving Boy realizzata dal famoso fotografo Greg Gorman. // Roving Boy’s album cover was shot by famed photographer Greg Gorman.
  • “Roving Boy” ebbe un moderato successo ed un singolo al primo posto in Giappone. Perchè non ci fu mai un secondo album? // “Roving Boy” had some moderate success and also scored a number one single in Japan. Why would you say there was never a follow-up record?

La fine dei “Roving Boy” fu molto veloce e penso che fu la cosa giusta da fare al tempo. La carriera di Kevin stava andando alle stelle e lui stava diventando onnipresente a livello mondiale a livello cinematografico e non. Un critico ci fece una recensione molto feroce e penso che fosse un critico geloso di Kevin e che volesse fare il possibile per buttar giù dal piedistallo una star di Hollywood: una sorta di, “non posso permettere che tu sia un attore di successo ed anche un cantante di successo”. Per cui dopo questa recensione così caustica e, dato che la carriera d’attore stava andando così bene, penso che non volesse essere incasellato come l’ennesimo “attore che vuole fare il cantante”. Penso che fece bene a sciogliere la band all’epoca. So che, nel suo cuore, ama cantare – trae una gratificazione immediata dal pubblico che non accade con i film. Ora, però, è tornato con i “Modern West” e penso sia fantastico.

Here’s what happened with the demise of Roving Boy and it was a quick demise but I think it was the correct thing to do at the time. Kevin’s career was skyrocketing and he was becoming ubiquitous around the world in the film industry. We got one critic who panned the record badly and I believe it was a critic who may have been jealous of Kevin and wanted to do everything he could to tear down a Hollywood celebrity: we can’t have you being the best actor and best musician, kind of a deal. So, he got a really scathing review and since the acting career was going so well I believe he felt that he didn’t want to be pigeonholed as the “next actor who wants to sing”. I know in his heart he likes to sing because of the immediate gratification from a live audience that you don’t get from moviemaking which is hard, long and kind of tedious. But now he’s back at it with “Modern West” and I think that’s awesome.

  • Hai ascoltato qualche canzone dei “Modern West”? // Have you heard some of the songs by “Modern West”?

Soltanto un paio di sfuggita ma Kevin ha fatto passi enormi: la sua voce è invecchiata benissimo, come un buon whiskey. Era buona negli anni 80 ma ora ha quella maturità acquisita con le esperienze di vita e penso sia ancora più autentica perchè è basata su vita vissuta. Sono veramente orgoglioso dei ragazzi: sono orgoglioso di John, Kevin e Blair. Sai, ho da poco ascoltato una canzone di John e Blair e, caspita, Blair mette giù una linea di basso come una grande linea di basso alla Paul McCartney.

I’ve only heard a couple in passing and Kevin has really come a long way: his voice has aged well, like a fine whiskey. It was good back in the 80s but now it’s got that maturity and with his life experiences and everything that he’s gone through, I think it’s even more authentic, even more believable when he sings a song now because it’s steeped in reality and emotion and a knowledge of life’s peaks and valleys. I’m really proud of the guys: I’m proud of John, Blair and Kevin. You know, I just heard a song with John and Blair and man, Blair is lying down a bass line that’s like a great Paul McCartney line, just chewing up the bass line.

Gli ex membri dei Roving Boy, Blair Forward e John Coinman, in una sessione live del 2019. // Former Roving Boy members Blair Forward and John Coinman during a 2019 live session.
  • Nel 1997, John Coinman rilasciò un album intitolato “The Man Called Someone” che conteneva una canzone scritta da te, John e Blair Forward, intitolata “Heart Of Mine”. Era una nuova canzone composta specificamente per quell’album od era una vecchia canzone riportata in vita? // In 1997, John Coinman released an album called “The Man Called Someone” which contained a song co-written by him, Blair Forward and yourself, titled “Heart Of Mine”. Was that a new song composed specifically for that record or was it an old song brought back to life?

Se il mio nome è nei crediti, allora è una vecchia canzone. Forse il titolo fu cambiato un pò. Talvolta i cantautori, e pure io lo sono, cambiano i titoli o i testi perchè le cose che hai scritto dieci anni prima non riflettono ciò che sei ora. Recentemente ho lasciato un commento ad uno dei nuovi video musicali di John sulla sua pagina Facebook e mi ha fatto così piacere sentirlo perchè è un’anima gentile, d’altri tempi. Lui e ‘Moon’ Martin sono i miei cantautori preferiti. John è un’anima gentile e così pure sua moglie Jo. Persone veramente gentili e buone. Sai, se non stai attento, Hollywood può indurirti e renderti cinico ma sia con i “Roving Boy” sia nella sua nuova incarnazione dei “Modern West”, si tratta solo di buona musica e buoni amici. Come sedersi a tavola e fare un bel pranzo in famiglia.

If my name’s attached to it, then John is being generous and giving me songwriting credit. He’s like that, you know? Maybe the title’s changed a little bit. Sometimes songwriters, and I’m a songwriter as well, they change titles or choruses because, as I said earlier, you gain maturity and life experiences and what you wrote ten years before doesn’t reflect where you’re at now. I just recently commented on one of John’s music videos which had ended up on my Facebook feed and it’s so good to hear him because he’s a deep, old soul. He and ‘Moon’ Martin are my two favorite lyricists and songwriters. John’s a true gentle soul and so is his wife Jo. Very, very kind and gentle people.

L’album di John Coinman The Man Called Someone del 1997 presenta una canzone (“Heart Of Mine“) scritta assieme a Blair Forward e Steven Appel. // John Coinman’s 1997 album The Man Called Someone contains a song (“Heart Of Mine“) co-written with Blair Forward and Steven Appel.
  • Il mondo della musica dev’essere cambiato molto da quando iniziasti tu. Quali ritieni essere le differenze maggiori tra allora ed ora? // The music industry must have changed quite a bit since you first started out. What do you believe are some of the main difference between now and then?

Ciò che mi delude tantissimo, oggi, è il contenuto dei testi. E’ talmente pedestre e banale. Ci sono gruppi che mi piacciono, alcune belle melodie, buone produzioni, e parlo in generale. Tuttavia, i testi mi lasciano sconcertato per quanto siano scontati. Non c’è molta narrazione. Se non muovi il cuore della gente, non muovi alcunchè. Puoi muovere montagne quando muovi il cuore delle persone.

What I’m really disappointed in nowadays is the lyrical content. It’s so pedestrian and ordinary. There are some good groups which I like, some good melodies I like, some good production, and I’m talking across the board. The lyrical content leaves me just bewildered on how vapid it is. There’s not much storytelling – but then again, when you’re 20 year old, you don’t have much life experience, that’s all the fat you can chew at that point. If you can’t move people’s hearts, you don’t move anything. You can move mountains when you move people’s hearts.

  • Di cosa ti occupi oggi? Sei ancora nel business della musica? // What are you up to these days? Are you still involved in the music business?

Non suono più tanto quanto una volta. Tengo ancora un buon ritmo alla batteria ma le mie mani non fanno più sempre ciò che il cervello ordina loro a differenza di un tempo e, dato che non suono più molto, non riesco più a fare le cose più elaborate. Quelle le facevo da giovane per impressionare la gente, ora mi interessa essere al servizio della melodia e della narrazione. Dopo i Roving Boy, lavorai un sacco con ‘Moon’ Martin ed andavo in tour con lui. A metà degli anni 90, quando Los Angeles venne colpita dal terremoto, il mio studio a 24 piste con cui producevo artisti, venne totalmente distrutto. Così mi dedicai al lato del business della musica e divenni la liaison tra gli artisti musicali ed i produttori agli studios cinematografici lavorando per la IMA Thorn Music Publishing. Feci questo per molto tempo poi avvene un gran cambiamento: divenni un pastore Cristiano.Ero con un’organizzazione che portava sedie a rotelle in paesi del Terzo Mondo a persone sopravvissute alla polio e che camminavano su mani e ginocchia e tutto ciò di cui avevano bisogno era una sedia a rotelle. L’organizzazione raggruppava le sedie a rotelle qui negli USA e mandava fisioterapisti formati in America in quei paesi per adattare su misura le sedie a rotelle alle persone. Siamo andati a Cuba, i Cina, San Salvador, Europa dell’Est per fare questo e così facendo restituivamo a quelle persone le loro vite che erano state marginalizzate e scartate ed, invece, tutto ciò di cui necessitavano era una sedia a rotelle.

Not as much as I used to. I can still hold down a mighty decent groove on the drums but my hands won’t do everything my brain wants them to. When I was a session drummer in Hollywood, my heart, brain, feet and hands were all connected and working in harmony but, because I don’t play much anymore, I can’t do the more intricate drumming. The fancy playing is when I was young and trying to show off, now it’s about serving the melody and the storytelling. After Roving Boy, I did a lot of work with ‘Moon’ Martin and toured and when the Los Angeles earthquake happened in the mid-90s, my 24-track recording studio, at which I was producing people, got destroyed. So, I went into the business side of music and got to be the liaison between the artists and the attorneys at movie studios for a subsidiary of IMA Thorn Music Publishing. I did that for a time and here comes the big jump: I, then, went into Christian Ministry. I was with an organization that took wheelchairs to third world countries to people who were polio survivors and crawling on their hands and knees in mud and gravel but all they need is a wheelchair. So, we had an organization that collected wheelchairs here, had physical therapists trained in the States go over and personally fit wheelchairs. We’d go to Cuba, China, San Salvador, Eastern Europe to give people back their lives that were pretty marginalized and discarded and all they needed was a wheelchair. These people were considered the least, the last and the lost by society.

Steven Appel e Mel Gibson a metà degli anni duemila, ad un after party dove discussero di una campagna di diritti umani. // Steven Appel and Mel Gibson, in the mid-2000s, at an awards banquet where they discussed a campaign for human rights.
  • C’è un progetto a cui stai lavorando di cui vorresti parlare? // Is there a current project that you’d like people to know about?

Sto producendo, senza commissione, un programma radio di due minuti con un mio vecchio collega. Cercherò di produrla in sindacato. Si concentra sull’America del mid-West, una sorta di racconto western, una specie di “Doc Holliday incontra Mark Twain”. Tradizione cowboy. Lo sto registrando, producendo e creando il sito web. Siamo solo all’inizio. Questo mio amico è una persona autentica, un vero cowboy ed io amo tutto ciò che è autentico.

I’m producing, on spec, a 2-minute radio program with an old colleague of mine. I’ll try to get it syndicated. It’s focused on middle-America, kind of cowboy storytelling, “Doc Holliday meets Mark Twain” kind of thing. It’s cowboy lore. I’m recording it, producing it, creating a website. We’re just at the beginning. This friend of mine is the real deal, a real cowboy and I like anything that’s authentic.

Questo è il sito di “Country Up”, il nuovo progetto radiofonico di Steven Appel: http://www.countryup.org/

This is the website for “Country Up”, Steven Appel’s new radio project: http://www.countryup.org/

Pen Densham, sceneggiatore di ROBIN HOOD: PRINCIPE DEI LADRI. Pen Densham, screenwriter of ROBIN HOOD: PRINCE OF THIEVES.

  • L’Infanzia ed i primi passi nel mondo della creatività // Childhood and the first steps in the world of creativity.

Mio padre e mia madre realizzavano corti cinematografici che venivano proiettati nei cinema Inglesi. Quando avevo quattro anni, cavalcai un alligatore in uno dei loro film e sviluppai un amore duraturo per le macchine da presa, con l’intima convinzione che fossero strumenti magici con cui fare incantesimi sulle persone. Lasciai la scuola a quindici anni, pensando di essere un fallimento dal punto di vista accademico. Ripensandoci ora, credo che stessi facendo una scelta per la mia salute mentale, evitando che il sistema educativo mi normalizzasse e risucchiasse tutta la mia creatività.

My mother and father made 35mm short films that were exhibited in the English movie theaters. When I was four years old I rode an alligator in one of their movies. I developed a life long love of cameras, feeling they were magical instruments that I yearned to cast spells with. I left school at fifteen thinking myself an academic failure. In retrospect, I think I was making a mental survival choice, to avoid the education system from trying to normalize and knock creativity out of me.

Pen Densham da bambino in groppa ad un alligatore in uno dei corti realizzati dai suoi genitori. // Pen Densham riding an alligator in one of his parents’ short films.

Lottai per ricavarmi una strada creativa in Inghilterra quando ero un teenager ed ebbi qualche successo. Fotografai i Rolling Stones for la BBC quando avevo diciassette anni e vendetti qualche articolo e delle foto. Successivamente mi trasferii in Canada a 19 anni, con la sensazione che stessi scappando. Trovai un Paese che mi accettava per le mie idee e le mie passioni. In Canada c’erano soldi a disposizione per film artistici e là incontrai coetanei che stavano già realizzando film e da cui potevo imparare. Ad oggi, sono estremamente grato al Canada. Inizialmente, lavorai per un paio di compagnie cinematografiche a Toronto e fui nella squadra di lavoro di due corti con Marshall McLuhan, il guru della comunicazione degli anni 60/70. Il suo modo di pensare fuori dagli schemi e la passione per la scoperta diedero fuoco alla mia immaginazione.

I fought to find a creative path in England as a teenager and had a few successes. I photographed the Rolling Stones for BBC TV when I was seventeen and sold some article and photos. Eventually, I left for Canada at nineteen, feeling I was running away. I discovered a country that accepted me for my ideas and passions. There were grants available for artistic movies and I met young people who were making films who I could learn from. To this day, I remain absolutely grateful to Canada. I first worked for a couple of film companies in Toronto, including being on the team for two short films with Marshall McLuhan the 60s/70s guru of communications. His broad thinking and passion for discovery infected my imagination.

Una fotografia di Mick Jagger, cantante dei Rolling Stones, scattata da Pen Densham a diciassette anni. // A photograph of Rolling Stones’s lead singer Mick Jagger taken by Pen Densham at seventeen.
  • I primi passi nel mondo del cinema in Canada // Into the Canadian film world.

A ventitrè anni vendetti il mio primo corto indipendente, Playground, alla rete televisiva CBC. Coi soldi ricavati dalla vendita, decisi di fondare una mia compagnia cinematografica e mi misi in affari con John Watson. Anche John era emigrato dall’Inghilterra in Canada. Io giravo i film e John li montava. Per molti anni girammo dei corti da noi autoprodotti e dalla forte impronta visiva su argomenti o persone che ci affascinavano, ma non film drammatici. Ricevettimo due Nomination agli Oscar ed oltre settanta altri premi. Lavorammo alacremente per pubblicizzare i nostri lavori, dopo aver scoperto che bisogna promuovere il proprio lavoro, anche se fenomenale, per far si che trovi un mercato e sopravviva.

At twenty-three, I sold my first independent short film, Playground, to CBC TV. Using the money from the sale, I decided to start my own film company and partnered with John Watson. John was another English immigrant to Canada. I would shoot the films and John edited. For many years we made self financed highly visual shorts about topics and people who fascinated us. But not dramas. We won two Oscar nominations and over seventy other awards. We worked hard at promotion, having discovered that one has to push one’s work, no matter how good, in order to find a market and survive.

Sono sempre stato un po’ timido circa le mie capacità ed i miei punti di forza. Col tempo, quando avevo circa trent’anni, trovai il coraggio di provare a scrivere una sceneggiatura drammatica. La Tv canadese CBC lanciò uno show per finanziare film dalla durata di mezz’ora realizzati da giovani cineasti. Inviai la mia sceneggiatura – il formato non era corretto perché non ne avevo mai scritta una prima di allora – ma il contenuto, due persone che lottano per la sopravvivenza di un cavallo (parto podalico), era potente al punto tale che decisero di finanziarmi.

I was always a bit timid about my skills and strengths. Eventually, around the age of thirty, I worked up the courage to attempt to write a drama. Canada’s CBC television started a TV show to finance half hour films from younger filmmakers. I submitted my script — it was not formatted properly, because I had never written screenplays, but the content, of two people fighting for the life of a horse, that was breach birthing, was potent enough for them to decide to finance me directing.

Lavorai con una troupe di documentari, e non avevo mai diretto degli attori prima di allora. Fu un percorso di apprendimento faticoso prima che avessimo un montato che funzionasse. Con mia grande sorpresa la guida Tv lo recensì come “il miglior film di qualsiasi lunghezza mai trasmesso sulla televisione canadese.” E vinse quattordici premi.

I worked with an all documentary crew, I had never directed actors before. It took a lot of painful learning on the job before we had a cut of the film that worked. To my astonishment, the result was reviewed by TV guide as the “Best movie of any length ever shown on TV in Canada” and won fourteen awards.

  • L’arrivo ad Hollywood // Coming to Hollywood.

Norman Jewison, cineasta canadese di fama mondiale che aveva una lunga e straordinaria carriera a Hollywood, si offrì per farmi da mentore. Il governo canadese pagò tutte le mie spese per farmi lavorare con Norman a Los Angeles! Fu li che creai un legame con Sylvester Stallone, poco dopo il successo del primo Rocky (John G. Avildsen, 1976). Mi diede il permesso di realizzare un documentario sul suo rapporto di lavoro con Norman Jewison (durante le riprese di F.I.S.T. [1978]). Trovai i finanziamenti per il nostro speciale Tv su Stallone e Norman. Ciò mi permise di portare John Watson a lavorare con me sul progetto ed, al contempo, esporlo al mondo di Hollywood.

Norman Jewison, a world celebrated Canadian filmmaker, who had a long and amazing career in Hollywood, offered to mentor me. The Canadian government paid all my expenses to work with Norman in Los Angeles! There I made a connection with Sylvester Stallone, right after he had succeeded with Norman Jewison, a world celebrated Canadian filmmaker, who had a long and amazing career in Hollywood, offered to mentor me. The Canadian government paid all my expenses to work with Norman in Los Angeles! There I made a connection with Sylvester Stallone, right after he had succeeded with Rocky (John G. Avildsen, 1976). I was able to get his permission to make a documentary on him working with Norman Jewison. I found the financing for our tv special on Stallone and Norman. This enabled me to bring John Watson to work with me on the project also exposing him to feature making and Hollywood.

Stallone ci chiese di aiutarlo a portare Rocky II (Sylvester Stallone, 1979) sullo schermo, aggiungendo le nostre capacità visionarie al materiale che stava dirigendo. Il risultato fu di grande successo e ci diede accesso a molte altre opportunità di lavorare con gli Studios e fornire il nostro contributo creativo a film come Fuga per la vittoria (John Huston, 1981), Footloose (Herbert Ross, 1984) ed I falchi della notte (Bruce Malmuth, 1981).

We were asked by Stallone to help bring Rocky II (Sylvester Stallone, 1979) to the screen adding our visionary skills to the materials that Stallone directed. The result was a big success giving us access to many Studio opportunities, including creative consulting on films Victory (John Huston, 1981), Footloose (Herbert Ross, 1984) and Nighthawks (Bruce Malmuth, 1981).

Tutto questo creò un dilemma personale – avevamo ancora una compagnia cinematografica attiva a Toronto con uno staff. D’altro canto stavano nascendo opportunità incedibili di lavorare a lungometraggi in America. Norman Jewison mi incoraggiò a restare ad Hollywood e così io e John decidemmo di lasciare le redini della compagnia canadese al nostro staff e vedere se saremmo riusciti e ricavarci una nuova carriera in America.

Pen Densham ed il suo partner John Watson furono consulenti creativi per Sylvester Stallone durante la realizzazione di Rocky II (1979) . // Pen Densham and his partner John Watson were creative consultants for Sylvester Stallone on Rocky II (1979).

Tutto questo creò un dilemma personale – avevamo ancora una compagnia cinematografica attiva a Toronto con uno staff. D’altro canto stavano nascendo opportunità incedibili di lavorare a lungometraggi in America. Norman Jewison mi incoraggiò a restare ad Hollywood e così io e John decidemmo di lasciare le redini della compagnia canadese al nostro staff e vedere se saremmo riusciti e ricavarci una nuova carriera in America.

This created a personal dilemma: we still had an operating company in Toronto with staff, yet we had an amazing opening to work on features in America. Norman Jewison encouraged me to stay in Hollywood. We decided to let our staff take over our company in Canada and John and I set out to see if we could carve a new career.

In un primo momento ingaggiammo degli sceneggiatori che sviluppassero il nostro material. Tuttavia, dopo aver visto i risultati, mi resi conto che le mie capacità erano decisamente più grandi per interpretare le mie storie rispetto a lasciare ad altri il compito di farlo. In questo periodo il Presidente della MGM ci chiese di supervisionari alcuni sceneggiatori che stavano lavorando ad un film d’avventura per bambini. Al contrario, lo convincemmo a lasciarci scrivere a noi la sceneggiatura che divenne il primo lungometraggio della nostra compagnia – The Zoo Gang (1985), un film d’avventura per ragazzi che dirigemmo io e John.

At first we hired professional script writers to develop our material but, after seeing the results, I realized that my skills were greater at interpreting my own stories than letting others try and write them. At this time we were asked by the President of MGM to supervise writers working on a kid’s adventure movie. Instead, we persuaded him to let us write the script. It became our company’s first feature – At first we hired professional script writers to develop our material but, after seeing the results, I realized that my skills were greater at interpreting my own stories than letting others try and write them. At this time we were asked by the President of MGM to supervise writers working on a kid’s adventure movie. Instead, we persuaded him to let us write the script. It became our company’s first feature – The Zoo Gang (1985), a teen adventure that John and I co-directed.

The Zoo Gang (1985) fu il primo lungometraggio scritto e diretto da Pen Densham in collaborazione col suo partner John Watson. // The Zoo Gang (1985) was the first feature written and co-directed by Pen Densham and John Watson.

Alla fine ci rendemmo conto che la mia passione più grande era scrivere e dirigere mentre John, un abile sceneggiatore, amava di più la lotta quotidiana del montare una produzione. Fui ingaggiato da un piccolissimo studio cinematografico per scrivere un film che avesse come protagonisti degli gnomi e mi immaginai un’avventura poliziesca comica in cui un poliziotto è costretto a fare squadra con uno gnomo per catturare un killer.

Eventually we saw that my passion rested more with writing and directing — while John, a skilled writer, loved the day to day battle of mounting a production. I was hired by a mini studio to imagine and write a feature that had Gnomes in it and came up with a comedy detective adventure, where a cop is forced to team up with a Gnome to catch a killer.

Quando completai la sceneggiatura per Lo gnomo e il poliziotto (Stan Winston, 1989), mi fu offerto un film intitolato Il bacio del terrore (Pen Densham, 1988) prodotto dalla TriStar che diressi e che fu interpretato da Meredith Salenger e Joanna Pacula. Il mio obbiettivo era quello di creare un film noire, visionario e spaventoso, su di una famiglia con una creatura soprannaturale che si impossessa di ogni generazione di donne al suo interno. Alcuni hanno definito il film un cult ma questo non spetta a me deciderlo. Mi venne data carta bianca per realizzare ciò che volevo e crebbi molto come cineasta.

When I completed that script, I was offered a movie called The Kiss (Pen Densham, 1988) by Tristar and directed my first solo feature starring Meredith Salenger and Joanna Pacula. I attempted to create a noire, visionary scary film about a family with a supernatural creature that possess each generation of its women. Some have called The Kiss a cult classic – that’s not for me to decide. I was given free reign to shoot my own style and grew a lot as a filmmaker.

Il bacio del terrore (1988) fu il secondo lungometraggio scritto e diretto da Pen Densham. // The Kiss (1988) was the second feature written and directed by Pen Densham

Nel frattempo, John era in contatto con Stan Winston e mi chiese se mi andasse di lasciare che Stan diventasse regista di ciò che sarebbe diventato Lo gnomo e il poliziotto. John caldeggiò ed aiutò molto Stan per il film ed aggiunse il suo tocco alla sceneggiatura per aiutarlo a realizzarne la sua visione. Entrambi imparammo tantissimo lavorando con Stan ed il suo team di effetti speciali. Il tour della sua “bottega” fu un’avventura con tutti i pezzi da Terminator, Jurassic Park ecc. Il film sullo gnomo fu divertente e molto innovativo ma la compagnia che lo finanziò andò incontro a problemi finanziari e ciò causò ritardi nell’uscita del film che non trovò mai il mercato che si meritava.

In the meantime, John was in contact with Stan Winston and asked if I would allow Stan to become director on what was to be The Adventures of a Gnome Named Norm (1989). John championed Stan on the movie and added to the writing to help Stan’s vision. We both learned a lot from working with Stan and his effects team. Just touring his workshop was an adventure with all the pieces from from Terminator and Jurassic Park etc. The Gnome movie was funny and very innovative but the company financing the movie got into business trouble. This caused the film to be delayed and it did not get the market it deserved.

Pen Densham curò la sceneggiatura de Lo gnomo e il poliziotto (1989). // Pen Densham wrote the script for The Adventures of A Gnome Named Gnorm (1989).
  • La genesi di Robin Hood: Principe Dei Ladri // The inception of Robin Hood: Prince Of Thieves.

Più o meno durante questo periodo iniziai a lavorare con un famoso agente, Mike Simpson, dell’agenzia William Morris. Mike mi rappresentava come regista/sceneggiatore. Kevin Costner era rappresentato nella stessa agenzia come attore. Ci incontrammo qualche volta in situazioni informali con le nostre famiglie e ci piacemmo a vicenda come persone. Kevin mi ha sempre dato l’idea di una brava persona dall’indole premurosa. Negli anni l’ho visto esibire, in maniera molto discreta e silenziosa, lealtà e profonda generosità verso persone nel nostro campo.

Around this time I started working with a celebrated agent with William Morris, Mike Simpson. He represented me as a writer/director. Kevin Costner was also represented as an actor there. We met a few times socially with our families and had a feel for each other as people. Kevin always struck me as a nice guy with a caring nature. Over the years I have seen him very quietly exhibit a loyalty and deep generosity to people in our business.

Crescendo in Inghilterra avevo bellissimi ricordi della serie Tv di Robin Hood con Richard Greene – mi smosse l’animo da bambino. Ricordo che correvo nel cortile di casa agitando un bastone come fosse una spada sognando avventure. Ho molto affetto anche per Errol Flynn, il miglior attore spadaccino di sempre e, ad oggi, amo ancora il suo divertente e dinamico Robin Hood.

Growing up in England I had tremendous memories of the Robin Hood TV series with Richard Greene — it stirred my soul as a kid. I can remember running around the garden waving a stick like a sword, yearning for adventure. I also have a deep affection for Errol Flynn, the best swashbuckler actor ever. I still love his fun and dynamic Robin Hood.

Richard Greene nei panni di Robin Hood nella serie Tv Robin Hood (1955-1960). // Richard Greene as Robin Hood in Tv series The Adventures of Robin Hood (1955-1960).

Dopo aver avuto il privilegio di un figlio con mia moglie, mi sopraggiunse il pensiero che volevo realizzare film che raccontassero storie che avrebbero avuto un impatto sul mondo in cui sarebbe cresciuto. Mentre stavo provando l’esperienza amorevole e faticosa che una famiglia investe nel crescere un figlio, ero al contempo turbato dai film che celebravano violenze ed uccisioni e che trattavano gli esseri umani come semplici bersagli. Fui attratto dall’idea di creare una storia che narrasse di un eroismo altruista in cui proteggere vite, invece di toglierle, fosse celebrato.

After the privilege of having a son with my wife, it came to me that I wanted to make films that told stories that affected the world he would grow up in. While I was experiencing the effort and love that a family invested in raising a child, I was deeply troubled by films that celebrated violence and killing, as if humans were just targets. I was drawn to creating a story about altruistic heroism, where protecting lives, rather than taking them, was celebrated.

Iniziai, così, a mettere insieme un’idea attorno al mio amore per Robin Hood. Inoltre, feci ricerche sulla leggenda di Beowulf che mi ispirò l’idea di aggiungere una strega alla leggenda di Robin Hood. Dal personaggio di Queequeg, lo stoico Maori di “Moby Dick”, trassi l’idea di culture diverse che si incontrano ed aggiunsi un onorevole personaggio Arabo risolvi-problemi che divenne Azeem.

I began to formulate a concept around my love of Robin Hood. I also researched “Beowulf”, which inspired the idea of adding a witch to the Robin Hood legend. From the character of Queequeg, the stoic Maori in “Moby Dick”, I conjured the idea of crossing cultures and adding an honorable and problem solving Arab character who became Azeem.

La leggenda di “Beowul” fu una delle ispirazioni di Pen Densham nella scrittura di Robin Hood: Principe Dei Ladri (1991). // The legend of “Beowulf” was one of the influences Pen Densham used in writing Robin Hood: Prince Of Thieves (1991).

Volevo mettere Robin ed Azeem assieme – due persone di religioni diverse, che avrebbe dovuto essere nemiche, e che invece imparano l’una dall’altra. Una lezione, questa, che ritenevo preziosa in un periodo in cui andava di moda dipingere gli Arabi come terroristi nei film. Mi trovai anche a parlare con un amico che si occupava di analisi di mercato alla Warner Brothers sui motivi dell’enorme successo di Batman di Tim Burton nel 1989. Disse che avevano dovuto superare la banalità e stucchevolezza della vecchia serie Tv degli anni 60 ed avevano scoperto l’idea di promuovere il nuovo film come il Cavaliere Oscuro, conferendo serietà ed una risonanza emotiva più profonda al personaggio di Batman. Quella chiacchierata influenzò il mio pensiero spingendomi a scrivere la sequenza inziale di Robin Hood: Principe Dei Ladri in una cella in Arabia dove avevano luogo torture fisiche.

I wanted to put Robin and Azeem together – two people from different religions, who should have been enemies but instead learned from each other, a lesson I felt valuable when it was fashionable to only portray Arabs as terrorists in movies. I also discussed why Batman (Tim Burton, 1989) had succeeded with a marketing analysis friend at Warner Brothers. He said they had to overcome the triviality and corniness of the 60s American Batman tv series and had discovered the idea of promoting the new film as the Dark Knight – to give gravity and deeper emotional resonance to the character of Batman. That advice influenced my thinking about starting Prince of Thieves with an escape from a dungeon in Arabia where torture was taking place.

L’approccio serioso di Batman (1989) di Tim Burton fu di ispirazione nella scrittura del Robin Hood di Pen Densham. // Tim Burton’s dark and gritty approach to Batman (1989) served as inspiration to Pen Densham in writing his version of Robin Hood.

Se da un lato il mio obbiettivo era quello di creare una grande avventura che piacesse al pubblico, la mia intima idea per Robin Hood come personaggio era di dipingerlo come il ricco figlio viziato e petulante di un nobile che, nonostante la saggezza del padre, decide di andare a combattere alle Crociate e viene a sapere che durante la sua assenza suo padre è stato ucciso dallo Sceriffo di Nottingham. Il mio obbiettivo era di prendere Robin e trasformarlo da ricco egoista che cerca di sfruttare i contadini locali per scopi di vendetta personale ad eroe altruista – trasformato da Lady Marian ed altri attorno a lui – disposto a sacrificare la sua vita per l’avvenire dei figli dei più poveri.

While aiming to create a great crowd pleasing adventure, my inner vision for Robin Hood as a character was to portray him as the spoiled petulant rich son of a noble man who, despite his father’s wisdom, decides to go to the Crusades, and then learns, in his absence, his father has been murdered by the Sheriff of Nottingham. My goal was to take Robin from being a selfish rich man, who from personal anger tries use the local peasants to get revenge on the Sheriff, to him being transformed by Marian and others – to becoming an altruistic hero who is willing to sacrifice his life, fighting for the future of the children of the poor.

Cercai di vendere la mia versione rivisitata di Robin Hood a tre studios, tra cui Disney e TriStar, ma la loro risposta fu che il pubblico moderno non volesse vedere uomini combattere spade e che avrebbero preferito sviluppare storie con armi da fuoco!

I tried to sell my revisionist Robin Hood to three studios, including Disney and Tristar, but their response was that they felt no modern audience would want to see men with swords — and would rather develop stories with guns!

Stavo per gettare la spugna quando un assistente della nostra compagnia, Mark Stern, si offrì di aiutarmi a scrivere la mia visione per una sceneggiatura di Robin Hood. Mi gettai a capofitto nella scrittura e John Watson iniziò a leggere le pagine che scrivevo e ne divenne un ardente supporter. Avere altre persone ad incoraggiarmi mi aiutò molto e così consegnai una prima bozza che includeva una scena in cui la moglie di Little John viene salvata, mentre partorisce, da Azeem, un arabo che avevano inizialmente temuto come loro nemico. Stavo rispecchiando la nascita di mio figlio durante un operazione cesarea d’emergenza.

I was close to giving up. When our company assistant, Mark Stern, offered to help support me writing my vision for a Robin Hood script, what is called a SPEC in our business where a writer gambles that he or she can sell the result. Mark went on to become our head of television and then went on to run the Syfy Channel. I threw myself in to writing. John Watson started reading as I wrote pages and became an ardent supporter. It helped to have others encouraging me. I turned out a draft of the script and it included a scene where Little John’s wife is saved in childbirth by Azeem, an Arab who they had originally feared was their enemy. I was mirroring the birth of our own son in an emergency caesarian operation.

Quando completai la prima bozza, questa non era nel formato di una sceneggiatura. Trovo sia più semplice scrivere senza una struttura regolamentata per poi tornarci in seguito e farlo in un secondo momento. Ero contrattualmente obbligato a scrivere un nuovo progetto, un film horror che avrei dovuto dirigere e stavo per ritrovarmi con le mani legate. E poi ci servivano i soldi.

When I completed my first draft it was not in a script format. I find it easier to write without lay-out rules and come back and do that later. I was contractually obligated to write a new project, a horror film for me to direct and was about to be tied up. We needed the money, too.

Vedendo l’entusiasmo di John per il mio approccio a Robin Hood e conoscendo le sue capacità di sceneggiatore, decisi di chiedergli di prendere in mano il processo di revisione e stesura della sceneggiatura spronandolo ad aggiungere le sue idee quando si sentisse ispirato. Cosa che fece con entusiasmo fino a quando venimmo a sapere che c’era un altro film su Robin Hood alla 20th Century Fox che stava per essere realizzato dal regista di Die Hard – Trappola di cristallo (1988), John McTiernan.

Seeing John’s enthusiasm for my Robin Hood approach and knowing his skills, I asked him to take on the process of revising and laying out the script. Asking him to add his creative ideas where ever he felt inspired, which he did with enthusiasm… until… we heard that there was a Robin Hood film at Fox about to get made with John McTiernan, director of Die Hard (1988), attached to it.

John McTiernan, regista di Trappola di cristallo (1988), stava preparando un altro film su Robin Hood per la 20th Century Fox allo stesso tempo in cui Densham preparava il suo. // John McTiernan, director of Die Hard (1988), was prepping a Robin Hood movie at 20th Century Fox while Densham was working on his own project.

Eravamo un po’ scioccati e John parlò di abbandonare la nostra sceneggiatura. Tuttavia, avevo già gettato la spugna su un altro mio progetto in precedenza, un giallo ambientato nel mondo dei Nativi Americani. Quando venni a sapere che gli studios avevano dato il via a Thunderheart (Michael Apted, 1992), un film simile al mio, cessai di lavorarci. Sorprendentemente, Thuderheart non venne realizzato per altri quattro anni e sentii di aver deluso me stesso non dando seguito ai miei istinti creativi mentre erano a pieno regime. (Molti anni dopo tornai a lavorare al progetto e finalmente scrissi la mia storia a tema Navajo ed ora portarla sullo schermo è divenuta una delle mie più grandi passioni. Mescola persone di culture diverse che imparano valori le una dalle altre.)

We were a bit shocked and John discussed giving up on our script. But, I had given up on a feature idea of mine before. A murder mystery set in the world of Native Americans. Back then, when I heard the studios were green-lighting We were a bit shocked and John discussed giving up on our script. But, I had given up on a feature idea of mine before. A murder mystery set in the world of Native Americans. Back then, when I heard the studios were green-lighting Thunderheart (Michael Apted,1992), a movie with a similar theme, I stopped work. Surprisingly, Thunderheart did not get made for four more years. I felt I had let myself down by not following my creative instincts when they were flowing. (Many years later I went back and finally wrote my Navajo themed story and it is now one of my greatest passions to bring it to the screen. Again, it mixes people from different cultures learning values from each other).

Grazie al fatto che John continuò a lavorare alla sceneggiatura ne ottenemmo una solida e rifinita che sembrava trovarsi in sintonia con le persone a Hollywood. Improvvisamente, ci trovammo nel mezzo di una frenetica gara tra gli studios a chi offriva di più per il nostro film. Cercammo di selezionare, non basandoci su chi offriva più soldi, ma su chi lo avrebbe finanziato e realizzato con noi come produttori, un titolo che era molto importante per le nostre carriere e passioni.

Thanks to John keeping the writing momentum, we ended up with a refined and strong script that seemed to really connect with people in Hollywood. We suddenly found ourselves in a frenzy as studios started to bid on our film. We tried to select, not the for most money offered, but for who was most likely to actually finance and make the film with us attached as producers, a status that was very important to our careers and personal passions.

Dopo aver rifiutato offerte molto più cospicue, scegliemmo la casa di produzione Morgan Creek perchè il suo proprietario, Jim Robinson, ci impressionò positivamente sul fatto di avere il coraggio e la visione per poter sfidare le major su ciò che era diventata una gara a chi fosse andato prima in produzione. Altri due progetti su Robin Hood vennero improvvisamente annunciati ad Hollywood portando il totale a quattro, contando il nostro. Molto ironica come situazione, considerando come il mio progetto fosse stato rifiutato qualche tempo prima.

Passing on some much higher offers, we selected Morgan Creek because their owner, Jim Robinson, impressed us that he had the courage and vision to take on the big studios in what had become a race to production. Two more Robin Hood projects were suddenly announced in Hollywood making four counting ours. Deeply ironic considering how my project had originally been rejected.

Densham e Watson scelsero Morgan Creek come casa di produzione per Robin Hood: Principe Dei Ladri perchè garantiva loro il ruolo di produttori nel film. // Densham and Watson picked Morgan Creek as the producing company for Robin Hood: Prince Of Thieves because, among other things, it granted them the role of active producers on the film.

John Watson si trasferì letteralmente negli uffici della Morgan Creek e ciò gli diede un vantaggio strategico: era presente minuto per minuto per coordinare i nostri due gruppi per trovare soluzioni a problemi che avrebbero potuto rallentarci – era diventata una vera e propria gara a chi fosse andato in produzione per primo. John si trovava veramente a suo agio: era partecipativo nello sviluppo degli elementi delle storia ed esperto a risolvere problemi di budget e produzione quotidiani. Iniziammo, così, ad aiutare Morgan Creek a confezionare il film con una stella del cinema.

John Watson literally moved into the Morgan Creek offices: this gave him a giant strategic advantage. He was present on a minute by minute basis to coordinate our two groups and push for solutions to problems that might slow us down — it had become a race to production. John was truly in his element, being both hands with our story elements and being a very skilled in the problem solving of day to day budgeting and production. We set about helping Morgan Creek package the film with a star.

In giro si diceva che la Fox stesse offrendo il ruolo di Robin Hood a Kevin Costner nel loro film. Girava anche voce che gli avessero mostrato dei poster con il costume di Robin Hood photoshoppato su di lui. Kevin Reynolds, amico di vecchia data di Costner e che lo aveva diretto in Fandango (1985), il lungometraggio del suo film studentesco, stava avendo discussioni con noi circa il nostro progetto e si pensò che Costner potesse salire a bordo se Reynolds avesse accettato di dirigerlo.

Rumors had it that Fox was offering Kevin Costner the role in their Robin Hood. It was even said they showed him posters with the Robin Hood costume photoshopped onto him. A long time friend, Kevin Reynolds, had directed Costner in Fandango (1985), a feature version of his student short. Our team had discussions with Kevin Reynolds about our film and it felt Costner might come on board if Reynolds took the directing reigns.

Fu durante le riprese di Fandango che il regista Kevin Reynolds strinse un forte legame lavorativo con Kevin Costner con il quale si sarebbe riunito per Robin Hood: Principe Dei Ladri (1991). // Director Kevin Reynolds and star Kevin Costner bonded on Fandango (1985) and would reunite for Robin Hood: Prince Of Thieves (1991).

A Kevin Costner era stata mostrata la nostra sceneggiatura di Robin Hood da JJ Harris – un agente suo amico. Costner stava finendo Balla Coi Lupi (1990) ma trovò che le tematiche del nostro progetto si sposassero con i suoi istinti umanistici e decise che sarebbe stato il suo film successivo. La gente mi chiede cosa ne penso di Costner che interpreta un Inglese: non ho mai pensato fosse un problema. Kevin è un perfetto comunicatore come attore. I suoi personaggi ti entrano nel cuore. Se si dibattesse in maniera onesta, nessun inglese moderno parlerebbe come una persona storicamente vissuta a quei tempi. La questione del suo accento fu nient’altro che tanto rumore per nulla. Ad oggi, l’ininterrotto amore e le continue apparizione televisive di Robin Hood: Principe Dei Ladri, nonostante due successivi e più recenti film su Robin Hood, attestano l’interpretazione di Costner come entusiasmante e commovente.

Kevin Costner had been shown our script for Robin Hood by JJ Harris, an agent friend of his. Costner was finishing Dances With Wolves (1990) but found our project’s themes fitted his own humanistic instincts and he lined it up as his next film. People ask, “how did you feel about Costner playing an Englishman?” I never felt it was an issue. Kevin is a consummate communicator as an actor. His characters get into your heart. If one was to argue truthfully, no modern Englishman spoke like a historically real person from those times. Accent issues were much ado about nothing. To this day, the ongoing love and constant television appearances of Robin Hood: Prince of Thieves, despite two newer feature versions of Robin Hood, speak to Costner’s portrayal as stirring and emotional.

Kevin Costner stava finendo di lavorare a Balla Coi Lupi (1990), suo esordio alla regia, quando decise di accettare il ruolo di Robin Hood. // Kevin Costner was finishing work on his directorial debut, Dances With Wolves (1990), when he decided he would play Robin Hood next.

Costner ed io lavoravamo su elementi della sceneggiatura e lo aiutavo a perfezionare il suo personaggio per far si che si adattasse ai suoi istinti nell’interpretazione del ruolo. Entrambi ricordiamo con affetto le nostre discussioni circa il suo discorso nel film, in piedi su un tronco d’albero caduto a terra, per radunare gli uomini della foresta per combattere contro lo Sceriffo. Il suggerimento che gli diedi fu, “Coinvolgi, non predicare.” Ispira gli uomini alla tua causa con passione ed interesse personale per i loro obbiettivi. Ritengo che il suo lavoro finale sia fenomenale. Principe Dei Ladri evolse meravigliosamente durante tutta la produzione grazie ai contributi provenienti da ogni membro della squadra sia davanti che dietro la cinepresa.

Costner and I would work on elements of the script helping him fine tune his character to fit his own instincts for portraying the role. We both fondly remember discussing the speech he made, standing on a fallen tree trunk, to rally the Woodsmen to support the battle against the Sheriff. My note to him was “Capture – don’t lecture”. Inspire the men to his cause with passion and personal care for their goals. I think his final work is amazing. Prince of Thieves evolved beautifully throughout the production with contributions from every level of the team both in front of and behind the camera.

Lo sceneggiatore Pen Densham e Kevin Costner durante la realizzazione di Robin Hood: Principe Dei Ladri (1991). // Screenwriter Pen Densham and Kevin Costner during the making of Robin Hood: Prince Of Thieves (1991).

Kevin Costner ha una carriera straordinaria. Credo che il fatto che sia anche regista abbia approfondito le sue capacità nel creare personaggi e renderli umani senza sforzo. Egli non è il tipico eroe Hollywoodiano tutto muscoli. La sua arte è cuore e testa. Il pubblico sembra conoscere le persone che egli crea, imperfette ma reali, creazioni premurose ed impegnate. Sono stato ad una proiezione di The Highwaymen – L’ultima imboscata (John Lee Hancock, 2019) a Marzo 2019 e Costner tocca ancora le corde del cuore e della mente nell’interpretare un uomo esistito veramente, Frank Hamer, il Texas Ranger richiamato dalla pensione perché nessun altro era in grado di fermare la follia omicida di Bonnie e Clyde. Costner porta in vita la complessità e la poesia di un cacciatore di assassini.

Kevin Costner has a remarkable career. I think directing his own films deepened his skills at creating deep intricate characters and making them look effortless and human. He does not portray your muscle-bound Hollywood hero. His art is head and heart. You feel like you know the people he creates, flawed but real. Caring and committed creations. I was at a screening of The Highwayman (John Lee Hancock, 2019), in March 2019 and Costner is still pulling at our thoughts and hearts as he plays a real life man. Frank Hamer, the lawman pulled out of retirement, because no one could stop the murder spree of Bonnie and Clyde. Costner brings to life the complexity and poetry of a humanist hunter killer.

Kevin Costner nel ruolo del Texas Ranger Frank Hamer in The Highwaymen – L’ultima imboscata (2019). // Kevin Costner as Texas Ranger Frank Hamer in The Highwaymen (2019).

Kevin interpreta i suoi ruoli in modo misurato come Clint Eastwood o Steve McQueen e ciò conferisce ai suoi personaggi un senso di realtà ed intimità avvincenti. Proviamo di più di ciò che ci aspettiamo, come in Guardia Del Corpo (Mick Jackson, 1992), la sua caratterizzazione è molto scarna. Taluni affermano che Costner sia un Gary Cooper dei nostri tempi – riesco ad immaginarmi senza fatica Costner in Mezzogiorno di fuoco (Fred Zinnemann, 1952), ma non riesco ad immaginarmi Cooper evocare il tipo di performance che Kevin mostra ne Il diritto di contare (Theodore Melfi, 2016), per esempio, dove interpreta un pezzo grosso della NASA che vede soltanto il valore e le capacità di una donna di colore di essere in grado di salvare vite umane e non il colore della sua pelle.

Kevin underplays his roles, like a Clint Eastwood or Steve McQueen. This gives his characters a reality and intimacy that is spell binding. We feel more than we expect. Like in The Bodyguard (Mick Jackson, 1992), a very sparse characterization. Some people compare Costner to a Gary Cooper of our times. I can certainly see Costner in High Noon (Fred Zinnemann, 1952) but I can’t see Cooper conjuring the performance that Kevin brings, let’s say, to Hidden Figures (Theodore Melfi, 2016), where he plays a NASA high up who can only see the value of a black woman’s math and commitment to saving lives and not the color of her skin.

Kevin Costner ne Il diritto di contare (2016). // Kevin Costner in Hidden Figures (2016).

Il mio istinto mi dice che Costner sarà visto e studiato in maniera costruttiva dagli storici del Cinema. Mi piacerebbe lavorare ancora con lui in una delle mie sceneggiature. Riscrivendo e modificando con lui la parte di Robin Hood ho imparato che i suoi obbiettivi non sono di avere più minutaggio sullo schermo o scene incentrate su di lui ma, piuttosto, come trovare la verità in un personaggio.

My instinct is that Costner will be viewed very constructively by film historians. I would love to work with Kevin in one of my scripts as filmmaker. Writing with him on Robin Hood, I learned his goals are not about grabbing screen time or focusing scenes on himself but to find the truth in a character.

  • Un sequel per Robin Hood: Principe Dei Ladri? // A sequel to Robin Hood: Prince Of Thieves?

Una domanda a cui non so dare risposta è, “perchè non ci fu un sequel di Robin Hood: Principe Dei Ladri?” Mentre scrivevo la storia originale mi venne l’ispirazione per l’intera struttura per un eventuale sequel. Ho imparato ad annotarmi le ide ogni qualvolta si presentino, altrimenti scompaiono. La mia idea era quella di dare una piega inaspettata alla storia facendo rapire Re Riccardo mentre era alle Crociate. E’ tenuto prigioniero dallo spietato Re di un gruppo come gli Hashishin, da cui deriva il termina Assassino. In Inghilterra, nel frattempo, il Principe Giovanni incontra Robin per comunicargli che suo fratello Riccardo si fida solo di Robin per consegnare il riscatto in oro in Medio Oriente.

A question that I have no answer to is, “why there was no sequel to A question that I have no answer to is, “why there was no sequel to Robin Hood: Prince of Thieves?” While writing the original story, I had the inspiration for the entire structure for a sequel. I have learned to write ideas down when they come or they disappear. My story was to do an unexpected twist by having King Richard captured while on a Crusade. He is held hostage by the ruthless King of a group like the Hassishin, the originators of the term Assassin. In England, Prince John comes to Robin and tells him his brother Richard only trusts Robin to deliver the gold ransom to the Middle East.

Così, Robin si mette alla ricerca della sua vecchia squadra e la rimette insieme. Al loro arrivo in Arabia, con orrore scoprono che il riscatto in oro è in realtà piombo colorato e che il piano di Giovanni era quello di accusare Robin ed i suoi uomini di essere ladri e di lasciare, così, morire Riccardo per assumerne il trono.

Robin has to search out and put his old team of men together. To their horror when they get to Arabia they discover the gold ransom is actually painted lead. And John’s plan was to accuse Robin and his men of being thieves and let Richard die so he could assume the throne.

La soluzione che viene in mente a Robin è quella di sostituire l’oro rubandolo ad una banda locale di ribelli, i quali hanno la reputazione di essere ladri di tesori molto abili. Quando Robin e la sua squadra tentano il colpo, vengono catturati e scoprono che il capo del gruppo è Azeem! Egli era tornato nella sua terra nativa solo per scoprire che il trono che avrebbe dovuto ereditare era stato usurpato dallo spietato capo degli Hashishin. Di conseguenza, Robin, Azeem ed i loro uomini devono unirsi per salvare Re Riccardo e restituire il trono ad Azeem.

The solution that Robin comes up with is to replace the gold by robbing a local band of rebels who have a reputation for being really successful treasure thieves. When Robin and his men attempt the theft – they are captured and find the leader of the group is Azeem! He has returned to his native land only to discover that the throne he should have inherited was taken by the merciless Hashishin leader. So Robin, Azeem and their bands have to unite to rescue King Richard and place Azeem on the throne.

  • Una carriera di successo // A successful career.

Robin Hood: Principe Dei Ladri rese nota la nostra compagnia di produzione Trilogy – lo stesso anno (1991), producemmo Fuoco assassino per il regista Ron Howard. Tuttavia, niente è facile a Hollywood. Anche col successo, portare film ad essere prodotti necessita di buone sceneggiature, grandi sforzi e anche fortuna. Dico sempre che le sceneggiature sono come sperma, nel nostro business ce ne sono decine di migliaia, tutte a cercare l’ovulo del finanziamento.

Robin Hood: Prince Of Thieves put our company, Trilogy, on the map – being released the same year we produced , on the map – being released the same year we produced Backdraft (1991) for director Ron Howard. But, nothing is easy in Hollywood – even with success, getting films into production requires good scripts, good efforts and good luck. I say scripts are like sperm, in our business there are tens of thousands of them circulating trying to find the egg of financing.

Sempre nel 1991, Densham e Watson producono Fuoco assassino di Ron Howard. // Also in 1991, Densham and Watson produced Ron Howard’s Backdraft.

Robin Hood: Principe Dei Ladri ci conferì un profilo lavorativo più solido e permise ai nostri progetti di venire considerati ai piani più alti. Ad oggi, John ed io abbiamo prodotto 16 lungometraggi e siamo stati produttori esecutivi di oltre 180 ore di televisione. Sono anche stato capace di rivitalizzare due tra le mie serie Tv preferite, Oltre i limiti e The Twilight Zone. Entrambe le serie sono una gioia per l’immaginazione in cui invitammo artisti creativi a raccontare storie di valori umani attraverso i filtri del genere fantasy e della fantascienza.

Robin Hood: Prince Of Thieves gave us all a stronger profile and enabled us to get our projects considered at the highest levels. John and I have now produced sixteen feature length films and executive produced over 180 hours of television. I was able to personally revive two of my favorite anthology TV series The Outer Limits (1995-2001) and The Twilight Zone (2003). Both series are feasts of the imagination where we could invite creative artists to tell human values stories through the filters of Fantasy and Science Fiction.

Densham ha rivitalizzato due famose serie tv in qualità di produttore: Oltre i confini (1995-2001) e The Twilight Zone (2003). // Densham revitalized two famous Tv series, The Outer Limits (1995-2001) and The Twilight Zone (2003), acting as producer on both.

Nella mia carriera sono stato in grado di lavorare con, ed imparare da, talenti come Jeff Bridges, Jodie Foster, Mark Ruffalo, Bill Murray, Ed Harris ecc. Ho avuto il privilegio di dirigere Morgan Freeman e Robin Wright nella mia versione cinematografica di Moll Flanders (1996), un altro film frutto della passione che scrissi fuori dallo studio system. Liberamente basato sul personaggio femminile di Daniel Defoe del 17° secolo, vedevo la mia versione come un film su una donna dallo spirito e dal coraggio indomabili. Una donna meritevole di amore incondizionato nonostante fosse messa di fronte a scelte morali difficili per sopravvivere. Lavorare con Morgan e Robin fu una gioia: due attori meravigliosi e devoti al lavoro che vedevano la mia sceneggiatura come un’opera d’arte.

I have been able to work with and learn from talent like Jeff Bridges, Jodie Foster, Mark Ruffalo, Bill Murray, Ed Harris, etc. I had the privilege of directing Morgan Freeman with Robin Wright in my feature version of Moll Flanders (1996). Another film I wrote outside the studio system from passion. Based very loosely on the Daniel Defoe 17th Century female character, I saw my version as a film about a woman who has indomitable courage and spirit, a woman worthy of unconditional love despite making difficult moral choices to survive. Working with Robin and Morgan was a joy. Two deeply committed and wonderful actors who saw my script as a work of art.

Morgan Freeman e Robin Wright in Moll Flanders (1996), scritto e diretto da Pen Densham stesso. // Morgan Freeman and Robin Wright in Moll Flanders (1996), written and directed by Pen Densham himself.

Raramente scrivo con un attore in mente. Hollywood è un mondo molto complesso e gli attori hanno impegni a lungo termine, per cui è meglio concentrarsi per creare dei personaggi interessanti e complessi con la speranza che una star sarà in grado di accorgersi della mia opera come una opportunità creativa ed una sfida per far brillare le loro capacità. Scrissi Houdini (1998), finanziato dal network televisivo TNT che mi diede controllo creativo sul progetto e che comportò una lunga ricerca per trovare un attore capace di interpretare il famoso mago. Houdini morì nel 1926 ma è, tutt’oggi, il nome più potente nel mondo della magia. Dopo aver incontrato molti attori di talento, mi trovai a lavorare a stretto contatto con Johnathon Schaech per creare un magistrale Houdini, con Mark Ruffalo che interpretava suo fratello.

I seldom write with an actor in mind. Hollywood is very complex and actors have long future commitments. So it is better to concentrate and create the most complex and interesting characters, hoping that a star will see the work as a creative opportunity and challenge to let their skills shine. I wrote Houdini (1998) a feature which TNT financed. They gave me creative control and it involved a long search to find an actor capable of playing the magician. Houdini died in 1926 but is still almost the most powerful name in magic today. After meeting many talented actors, I ended up working very closely with Johnathon Schaech creating a masterful Houdini, with Mark Ruffallo playing Houdini’s brother.

Houdini (1998), scritto e diretto da Pen Densham stesso, narra la vita del famoso mago illusionista. // Houdini (1998), written and directed by Pen Densham himself, is about the life of the most famous illusionist ever lived.

Io e John siamo produttori di un film intitolato Last Full Measure (Todd Robinson, 2019) che abbiamo sostenuto per dodici anni. E’ la storia della lotta per conferire una Medaglia d’Onore postuma ad un medico della guerra del Vietnam che sacrificò la sua vita per salvare quelle degli altri. Tra i protagonisti del film ci sono Sebastian Stan, Samuel L. Jackson e Christopher Plummer.

John and I are producers on The Last Full Measure (Tedd Robinson, 2019) a film we championed for over twelve years. It is the story of a fight to get a Vietnam era medic a posthumous Medal of Honor for sacrificing his life to save others. Among the movie’s stars are Sebastian Stan, Samuel Jackson and Christopher Plummer.

Pen Densham e John Watson sono produttori di The Last Full Measure (2019), una storia di eroismo e sacrificio. // Pen Densham and John Watson are producers on The Last Full Measure (2019), a story of sacrifice and heroism.

Ad oggi, John insegna alla USC Film School ed è un professore amatissimo. Scrive e produce ancora ed alla scuola si diverte ad ispirare giovani cineasti a raggiungere i loro obbiettivi.

John now teaches as a beloved professor at USC film school. While still writing or taking sabbaticals to produce. He delights in inspiring younger filmmakers to their goals.

Per quanto mi riguarda, sto perseguendo due lungometraggi che chiamo sceneggiatura della “vita”. Film indipendenti che provengono da quel profondo luogo interiore dov’è la storia a raccontarti! Essere regista/sceneggiatore, fare un film è quasi come andare in guerra. Mi sono reso conto che devi avere una grandissima passione per volere fare tutto ciò.

I am pursuing two features that I call “life” scripts. Independent movies that come from that soulful inner place — where the story tells you! Being a writer/director, making a movie is almost like going to war. One has to martial masses of crew and money and controlled creativity in a battle to bring a story to the screen. I find that I must be deeply impassioned to want to do this.

LAND OF ENCHANTMENT è il mio lungometraggio a tema Nativi Americani ambientato nel Nuovo Messico e ha come protagonista un detective uomo perseguitato da una tragedia e che fa squadra con una detective donna nativa per investigare l’omicidio di un artista Navajo. Entrambi acquisiscono una rinnovata prospettiva sulla vita dai punti di forza dell’altro e dalle profonde credenze della donna.

LAND OF ENCHANTMENT is my Native American themed feature set in New Mexico. Where a white male detective, who is haunted by a tragedy, is teamed with a female native police officer to investigate the murder of a Navajo artist. Each gains a renewal of life perspective from the other’s strengths and her culture’s deep beliefs and environmental morality.

OCEANIC è un’avventura ambientalista per la famiglia. E’ la storia di un ragazzino rapito ed abbandonato su una lontana Isola nell’Oceano Pacifico da parte di un gruppo illecito di pescatori. Il bambino cresce avendo per compagni solo i delfini fino a che non incontra un altro teenager, una ragazza di diciassette anni, che è stata portata sull’isola da suo nonno oceanografo il quale sta creando santuari oceanici. Tutti e tre devono unire le forze per combattere i pescatori illegali che sono tornati per uccidere il nonno.

OCEANIC is a family oriented environmental adventure. About a young boy kidnapped and stranded by illegal fishermen on a remote Pacific Island. He grows up with only Dolphins as his companions. Until he meets another teenager, a seventeen year old young woman who has been brought to the island by her oceanographer grandfather, who is creating ocean sanctuaries. They all have to combine their strengths to fight off the illegal fisherman who have returned to kill the grandfather.

Sono ancora appassionato di macchine fotografiche e creatività. Fotografo la natura in modo altamente impressionista come mezzo per esplorare e superare i limiti della fotografia. E’ una terapia piena di goia – nessuna compagnia cinematografica, budget o sceneggiature da riscrivere. Dico sempre che utilizzo la mia macchina fotografica come un pennello e non come un’arma.

I still have my life long passion with cameras and creativity. I make highly impressionist nature images as a way of exploring and pushing the boundaries of photography. It is a joyous therapy — no studios, budgets or rewrites. I say I use my camera like a paint brush not a gun.

Una delle fotografie scattate da Pen Densham utilizzando uno stile altamente impressionista. // One of Pen Densham’s photographs taken utilizing a highly impressionistic style.

Nello stesso modo in cui Norman Jewison ha cambiato la mia vita con il suo aiuto, è importante per me restituire qualcosa agli altri. Mi consulto spesso con giovani cineasti e ho scritto un libro campione di vendite su come scrivere sceneggiature intitolato Riding the Alligator. E’ il libro che avrei desiderato leggere quando iniziai questa carriera: fornisce i miei migliori consigli su come trovare la propria voce creativa e coraggio in qualità di artista ed include anche pensieri incoraggianti da altri dodici tra i più importanti sceneggiatori di Hollywood. La mia speranza è di liberare le persone dal giogo e dalla paura delle regole ed aiutarle a scoprire le storie cinematografiche del futuro che hanno dentro pronte a sbocciare.

In the way that Norman Jewison changed my life with his help, I have made a point of trying to give back to others. I often consult with newer film makers and have written a best selling book on creative screen writing called Riding the Alligator. It is the book I would have yearned to read when I was starting out. It gives my best advice for finding one’s voice and courage as an artist. And it includes encouraging thoughts from 12 other top Hollywood writers. My hope is to free people from the fear of rules and dogma and help them discover the film stories of the future, that are in them waiting to blossom.

Riding the Alligator, il libro campione di vendite scritto da Pen Densham sulle strategie per una carriera da sceneggiatore. // Pen Densham’s best-selling book Riding the Alligator about strategies for a career in creative screenwriting.

Christopher Birt: attore e viaggiatore. Christopher Birt: actor and traveller.

  • Come fu la tua infanzia? I film furono una parte importante della tua crescita? // What was your childhood like? Were the movies a big part of your life growing up?

La mia infanzia fu alquanto normale. Crebbi nella California del Sud assieme a mia madre Ruby, mio pade Ulisse e mia sorella Rosetta negli anni 70. Vivevamo nei sobborghi di Los Angeles vicini alla spiaggia per cui io ed i miei amici ci arrivavamo in bici o skateboard ogni estate La nostra era l’unica famiglia afroamericana del quartiere e la cosa era paradossale. Oltre ad avere una famiglia molto simpatica, credo di aver sviluppato il mio senso dell’umorismo molto presto durante l’infanzia come meccanismo di difesa. Imparai presto che le persone le disarmi facendole ridere. Come famiglia eravamo, ovviamente, molto conosciuti. I nostri genitori ci insegnarono che il duro lavoro e la passione dovesero essere indirizzato verso cose positive. Mia sorella era velocista a livello nazionale per la squadra di corsa campestre e vinse il Campionato Nazionale per la sua scuola, l’Università della California del Sud (USC, la stessa che avrei frequentato nove anni più tardi) ed io ero un ginnasta realizzato. Ero un figlio della Tv! Guardavo di tutto dai cartoni animati del Sabato mattina a quiz e sitcom. Amavo tutto. Non posso affermare che i film fossero una parte importante della mia vita di bimbo, però ricordo che io ed amici andavamo spesso al cinema al Sabato.

I had a pretty normal childhood. I grew up in Southern California with my mother, Ruby, my father, Ulysses and my sister, Rosetta in the 1970s. We lived in the suburbs of Los Angeles within close proximity of the beach so my friends and I would ride our bicycles and skateboards there every summer. Being the only African American family in our neighborhood was paradoxical. Besides coming from a very funny family, I believe I developed my sense of humor very early on in my childhood as a defense mechanism. I learned very quickly that making people laugh would disarm them. As a family, we were obviously well known. Our parents instilled in us that hard work and passion should be channeled into positive things. My sister was a nationally ranked sprinter in Track and Field, winning the National Championship for her school, the University of Southern California (USC, the same university I attended 9 years after) and I was an accomplished gymnast. I was a TV kid! Watching everything from Saturday morning cartoons to game shows and sitcoms. I loved them all. I wouldn’t say that movies were a large part of my life as a child, although I remember going to the movies with my friends often on Saturdays to the local cinema.

  • Quali sono i tuoi primissimi ricordi legati ai film? Ricordi come fu la prima volta che andasti al cinema e quale fosse il film? // What are your earliest recollections about movies? Do you remember what your first time going to the cinema felt like and which movie you ended up watching?

Non ricordo la prima volta che andai al cinema. I miei genitori amavano andarci ed, occasionalmente, portavano anche me. Come dicevo, i primi ricordi che ho del cinema sono legati alle sale di proiezione locali in cui andavo con gli amici. Guardavamo film per bambini come La TV ha i suoi primati (Robert Butler, 1971) ed Herbie the Lovebug (1982). Ricordo vividamente che i miei mi portavano in città per vedere film con attori afroamericani che non venivano proiettati nei sobborghi, film come Uptown Saturday Night (Sidney Poitier, 1974) e Let’s Do It Again (Sidney Poitier, 1975) con Sidney Poitier e Bill Cosby. Per loro era importante esporci a tutto questo in modo tale che avessimo più scelte quando saremmo diventati grandi. Sarà sempre grato a loro per questo.

I don’t remember the first time I went to the cinema. My parents loved going to the movies and would take me along occasionally. As I said, the local cinema with my friends are my earliest movie memories. We would watch the age-appropriate Disney movies, like The Barefoot Executive (Robert Butler, 1971) and Herbie the Lovebug (1982). I can remember vividly my parents driving me into the city to see films with African American representation that weren’t being shown in the suburbs, like Uptown Saturday Night (Sidney Poitier, 1974) and Let’s Do It Again (Sidney Poitier, 1975) with Sidney Poitier and Bill Cosby. It was important to them to expose us to as much as possible in hopes that it would give us more choices later in life. I’m forever grateful to them for that.

Uptown Saturday Night, diretto nel 1974 da Sidney Poitier con cui Christopher Birt avrebbe lavorato da adulto. // Uptown Saturday Night (1974) was directed by Christopher Birt’s idol Sidney Poitier with whome he’d work years later.
  • Fare l’attore mi pare una vocazione – come diventare pompiere, infermiere o medico. O ci nasci o non ci nasci. Avevi da sempre sentito la necessità di fare il performer o la carriera d’attore è capitata per caso? // To me, acting sounds like a calling – much like being a firefighter, nurse or doctor, I believe that being an actor, you’re either born with it or you’re not. Would you say you’d always felt the need of performing while growing up or did acting kind of just happen and you found out you loved it while doing it?

Bella domanda, Pietro. Se la fai a dieci attori, otterrai dieci risposte diverse. Crescendo come unico studente di colore in un corpo studenti di soli bianchi, ero ovviamente conosciuto o, per meglio dire, facilmente identificabile. Inoltre, il fatto che fossi un ginnasta e fossi divertente mi faceva spiccare ancora di più e, per questo, venivo sempre selezionato per le recite scolastiche. A nove anni, ricordo che feci gesti acrobatici sul palco durante una recita e gli applausi e la reazione del pubblico mi dava assuefazione. Ricordo ancora che, quando avevo dieci anni, dissi al mio insegnante, il Sig. Duncan, che volevo diventare un attore e lui rispose, “Ti ci vedrei.” Il fatto che non mi rise in faccia e non mi scoraggiò, fu fondamentale nel mio sviluppo d’attore. E li cominciò il mio viaggio. Ho sempre desiderato recitare e fissai i miei obbiettivi in giovane età. Non so se chiamarla ‘vocazione’ ma sono certo che, sin da piccolo, sapevo bene cosa avrei voluto fare e mi ritengo fortunato di aver avuto un obbiettivo chiaro da subito. Ho sempre amato fare il performer, sopratutto dal vivo.

That’s a good question, Pietro. If you ask ten actors that same question, you will undoubtedly get ten different answers. For me, growing up being the only African American amongst an entirely white student body, I was obviously well known, or easily identifiable, shall we say? Also, being funny and a gymnast made me stand out even further and I would always be selected for the school plays. At age nine, I can remember doing acrobatics across the stage during one of the plays and remembering the feeling of the audience applauding with great enthusiasm and what an addicting feeling that was. I can still remember my teacher, Mr. Duncan, at age ten when I told him I wanted to be an actor, saying “I could see you doing that.” The fact that he didn’t laugh in my face, or discourage me in any way, was instrumental in my development as a future actor. So therein my journey began. I have always wanted to act and set my pursuits toward that from an early age. I’m not sure I would refer to it as a “calling”, but I will say that from very early on I knew what I wanted to do and felt and still feel very fortunate to have had a clear career objective. I have always loved performing, especially in front of a live audience.

  • La vita d’attore non è facile. Un sacco di rifiuti e mai la certezza di “farcela”. Come hai affrontato essere rifiutato per un ruolo per cui credevi di essere perfetto? Come mantieni la rotta nonostante tutto questo? // From what I gather, the life of an actor isn’t an easy one. Lots of rejection and one never has the guarantee of “making it” and turning it into a living. How did you deal with being turned down for a role which you absolutely believed you were right for? How do you stay the course no matter what?

Un’altra bella domanda. Hai ragione, scegliere una carriera nel mondo dell’intrattenimento è come andare sulle montagne russe. Essere rifiutati è all’ordine del giorno e quando ero giovane era difficile non prenderla sul personale. Fare l’attore è uno dei pochi mestieri in cui il rifiuto può aver nulla a che fare col talento. Troppo alto, troppo basso, pelle troppo scura, non puoi essere più alto del protagonista, assomigli troppo ad un altro attore o non abbastanza. Può farti impazzire. Sono sempre stato grato alla mia Fede. Avere qualcosa su cui contare, qualcosa di più tangibile dell’essere troppo questo o non abbastanza quello, mi ha aiutato a farmi la pelle dura. Mantenere la rotta richiede fede in sè stessi e nelle proprie abilità. Il successo aiuta ma, anche prima del successo, avevo sempre la speranza che, se fossi stato pronto per la mia chance quando si sarebbe presentata, una porta si sarebbe aperta che avrei potuto attraversare. Qualche anno dopo l’uscita di Guardia Del Corpo (Mick Jackson, 1992), mi trovai negli uffici di alcuni potenti produttori per le audizioni di alcune tra le produzioni più grandi di Hollywood. Non dimenticherò mai il giorno in cui il mio agente mi inviò una copia di una sceneggiatura intitolata Forrest Gump (Robert Zemeckis, 1994). La sceneggiatura era un sogno e la lessi in un’ora, immediatamente fantasticando su come sarebbe stato essere parte di un copione così meraviglioso. Finii per fare l’audizione per il ruolo di Bubba cinque volte, anche per il regista Robert Zemeckis e Tom Hanks (la persona più gentile di sempre). Ogni volta, sempre meno attori venivano richiamati fino a che non rimanemmo in tre. Quando si raggiunge quello stadio, le emozioni, le aspettative e le speranze sono al massimo e scoprire che non avevo ottenuto la parte fu devastante. Che tu ci creda o meno, sul momento pensai che sarebbe stato un film che in pochi avrebbero visto! Un paio d’anni dopo, quando uscì, e vidi l’attore Mykelti Williamson nel ruolo di Bubba, mi fu chiaro che era stata la scelta giusta. Il mondo dell’intrattenimento ti fa la pelle dura, cosa che tutti dobbiamo sviluppare nel corso di una carriera (qualsiasi essa sia). Prendere le cose sul personale ti renderà la strada molto difficile.

Another very good question. You are correct, deciding to pursue a career in the entertainment industry is a guaranteed roller coaster ride. Rejection is commonplace and when I was young, it was very difficult not taking the rejection personally. Acting is one of the few professions where one can be rejected for any reason that has nothing to do with talent. Too tall, too short, too dark skin, cannot be taller than the leading actor, looks too much like another actor, or not enough like another actor. It can drive you crazy. For me, I have always been grateful for my faith. Having something to rely upon that is more tangible than being too this or not enough that, helped to thicken my skin over time. Staying the course requires an inner belief in oneself and in your abilities. Success helps with that, but even before success, I always had hope and faith that if I was prepared for my opportunity when it came along, that a door would open that I could walk through. A few years after the release of The Bodyguard (Mick Jackson, 1992), I found myself in the offices of some powerful and influential producers, auditioning/interviewing for some of Hollywood’s biggest productions. I’ll never forget the day my agent sent me a copy of a script entitled Forrest Gump (Robert Zemeckis, 1994). The script read like a dream and I completed reading it in an hour, instantly fantasizing about what it would be like to be a part of such a beautifully written script. To make a long story short, which is probably too late at this point, I ended up auditioning for the role of Bubba 5 times, including for Director Robert Zemeckis and star Tom Hanks (the nicest man ever). Each time, fewer and fewer actors would be called back until there were only three of us remaining. When it gets that close, emotions and expectations and hopes are at an absolute peak and finding out I didn’t get the part was devastating. Believe it or not, the prevailing thought at the time was that it would be a small film that probably not many would see! A couple of years later, when the film was released and I saw the actor Mykelti Williamson in the role of Bubba, it was clear he was the right choice. It is said that being in show business develops thick skin, something that all must develop and wear throughout one’s entire career. Taking things personally will make your path very tough.

Christopher Birt fece l’audizione per il ruolo di Bubba in Forrest Gump (1994) senza ottenerlo. La lezione più grande che Cristopher ne trasse fu di non prendere i rifiuti sul personale. // Christopher Birt auditioned for, and lost, the role of Bubba in Forrest Gump (1994). The lesson he learnt from that is to never take rejection personally.

  • Prima di Guardia Del Corpo nel 1992, apparisti in un episodio della serie Tv Willie, Il Principe di Bel-Air. Potresti raccontare come fu lavorare con un Will Smith ancora non proprio conosciuto? // Before landing a major part in 1992’s The Bodyguard, you appeared in an episode of the hit series The Fresh Prince of Bel-Air. Could you tell me a little bit about that and working with a still unknown Will Smith?

Will Smith era una grande star già all’epoca. Dj Jazzy and The Fresh Prince erano un duo di grande successo, ancora prima che Will venisse scelto come protagonista della serie. Io apparvi in uno dei primi episodi della seconda stagione intitolato “Will Gets a Job”. Quando venne registrato, nel settembre 1991, Will aveva avuto la canzone numero uno nella classifica di Billboards, “Summertime”. Una canzone che ancora oggi viene suonata spesso. Per cui non possiamo dire che fosse sconosciuto, dato che era ben conosciuto, ma capisco il tuo punto di vista dato che non era ancora la star mondiale che sarebbe diventato. La mia esperienza con Will, limitata a 5 giorni nel Settembre 1991, non fu molto piacevole, ad essere onesti. Nella mia esperienza d’attore, sono stato testimone del tipo di pressioni che vengono poste sulle star, di qualsiasi produzione. Willy, Il Principe di Bel-Air (1990-1996) era una commedia che io ritengo essere più difficile di un dramma. Non da punto di vista attoriale, ma dal punto di vista delle scrittura e della produzione. La commedia è soggettiva. Ognuno di noi ride per cose diverse. Avendo un background teatrale ed una piccola parte quelle settimana, il mio compito era di entrare ed essere divertente. Quando sei ospite in uno show di successo, è un pò come essere il nuovo ragazzo delle scuola e non sono sicuro che a Will piacesse il nuovo ragazzo. Non andrò nei dettagli, ma posso dirti che ero molto contento quando la settimana finì e che il mio personaggio ricevette le risate più fragorose dell’episodio!

HAHA! I must correct you there, Pietro! While you are absolutely correct in that I did appear on one episode of The Fresh Prince of Bel Air (1990-1996), it was actually the last job I landed before The Bodyguard. Will Smith was a giant star even at that time. DJ Jazzy Jeff and The Fresh Prince were a platinum selling duo, even before Will landed the role in the hit television series. I appeared in an early episode in season 2 entitled “Will Gets a Job.” When the production taped that episode, which was in September of 1991 if I recall correctly, Will had the number 1 song on the billboard charts “Summertime”. A song that still plays often these days. So, we cannot call him a ‘still unknown Will Smith’ as he was a very well known Will Smith, but I see your point in that he would, of course, later become one of the biggest film stars in the world. My experience with Will which, mind you, was a span of only 5 days in September of 1991, to be perfectly honest, was not a pleasant one. In my observations over time as an actor, I’ve seen the enormous pressures that are placed on the star, of any production. The Fresh Prince of Bel Air was a comedy, which I feel is much harder than drama. Not from an acting standpoint, but from a writing and producing standpoint. Comedy is subjective. Everyone laughs at different things, but very few collectively laugh at everything. Coming from the theatre and having a small part that week, my job was to come in and be funny. When you are a guest actor on an established show, it’s a bit like being the new kid in school and I’m not sure if Will liked the new kid. I won’t go into any specifics, I’ll only say that I was really happy when the week was over and that my character got the biggest laugh of that episode!

Christopher Birt fece un’apparizione nella seconda stagione di Willy, Il Principe di Bel-Air (1990-1996). // Chrisopher Birt guest-starred in an episode of the hit Tv series The Fresh Prince of Bel-Air (1990-1996).
  • Nel 1992, apparisti nel secondo film di maggiore successo dell’anno, Guardia Del Corpo, con protagonisti Kevin Costner e Whitney Houston. Tu interpretavi il ruolo dell’autista – come ottenesti la parte? Quale fu il processo? // In 1992, you appeared in the year’s second highest-grossing movie, The Bodyguard, starring Kevin Costner and Whitney Houston, as the “cocky black chauffeur” and Frank Farmer’s assistant. How did you end up getting the role? What was the process like?

Una mattina all’inizio di Ottobre del 1991 la mia agente, Carmella, mi chiamò per dirmi che avevo un’audizione per un nuovo film della Warner Bros che avrebbe visto protagonisti Kevin Costner e Whitney Houston intitolato Guardia Del Corpo. Mi diede l’indirizzo a cui ritirare la sceneggiatura e mi disse che avrei fatto l’audizione per il ruolo di Henry Dupres, l’autista. Avendo solo lavorato in TV e teatro, pensai, “Si, come no! Sicuramente ho qualche speranza di ottenere la parte, certo.” Ricordo che espressi tutti i miei dubbi a Carmella circa le possibilità di successo e se valesse la pena andare all’audizione. Avevo fatto audizioni per ruoli in serie Tv e pensavo che avrei avuto maggiori possibilità di ottenere quelli piuttosto che sprecare tempo preparandomi per un’audizione che sarebbe stata come le altre. Un rifiuto. La mia agente aveva un buon rapporto lavorativo con la direttrice del casting del film, Elisabeth Leustig, e si era battuta perchè avessi quell’opportunità e non voleva sentire tutte le mie scuse. Ero nell’ufficio del casting per la prima audizione assieme ad altri attori. Uno di questi, seduto di fianco a me, mi chiese per quale parte avrei letto. Dissi, “l’autista” e lui, “wow, è una grossa parte!”, alimentando il mio nervosismo ulteriormente. Elisabeth era adorabile, mi sedetti e parlai con lei per un bel pò prima di leggere la scena. Fui richiamato per rileggere per il regista, Mick Jackson. Era un vero gentiluomo Inglese, con una barba sale e pepe, che mi spiegò l’arco della storia del mio personaggio e feci l’audizione anche per lui. E’ raro che ad un attore vengano dato indicazioni circa l’ottenimento o meno della parte. Le facce da poker abbondano nella stanza audizioni. Così me ne andai non sapendo ed oltre un mese dopo mi venne detto che ero ancora tra i papabili per la parte. Ero talmente incredulo che andai alla lettura del copione con gli altri attori ed incontrai Kevin Costner, e pensai che fossi ancora sotto audizione per il ruolo. Anche dopo inizio riprese, ero preoccupato pensando che mi licenziassero, era così surreale.

One morning in early October of 1991, my agent, Carmella, called me and said that I had an audition for a new film over at Warner Bros that was to star Kevin Costner and Whitney Houston called The Bodyguard. She gave me the address where to pick up the script, and that I was to read for the role of Henry Dupres, the chauffeur. Having only done television and theater, my immediate thoughts were “Oh yeah right! Like I have any chance whatsoever of getting a part like that! There’s no way!” I remember casting doubt with Carmella over my chances and if it was even worth it to go on the audition. I remember auditioning for many other TV episodic parts at that time and thinking I had a better shot at landing those rather than waste my time preparing for an audition that would probably be like most others. Rejection. My agent had a good working relationship with the casting director, Elisabeth Leustig, and had really fought for that audition for me and was not having my excuses. I remember being in the casting office for the 1st audition with many actors. I remember an actor sitting next to me asking which part I was auditioning for. I said “the chauffeur” and he said “Wow, that’s a big part!”, even furthering my nervousness. She was such a lovely lady, I remember sitting and talking with her for quite a while before I read the scene. I was called back a few days later to read for the Director, Mick Jackson. He was a proper English gentleman with a salt and pepper beard, who explained the arc of the story of the character to me. I read the scene again for him. It’s rare that an actor will get any indication of whether or not you will get the part or even if you’ve done well. Poker faces abound in the audition room. I left not knowing and it would be over a month before I would hear that I was still in the running for the part in The Bodyguard. I was in such disbelief that I went to the table reading, where I would first meet Kevin Costner, thinking that I was still auditioning for the part. I thought that they would have the other choice for the role and that maybe we would switch off reading while they decided. Even after shooting began, I was nervous that they would fire me, it all seemed so unreal.

Christopher Birt e Kevin Costner in Guardia Del Corpo (1992), in cui interpreta Henry Dupres, assistente della guardia del corpo Frank Farmer. // Christopher Birt and Kevin Costner in The Bodyguard (1992) in which he played Frank Farmer’s assistant Henry Dupres.
  • Ricordi come fu la prima volta che incontrasti Kevin Costner? // Do you recall what your first meeting with Kevin Costner was like?

Kevin era la star più grande al mondo all’epoca. Quel giorno di metà Novembre alla Warner Bros quando lo incontrai per la prima volta, la mia mente iniziò subito a pensare a Gli Intoccabili (Brian DePalma, 1987), Bull Durham (Ron Shelton, 1988), Field Of Dreams (Phil Alden Robinson, 1989), Senza Via Di Scampo (Roger Donaldson, 1987), Silverado (Lawrence Kasdan, 1985), Balla Coi Lupi (Kevin Costner, 1990) ed una miriade di altri suoi film che avevo visto ed amato. Era più alto di me, con un’altezza di 1 metro ed 85 cm, raro per una star di Hollywood. In quella stanza c’erano Jim Wilson (il partner produttivo di vecchia data di Kevin) e Lawrence Kasdan, sceneggiatore del film ed amico di Kevin da quando lo aveva ingaggiato – e poi tagliato – dal film nominato all’Oscar Il Grande Freddo (Lawrence Kasdan, 1983). Prima di capire cosa stesse accadendo, ecco entrare Whitney Houston, la più grande star della musica mondiale. Ad oggi è ancora difficile descrivere un momento così. Avevo 25 anni e mi trovavo a recitare un copione assieme alle star più grandi del cinema e della musica. Per un giovane attore era surreale. Ricordi quando parlavo dell’importanza della preparazione? Fu in quel momento che mi dovetti affidare ad essa dato che ero ben preparato e sapevo di poter performare il compito a portata di mano, nonostante fossi nervosissimo. All’inizio del copione il personaggio di Kevin, Frank Farmer, ed io abbiamo delle scene di dialogo per cui più quelle scene si avvicinavano, più mi innervosivo. Lessi la prima scena e ricordo che Kevin mi guardò dall’altro lato di questo grande tavolo da conferenze a cui sedavamo e disse, “Bravo, ragazzo!” Tirai un sospiro di sollievo sentendo di avere l’approvazione di Kevin ed iniziai a sentirmi sempre più a mio agio per questo viaggio straordinario.

He was easily one of the biggest stars on the planet. That day in mid-November, at the Warner Bros ranch, when I first met Kevin Costner, my mind instantly flashed to The Untouchables (Brian DePalma, 1987), Bull Durham (Ron Shelton, 1988), Field of Dreams (Phil Alden Robinson, 1989), No Way Out (Roger Donaldson, 1987), Silverado (Lawrence Kasdan, 1985), Dances with Wolves (Kevin Costner, 1990) and the countless other films I had seen and loved him in. He was taller than me, at 6’1” rare for a Hollywood leading man. In that room was Jim Wilson, Kevin’s long time producing partner and Lawrence Kasdan, writer of the film and friend of Kevin’s since he had cast and cut Kevin out of his Oscar nominated film The Big Chill (1983). Before I knew what was happening, in walks the biggest singer on the planet, Whitney Houston. It is still very hard to describe a moment like that. I was twentyfive years old and all at once in a room, sitting down to read through the script with some of the biggest Hollywood and Music players on the planet. For a young actor, it felt surreal. Almost out of body. Remember when I earlier talked about preparation? It was that I had to rely upon as I was well trained and knew that I could perform the task at hand, despite being so incredibly nervous. It is fairly early on in the script that Kevin’s character, Frank Farmer, and I have dialogue scenes together so as those scenes were approaching, I could feel myself getting more and more nervous. I read the first scene and I can remember Kevin looking over from across the big conference table that we were seated at and said, “Cute, kid!” I breathed a sigh of relief, feeling I had Kevin’s approval and began to settle in for the journey of a lifetime.

Una delle scene che Christopher Birt condivide con Kevin Costner in Guardia Del Corpo (1992). // One of the scenes Christopher Birt shares with Kevin Costner in The Bodyguard (1992).
  • La sceneggiatura del film aveva circolato per molto tempo – era stata scritta senza commissione da Lawence Kasdan nel 1975 – prima di arrivare sullo schermo 17 anni dopo. Ricordi se avvennero riscritture durante le riprese o fu filmata parola per parola? // The script had been around for a long time – it was written on spec by Lawrence Kasdan in 1975 – before finally getting made 17 years later. Do you remember if any rewrites happened while filming or was the script shot word for word?

Il grande Lawrence Kasdan, uomo dalla spiccata gentilezza, ci spiegò, quello stesso giorno, la genesi di Guardia Del Corpo. Lawrence lavorava come redattore pubblicitario per un’agenzia a Chicago quando scrisse la sceneggiatura, nella speranza che diventasse un progetto per Steve McQueen e Diana Ross. Fu rifiutata da ogni studio più volte e rimase a prendere polvere su di uno scaffale per anni prima che Kevin la leggesse mentre stava girando Silverado con Lawrence. Kevin gli disse che voleva farne un film e Lawrence pensò tra sé e sé, “Bella idea, ragazzo, ma sei a malapena un attore famoso e non hai abbastanza potere per realizzare questa cosa.” Alcuni anni dopo, Kevin era a Chicago per girare Gli Intoccabili. Durante una pausa dalle riprese, andò ad un concerto di Whitney Houston. Ci spiegò che si trovava nel mezzo di un grande auditorium, ammagliato dalla sua performance e che si sentiva come se stesse cantando solo per lui, nonostante ci fossero centinai di altre persone in sala. Iniziò allora l’opera di convincimento e Kevin ci impiegò four anni a convincerla. Lawrence mi disse che la mia parte era stata scritta per un bianco quarantenne sovrappeso. Lui e suo fratello continuarono ad espandere il ruolo durante le riscritture fino a che non divenne ciò che è diventato. Non ricordo grandi modifiche alla sceneggiatura durante le riprese, forse una battuta qua e là, il film fu praticamente realizzato come scritto. Ci furono un sacco di scene tagliate, tuttavia. Credo che la versione finale durasse 130 minuti, lunga per gli standard odierni. Anche se, quando le riprese terminarono, i montatori avevano più di 4 ore di girato da scremare.

The great Lawrence Kasdan, who is a very soft-spoken man with a decided gentleness about him, explained to us that day of the story of The Bodyguard. Lawrence was working as a copywriter in Chicago for an ad agency when he wrote the script The Bodyguard with hopes of it being a vehicle for Steve McQueen and Diana Ross. It was rejected by every studio numerous times and sat on the shelves for years until Kevin read it while working with Lawrence on Silverado. Kevin told him he wanted to make the movie and Lawrence thought to himself, “That’s nice, kid, but you’re hardly a big star with enough power to make it happen.” Cut to many years later when Kevin was in Chicago making the movie The Untouchables. During a break from filming, he decided to attend a Whitney Houston concert. He explained that he was in the middle of a large auditorium, mesmerized by her performance and that he felt like she was singing to only him, despite being in a room with thousands of people. He began his pursuit of her then and it took her four years to say yes. Lawrence told me that my part was written for someone in their forties and slightly overweight and white. He and his brother kept expanding the role as they did rewrites until it became what it did. I do not recall any major script changes during filming, maybe a change of line here and there, but the movie was filmed almost exactly as it was written. There were a lot of scenes that were cut, however. I believe the final version was about 130 minutes, long by today’s standards. However, when principal photography was completed, the editors had over 4 hours they had to work with and edit down.

Lo sceneggiatore Lawrence Kasdan scrisse Guardia Del Corpo nel 1975 per Steve McQueen e Diana Ross. // Writer Lawrence Kasdan originally wrote The Bodyguard in 1975 with Steve McQueen and Diana Ross in mind.
  • Come fu lavorare con Kevin Costner? Cosa hai maggiormente imparato da lui a livello professionale e personale? // How was the working relationship between you and Kevin Costner? What would you say you learned working with him on a professional and personal level?

Non avrei potuto chiedere nessuno meglio di Kevin Costner con cui lavorare e da cui imparare per il mio primo ruolo importante in un film. Kevin ama gli attori. E’ molto inclusivo e mi sono sempre sentito molto supportato. Ci furono dei giorni in cui lavoravamo solo lui ed io e Kevin si assicurava che si prendessero cura di me e venissi incluso. Era sempre estremamente approcciabile. Facemmo alcuni giorni di prove assieme prima di girare ed era sempre disponibile a lavorare alle scene con me fino a che non mi sentissi sicuro nella parte. Kevin crea una atmosfera famigliare sul set. Direi che il 70/80% della troupe avevano già lavorato con lui ad altri film. Dalla produzione al make-up ai fonici ai trasporti, c’è un senso di semplicità sul set dei suoi film perchè quasi tutti lo conoscono e vogliono fare il meglio per lui. Invitò tutti a casa sua per una cena di inizio lavori una settimana prima delle riprese a fine Novembre 1991. Ad inizio anno, aveva girato JFK col regista Oliver Stone a New Orleans ed aveva preso l’abitudine di mangiare ad un famoso ristorante di New Orleans chiamato “Emeril’s” diretto da un ancora sconosciuto Emeril Lagasse. Kevin fece arrivare in aereo tutto lo staff di Emeril a Los Angeles per occuparsi della cena di inizio riprese di Guardia Del Corpo. Il cibo era buonissimo, un’esperienza incredibile. Per cui, da Kevin ho imparato che come tratti le persone è un tratto fondamentale del carattere di una persona ed ho cercato di portare con me questo insegnamento durante la mia carriera.

To be cast in my 1st major role in a film, I could not have asked for anyone better than Kevin Costner to work along side and learn from. Kevin loves actors. He is very inclusive and I always felt very supported. There were a few days where he and I would be the only 2 actors called for the day to film. Kevin would make sure I was well taken care of and included. He was always approachable. We had a few days of rehearsal together before filming began and he was willing to work through the scenes with me until I was secure in the role. Kevin creates a family atmosphere on the set. I would say over 70% to 80% of the crew were people he had worked with on numerous films. From production to make-up to sound to transportation, there is an ease on a Kevin Costner set because most everyone there knows Kevin and wants to do the best for him. He invited everyone to his home for a kick-off dinner about a week before filming began in late November 1991. Earlier that year, he had filmed the movie JFK with director Oliver Stone in New Orleans and had taken to eating at a popular New Orleans restaurant called Emeril’s, headed up by ‘still unknown’ chef Emeril Lagasse. Kevin flew his entire staff out to Los Angeles to cater The Bodyguard kick off dinner. Needless to say, the food was so good, an unbelievable experience. So, I learned from Kevin that how you treat people is a major mark of one’s character and I have tried to carry that with me throughout my career and life.

Da sinistra a destra: il regista Mick Jackson, Kevin Costner, Ralph Waite e Christopher Birt al monitor durante le riprese di Guardia Del Corpo (1992). // Left to right: director Mick Jackson, Kevin Costner, Ralph Waite and Christopher Birt at the monitor during the making of The Bodyguard (1992).
  • La storia d’amore interraziale del film – per quanto possa sembrare assurdo oggi – era una cosa insolita nei film di Hollywood. Come persona di colore, cosa pensasti del casting di Whitney Houston come protagonista femminile? // The film’s interracial romance – as crazy as it may sound now – was very unusual for a major Hollywood production in the early 1990s. As a black man, what were your thoughts when Whitney Houston was ultimately cast as the film’s leading lady?

Come dicevo prima, Whitney Houston era stata scelta molto prima che io facessi l’audizione. Ero veramente curioso, come tutti, di vedere come avrebbe operato la transizione da cantante ad attrice. Credo che fu molto coraggiosa, a 29 anni, ad uscire dalla sua zona di comfort. Kevin non voleva assolutamente che prendesse lezioni di recitazione prima delle riprese. Voleva che fosse il più naturale possibile. Kevin, inoltre, voleva un cast eterogeneo in termini di etnie. La parte del manager, Bill Devaney, interpretato dal grande Bill Cobbs, on era scritta per un attore di colore, così come la mia. Kevin insistette perchè il colore della pelle non venisse menzionato nel film, cosa veramente ammirabile. Quando il film uscì, le recensioni furono terribili. I critici erano arrabbiati perchè il colore della pelle non veniva spiegato nel film. “Come fanno ad avere un film in cui il protagonista è bianco, la protagonista è nera, e la cosa non è spiegata?” La salvezza del film furono le due star e la colonna sonora. Ad oggi è la colonna sonora più venduta al mondo, con la hit I Will Always Love You già al numero uno in classifica prima dell’uscita del film. Ci furono molti stati negli USA con città che si rifiutarono di proiettare il film, soprattutto negli Stati del sud. Texas, Louisiana, Alabama e Mississippi proiettarono il film solo nelle città più importanti. La durata nel tempo di quel film è incredibile. Anche se guadagnò una cifra di tutto rispetto negli USA (125 milioni di dollari), nel resto del mondo il box-office fu di 300 milioni di dollari, mietendo nuovi record in Paesi come Australia, Giappone, Inghilterra e Germania. Il mondo abbracciò il film nonostante la relazione interrazziale, un tema ricorrente anche oggi su come l’America, rispetto al resto del mondo, veda il colore della pelle. La prova sta nella recente reazione all’omicidio di George Floyd in Minnesota. Abbiamo ancora un sacco di strada da fare in termini di relazioni razziali. Credo che la via migliore sia quella dell’amore.

Well, as I explained to you earlier, Whitney Houston was already set long before I even auditioned. I was more than curious, as was everyone else, how she would make the transition from singer to movie actor, two very different mediums. I believe it took an enormous amount of courage for her, at 29, to step out of her comfort zone. Kevin was adamant about her not taking any acting classes beforehand. He did not want her view to be skewed by the view of some teacher, he wanted her to be as natural as possible. Kevin was also adamant about color blind casting. The part of the manager, Bill Devaney, played by the great actor Bill Cobbs, was not written for a black actor, my part was not written for a black actor. It was Kevin’s insistence that color not be a factor in his film, a completely admirable trait. When the film was released, the reviews were mostly terrible. Reviewers being angry that color was not addressed in the film. “How can they have a film where the leading man is white, the leading lady is black, and it never be addressed?” Over and over we read the same question only worded in different ways. The Bodyguard’s saving grace was the power of its two stars and that soundtrack. To this day, the number 1 highest selling movie soundtrack of all time, the hit song I will always love you was already number 1 by the time the film was released. There were many states in the US with cities that refused to show the film, mainly in the southern United States known as the South. Texas, Louisiana, Alabama and Mississippi would only show the film in the major cities. The staying power of that film has been unbelievable. While the film grossed a very respectable approx. $125 million in the States, Worldwide box office was over $300 million, breaking records in countries like Australia, Japan, UK and Germany. The world embraced the film despite the interracial nature and the lack of addressing race, a running theme to this day on how the world versus the United States’ views on race. Proof lies in the recent reaction to the murder of George Floyd in Minnesota. We still have a long way to go in terms of race relations. I believe the best way is to lead with love.

La storia d’amore interrazziale di Guardia Del Corpo era ancora tabù per la Hollywood dei primi anni novanta. // The Bodyguard‘s interracial love story was still somewhat of a taboo topic for early 90s Hollywood.
  • Se dovessi sceglierne solo una, quale diresti che sia il ricordo più bello del lavorare con Kevin Costner e Whitney Houston? // If you had to pick only one for each, what would you say would be the fondest memory you have of working with both Kevin Costner and Whitney Houston?

Per entrambi direi la loro generosità. In modi diversi. Kevin, come dicevo, era il “papà” o “fratello maggiore”, sempre a preoccuparsi del cast e della troupe, assicurandosi che tutti fossero a loro agio e si sentissero supportati per dare il meglio. Whitney, che era esilarante, ci faceva regali in continuazione. Un giorno entrai in camerino e c’era una giacca di un suo tour con il mio nome cucito sopra. Un’altra volta, c’era un cesto con dei biglietti per una Spa. Kevin diede a tutti gli attori principali la sceneggiatura del film rilegata in pelle con i nostri nomi sopra. Il cibo che mangiavamo ogni giorno era buonissimo, come in un ristorante cinque stelle. Ho avuto la fortuna di lavorare a molte produzioni, ma nessun’altra ha eguagliato quella di Guardia Del Corpo.

For both, I would say their generosity. In different ways. Kevin, like I said, was the “Dad” or the “Big brother”, always looking after his cast and crew, making sure everyone was comfortable and supported to do their best work. Whitney, who was hilarious, by the way, was always giving us things. One day I walked into my dressing room and there was a tour jacket with my name stitched on it. Another day, there would be a gift basket with passes to a day at the spa. Kevin gave all the principal actors leather bound script covers with our names embossed on it. The food we ate everyday was so good, it was like a five-star restaurant. I have been so fortunate to work on a variety of different productions, but there was never another one that was like working on The Bodyguard.

Christopher Birt assieme a Whitney Houston e membri della troupe durante le riprese di Guardia Del Corpo (1992). // Christopher Birt, Whitney Houston and crew members during the making of The Bodyguard (1992).
  • Ricordi/hai informazioni circa un finale alternativo del film in cui Portman (il cattivo) uccide Henry (il tuo personaggio) ed, a seguire, c’è un inseguimento? // Do you have any recollections/information about an alternate ending in The Bodyguard where Portman (the bad guy) kills Henry (your character) and there’s a car chase. Was that ever discussed?

Questa cosa non fu mai discussa con me durante le riprese. So che Kevin ed il team creativo avevano parlato di fare in modo che Portman mi uccidesse alla cerimonia degli Oscar prima di entrare, nel tentativo di uccidere Rachel Marron (Whitney Houston) e quella sarebbe stata la grande rivelazione. Mi sarebbe piaciuto morire sullo schermo! La mia famiglia odiava ogni volta che accadeva ma a me è sempre piaciuto. Mi è successo in un film con Kiefer Sutherland intitolato Cuore di soldato (Thomas Michael Donnelly, 1998). Mi spararono in mezzo agli occhi ed il sangue era su tutto lo schermo. Fantastico! Mia madre lo detestava. Alcuni amici pensarono che fossi morto davvero! Continuavo a ripetere loro, “il film è ambientato in Vietnam! Come sarei potuto morire 30 anni fa?”

That was never discussed with me during the filming process. Afterwards, I would hear from Kevin about how there were discussions amongst the creative team about Portman killing me, as you said, at the Oscars before going inside to attempt to kill Rachel Marron (Whitney Houston) and that that would be the big reveal. I would have loved to be killed on camera! My family hated it, but I always liked dying on camera! I died in a movie with Kiefer Sutherland called A Soldier’s Sweetheart (Thomas Michael Donnelly, 1998). I was shot right between the eyes and blood splattered all over the screen. It was awesome! My mother hated it. Some of my friends thought I died in real life! I kept saying “the movie took place in Vietnam! How could I have died 30 years ago?”

Christopher Birt e Kevin Costner durante le riprese di Guardia Del Corpo al Lago Fallen Leaf in California. // Christopher Birt and Kevin Costner during the making of The Bodyguard at Fallen Leaf Lake in California.
  • Hai tenuto qualche oggetto dalla produzione di Guardia Del Corpo? Se si, quale? // Were you able to keep one item from the Bodyguard production? If so, what is it?

Oh si, tenni molti oggetti! Ho il berretto da autista di Henry, tutto il suo guardaroba anche se non mi sta più bene. Ho ancora le giacche da qualche parte e quella bellissima sceneggiatura del film rilegata in pelle che ci regalò Kevin.

Oh yes, I kept many items! I have Henry’s chauffeur cap. I was able to keep his entire wardrobe, of course, none of it fits anymore. I still have the jackets somewhere, and that beautiful script cover that Kevin gave us.

Poster di Guardia Del Corpo con firme e dediche a Christoper Birt dei principali componenti del cast e della troupe tra cui Kevin Costner. // Poster for The Bodyguard with signatures and inscriptions for Christopher Birt by the main cast and crew of the movie including Kevin Costner.
  • Hai affermato che dopo Guardia Del Corpo iniziasti a lavorare con molta regolarità. Infatti, il tuo film successivo fu Wolf – La Belva è Fuori (1994) di Mike Nichols assieme a Jack Nicholson e Michelle Pfeiffer. Come fu quell’esperienza? // You have stated that after The Bodyguard, work started pouring in. In fact, you next took part in Mike Nichols’ Wolf starring Jack Nicholson and Michelle Pfeiffer. What was that experience like?

Avevo una piccolo parte nel film, interpretavo un poliziotto assieme ad uno sconosciuto David Schwimmer (Ross di Friends). Eravamo entrambi nervosi lavorando di notte con il leggendario Mike Nichols e, nel ruolo di Willy Wolf, l’altrettanto leggendario Jack Nicholson. Giravamo a Griffith Park a Los Angeles. I due poliziotti dopo ore di ricerca trovano Willy allo zoo e lui si traforma nel lupo mannaro e fugge rubando le manette di Davi Schwimmer! Avevo incontrato Mike Nichols un paio di giorni prima ed andammo subito d’accordo. Era un regista che amava gli attori, essendo a sua volta stato un attore. Molto caloroso ed ospitale. Jack Nicholson era…beh, che dire? Totalmente Jack Nicholson! Il più figo nella stanza. Aveva una sola battuta nella scena per cui non è che si stressasse per memorizzarla. Era semplicemente…Jack. Tutto ciò che ti aspetti che sia una leggenda come lui. Non un chiacchierone, ma neanche sulle sue. David ed io eravamo così intimiditi che, tra un ciak ed un altro, ce ne stavamo in piedi senza dire nulla, di fianco a lui, aspettando che parlasse per primo. Le riprese durarono 8 ore circa e finirono alle 4 di mattina e mi divertii un sacco. Avrei rivisto David circa un anno dopo alle audizioni per un piccolo show intitolato Friends like us (poi rinominato Friends). Ottenne la parte, io ovviamente no, ed il resto è storia. Fu uno spasso lavorare con lui e guardare la sua ascesa.

I had a small part playing a cop alongside a then unknown David Schwimmer (Ross on Friends). We were two very nervous actors working a night shoot with the legendary director Mike Nichols and, as Willy Wolf, the equally legendary Jack Nicholson. It was a one night reshoot in Griffith Park in Los Angeles, which was doubling as Central Park, New York. The two cops wander upon Willy at the zoo after hours and upon questioning him, he turns into The Wolf and escapes while stealing David Schwimmer’s handcuffs! I had met with Mike Nichols a couple of days prior and we really got on very well. He was an actor’s director, having been an actor himself. Very warm and welcoming, almost like a fun Uncle that you want to be around constantly. Jack Nicholson was…well, what can I say? Totally Jack Nicholson! The coolest man in the room. He only had one line in the scene, so he wasn’t stressed with memorizing anything. He was just….Jack. Everything you would expect a legend like him to be, he was. Not chatty or anything, but not stand offish in any way either. David and I were so intimidated, I remember the two of us just standing there next to him, in between scenes and not saying a word, waiting for him to speak first. The shoot lasted about eight hours ending around 4am and I loved every minute of it! I would see David about a year later as we were both auditioning for a little show called Friends like us (later renamed just Friends). He got the part, obviously I did not, and the rest is history. He was terrific to work with then and a thrill to watch his meteoric rise after.

Christopher Birt e David Schwimmer in Wolf – La Belva è Fuori (1994). // Christopher Birt and David Schwimmer in Wolf (1994).
  • Subito dopo lavorasti ad Allarme Rosso di Tony Scott al fianco di altri due attori molto riveriti come Gene Hackman e Denzel Washington. Come fu lavorare con loro? // Next up for you was another big Hollywood production, Tony Scott’s Crimson Tide in which you starred alongside other two revered thespians such as Gene Hackman and Denzel Washington. What was it like working with acting giants like those two?

Come dicevi prima, dopo Guardia Del Corpo mi arrivarono un sacco di opportunità. Mi ero trasferito a New York per fare teatro, il mio primo amore, nell’estate del 1994. Prima di lasciare Los Angeles, feci un’audizione con la direttrice del casting Victoria Thomas per il ruolo di Weps in Allarme Rosso (Tony Scott, 1995) con protagonisti Gene Hackman e Denzel Washington. Gene Hackman, uno dei miei attori preferiti di sempre, è una delle persone più timide che abbia mai incontrato. Dalla voce morbida e molto tranquillo fino a che Tony Scott non diceva, “azione!” Immediatamente la sua trasformazione in questo Capitano fiero e pragmatico di un sottomarino era uno spettacolo da vedere. Era come una lezione di recitazione veder quei due testa a testa. Denzel è una forza costante. E’ padrone del suo spazio in ogni momento. Totalmente concentrato ed ossessionato dalla perfezione. Alla fine delle riprese avevo imparato un mondo soltanto guardandoli. Dal resto del cast, pure. Attori come Rocky Carroll, Viggo Mortensen, George Dzundza e James Gandolfini erano parte del film, uno dei cast più solidi con cui abbia mai lavorato.

As you stated earlier, after The Bodyguard came a plethora of opportunities. I had moved to New York City to pursue the theatre, my first love, in the summer of 1994. Before leaving Los Angeles, I had an audition with casting director Victoria Thomas for the role of Weps in the movie Crimson Tide (Tony Scott, 1995) with Denzel Washington and Gene Hackman. If you have ever been to New York City, you’ll note that the pace of the city is very different from most other places and finding an apartment that is both affordable and livable can be all consuming and very lengthy. 2 days after moving into my apartment in New York City, after an exhaustive 6 weeks of sleeping on friends’ couches and futons, displacing the cats, I got a call to come back to Los Angeles for 8 weeks to film Crimson Tide. Gene Hackman, one of my favorite film actors of all time, is one of the shyest people I have ever met. Soft spoken and quiet until Tony Scott would yell “Action!”. Immediately his transformation into this fierce, no nonsense Captain of a naval submarine was something to behold up close. It was like a master class in acting watching those 2 go at each other every day. Oh! Did I forget to mention his acting partner, Denzel Washington? Forgive me. Denzel is a constant force. He commands the space he is in at all times. Totally focused and obsessed with getting it right. He and Tony Scott would go on to work together in five more films until Tony’s untimely death in 2012. I came out of that shoot with a wealth of knowledge from watching them. The rest of the cast as well. You will note actors like Rocky Carroll, Viggo Mortensen, George Dzundza and James Gandolfini were apart of that cast, one of the most solid casts I ever worked with.

Christopher Birt (al centro) assieme ad altri membri del cast di Allarme Rosso (1995). // Christopher Birt (center) with other cast members on set of Crimson Tide (1995).
  • Nel 2012, Tony Scott si tolse la vita con alle spalle una filmografia molto importante. Che ricordi hai di lui? // In 2012, Tony Scott took his own life leaving behind a terrific body of work. What are some of your fondest memories of the late, great director?

E’ ancora molto triste pensarci. I ricordi che ho di Tony Scott sono tanti. Prima di tutto il suo modo di parlare. Lui e suo fratello Ridley sono Inglesi ed hanno un modo di parlare tutto loro. Tony aveva un senso dell’umorismo perverso e non posso ripetere alcune delle battute che diceva sul set. Allarme Rosso era un cast di soli uomini per cui le battute da spogliatoio erano all’ordine del giorno. Ci facevamo scherzi a vicenda di continuo. Devo dire che, tra tutti i registi con cui ho lavorato, Tony Scott è stato quello che più di tutti aveva in mano la situazione. TI diceva che questo era il suo film, che non avrebbe lasciato che nessuno facesse brutta figura nel suo film, di fare come diceva e divertirsi. Io lo feci.

Still so incredibly sad to think of. My fondest memories of Tony Scott are numerous. First off was his speech patterns. Obviously from England, he and his brother, Ridley, have such distinct speech patterns. We used to mimic Tony daily, as he had this way of saying the word “Listening”. When Tony said it, it sounded more like “Lizzning.” In giving direction to the cast in a scene, he’d say, (with bullhorn in hand) “OK, you’re scared…the bomb is in the water….you don’t know where it is…..and your lizzning lizzning lizzning!” It would be very hard not to start laughing and break character when he said that, which was often! Tony Scott had a wicked sense of humor. No way could I repeat some of the jokes he used to tell on the set. Crimson Tide was almost entirely male, both cast and crew, so, locker room humor was the order of the day. We played so many pranks on each other during that shoot. It needs to be said that of all the directors I worked with, Tony Scott was the most in-charge of them all. He would tell you this is his movie and that he would never let anyone look bad in his movie and to just do as you are told and enjoy the ride. I definitely did.

  • Di recente, sei stato ospite nel talk show Conan – come attore, quail sono le maggiori differenze tra uno talk show dal vivo ed un film? // In more recent years, you guest starred on the hugely popular talk show Conan – as an actor, what are the major differences between acting in that as opposed to a movie?

Dal punto di vista attoriale, si tratta di recitare una parte, non c’è differenza. “Chi interpreto e qual è l’obbiettivo?” Cercare di tenerlo nella forma più basica possible aiuta nel muoversi tra i diversi mezzi. Conan è uno show dal vivo il che porta un elemento diverso. Non avere la possibilità di fermarsi e ricominciare significa lavorare come a teatro dove non c’è alcuna reta di salvataggio. Ho fatto lo show 6 volte finora ed è sempre uno spasso. Non recito più tanto quanto un tempo per cui quando mi chiamano e vado a fare la mia parte per un giorno, è divertentissimo. Conan è una gran persona.

From an actor’s stand point, it’s all about playing a character, there really is no difference. “Who am I playing and what is the objective?” Trying to keep it in its simplest form makes it easier to move in between mediums. Conan is a live show, which brings a different element to it. Not having the luxury of stopping and starting means you working more like live theatre, where there is no safety net. I’ve done the show 6 times now over the years and it is always great fun. I don’t act nearly as much as I used to, so when the Conan show calls and I get to go in and play for the day, it’s a blast. Conan, the longest running late night talk show host in the US, is an amazing guy.

Christopher Birt è apparso, finora, sei volte nello show dal vivo Conan (2010-2020), un’esperienza che l’ha riportato alle sue origini teatrali. // Christopher Birt has appeared, so far, six times on live show Conan (2010-2020), an experience that harkens back to his theater background.
  • Di cosa ti occupi oggi? C’è un progetto a te caro di cui vorresti parlare? // What are you up to these days? Is there any one project near and dear to you that you’d like people to know about?

Dico sempre che la carriera d’attore che ho avuto per vent’anni non la scambierei per nulla al mondo. Non mi è mai sfuggito di mente il fatto di essere arrivato dai sobborghi a lavorare con i più grandi di Hollywood, per produzioni in giro per il mondo. Ho visto la Nuova Zelanda, India, Parigi, Toronto, Miami, Chicago ed infinite altre città e Paesi del pianeta e tutto grazie alla recitazione e di questo sarò sempre grato. Anche se è difficile scegliere, penso che il lavoro di cui sono più orgoglioso sia aver lavorato col mio idolo, Sidney Poitier. Nel 1996, fui in grado di interpretare suo figlio nel film per la Tv To Sir, with Love II (Peter Bogdanovich, 1996). Sotto la direzione di Peter Bogdanovich, fui fortunato a condividere scene con l’uomo che aveva aperto la breccia per gli attori di colore. Certo, c’erano stati attori di colore prima di lui, ma essere il primo uomo di colore a vincere l’Oscar per I Gigli del Campo (Ralph Nelson, 1963) spianò la strada per molti altri a sognare in grande. Altri come me. Ti ho raccontato di come i miei genitori ci portassero in centro per vedere quelle commedie con lui e Bill Cosby. Quando ero un giovane attore, studiai la sua storia e di tutte le barriere della società del tempo che dovette abbattere e che non lo vedevano come un essere umano completo fino al 1964, un anno prima che nascessi. Quando lavorai con lui, Jack Nicholson e tanti altri, totalmente intimidito e spaventato dal parlare finchè non mi venisse rivolta la parola, dissi a Sidney quanto gli fossi grato per essere diventato un attore in modo tale che anche io avrei potuto diventarlo – quando gli dissi ciò, apprezzò tantissimo. Un uomo così umile, incredibile, di un’altra epoca, come si dice, non li fanno più così. Nei primi anni duemila, mio padre – e migliore amico – morì di cancro. Avevo trentaquattro anni ed ero completamente a pezzi. Il desiderio di rimanere sulla scala mobile di Hollywood e passare da audizione ad audizione per poi fare i bagagli ed andare in qualche location per mesi non era più il mio obbiettivo. Iniziai a diminuire il numero di audizioni ed ad accettare meno lavori. Tornai all’Università per completare il mio ciclo di studi e laurearmi. Finii col trovarmi nel business del turismo. Diventare tour director e guidare le persone mi veniva natural. Avrei presto ricominciato a viaggiare, talvolta per trenta settimane l’anno, in vari luoghi per vacanze da 7/14 giorni. Questo mi ha portato ad essere co-proprietario di una compagnia, Nomad Adventure Tours, fino a scrivere di viaggi per un blog che è ciò che faccio ora. La pandemia, sfortunatamente, ha decimato l’industria del turismo, seppur temporaneamente, così come quella dell’intrattenimento. Tanti miei amici sono in difficoltà. Faccio parte di una compagnia di produzione e 3 di noi hanno scritto sceneggiature per uno show comico in questo periodo tramite videochiamate. Di recente abbiamo messo insieme un gruppo di attori per una lettura del nostro episodio pilota ed è andata benissimo. Sentiamo di essere pronti a portare in giro per Hollywood il nostro progetto.

I always say that the ride I had as an actor for nearly 20 years was one I would never trade with anyone. It was never lost on me the fact that I had come from suburbia to working with some of the best and biggest Hollywood has ever seen, in productions that filmed in locations around the world. I saw New Zealand, India, Paris, Toronto, Miami, Chicago and countless other cities and countries across this planet because of acting and I will forever be grateful. While it is hard to choose, I think I am most proud of working with my idol, Sidney Poitier. In 1967, I was able to play his son in the television movie To Sir with Love II (Peter Bogdanovich, 1996). Under the direction of Peter Bogdanovich, I was fortunate to have scenes with the man who started it all for black actors. Of course, there were black actors before him, but being the first black male to win an Academy award for Lilies of the Field (Ralph Nelson, 1963) paved the way for so many others to dream big. Others like me. I told you my parents would drive us into the city to see him in those comedies with Bill Cosby. I would learn as a young actor of his struggle to break down barriers set by society that would not see him as a full human being until 1964, one year before I was born. When I worked with him, like Jack Nicholson and so many others, totally intimidated and afraid to speak until spoken to, I told him how grateful I was to him that he had become an actor so that I could become an actor, he was so appreciative. Such a humble, incredible man, clearly from another era as they say they don’t make them like him anymore. In the early 2000s, my father and best friend, died of cancer. I was thirtyfour and completely shattered. The desire to stay on the Hollywood treadmill of constantly auditioning and then packing and leaving to some location for months on end was no longer my focus. I decreased my auditions and took less jobs. I went back to university to complete my degree. I ended up getting involved in the tour business. Becoming a tour director and guiding people felt very natural to me. Soon I would be travelling again, sometimes for upwards of thirty weeks a year, to various locations on 7 to 14-day vacations. That led to co-owning a company, Nomad Adventure Tours, to travel writing and blogging, which is what I do now. The pandemic has unfortunately decimated the travel industry, temporarily, as it has the entertainment industry, quite frankly. So many of my friends struggling. I’m part of a production company and three of us have been writing scripts for a comedy show during this time via zoom calls. We’ve recently assembled a group of actors for a staged reading of our pilot and it went really well. We feel we are ready to begin shopping our project to Hollywood. Say a prayer for our success!

Christopher Birt interpretò To Sir, With Love II (1996) al fianco del suo idolo Sidney Poitier. // Christopher Birt finally had the chance to play alongside his idol Sidney Poitier in To Sir, With Love II (1996), playing the part of his son.

Al mio sito internet, www.cbactortraveler.com, potete trovare tanti articoli, foto e video della mia carriera e dei miei viaggi. Grazie mille per avermi chiesto di fare questa cosa, Pietro, mi sono divertito un sacco!

On my website, www.cbactortraveler.com is where you can find many blog entries, photos and videos of my career and world travels. Thank you so much for asking me to do this, Pietro, I had a blast!

Intervista a Chuck Bush, il gigante Dorman di FANDANGO. Interview with Chuck Bush, the soft giant Dorman from FANDANGO.

Chuck Bush presso la location “Chata Ortega’s” in Texas, dove furono girate alcune sequenze di Fandango (1985). // Chuck Bush at the “Chata Ortega’s” location in Texas where some sequences of Fandango (1985) were filmed.
  • Cominciamo dall’inizio: da ragazzino, sognavi mai di diventare un attore o ritenevi che lo show business fosse qualcosa di irraggiungibile? // Let’s start from the very beginning: as a young boy, did you ever dream about becoming an actor or was working in the industry something you thought unattainable as a Louisiana kid?

Non avevo mai considerato di fare l’attore come lavoro ma a causa della mia stazza mi sono sempre fatto notare. Per qualche tempo lavorai come guardia del corpo e questo mi diede un po di notorietà. Ed era già abbastanza per me.

I never considered acting as a profession but because of my size, I’ve always stood out in the crowd. I worked for a while as a bodyguard and that afforded me a certain notoriety. And that was enough.

  • Come è stata la tua infanzia a Houma (Louisiana)? I film facevano parte della tua vita all’epoca? // What was your childhood like growing up in Houma (Lousiana)? Were the movies a big part of your life back then?

Houma era ed è ancora una cittadina relativamente piccola. Crescendo i miei amici ed io praticavamo sport e ci divertivamo con le auto. Il cinema, però, lo amo dall’infanzia!

Houma was, and still is, a relatively small town. Growing up my friends and I played sports and messed with cars in between. But I loved movies from an early age!

  • La tua biografia ci dice che nel 1982 ti trasferisti in Texas – uno Stato che avrebbe cambiato la tua vita – e l’anno successivo incontrasti il regista Kevin Reynolds mentre stavi entrando in un mini market. Ovviamente non eri al corrente che lui fosse alla disperata ricerca della persona giusta per interpretare il rozzo Dorman per il suo primo lungometraggio, Fandango (1985). Puoi raccontarci come andarano le cose quel fatidico giorno? // Your bio states that in 1982 you moved to Texas – a State that would change your life – and the next year you met director Kevin Reynolds while you were entering a 7-11 store. Little did you know that he was desperately trying to find the right person to fill in the shoes of boorish Dorman in his first feature film, Fandango (1985). Could you recount what went down that day? How did Reynolds approach you?

All’epoca vivevo ad Austin (Texas) quando andai in quel mini market per prendermi qualcosa da mangiare. Kevin Reynolds non mi approcciò inizialmente ma fu il suo amico ed assistente Mark Illsley a farlo.

I was living in Austin, Texas when I went to a 7-11 to grab a late snack. Kevin Reynolds did not approach me at first, but his friend and assistant, Mark Illsley made the initial contact.

Il fatidico minimarket dove, il 3 Aprile 1983, Chuck Bush venne approcciato e scelto per il ruolo di Dorman, uno dei cinque Groovers di Fandango. // On April 3rd, 1983, Chuck Bush was approached coming out of this former 7-11 and asked to be Dorman, one of the five Groovers in Fandango.
  • Una volta che fosti scritturato per la parte, come la approcciasti dato che non avevi esperienze attoriali precedenti? Gli altri membri del cast ti aiutarono? // Once you were cast, how did you approach your part seeing as you had no acting background? Were the other cast members helping you?

Quando mi scritturarono, mi fecero immediatamente trasferire nell’hotel in cui tutti soggiornavano. Fu la che incontrai il resto del cast e Kevin e Judd Nelson mi aiutarono moltissimo a prepararmi. Poi, quando arrivai sul set, ricevetti grandi consigli anche dal resto della troupe.

When I got cast, they immediately moved me into the hotel where they were staying. I met the rest of the cast and Kevin, and especially Judd Nelson helped me prepare. Then, when I got on set, the rest of the crew gave me some great advice as well.

Judd Nelson aiutò moltissimo Chuck Bush, neofita della recitazione, a prepararsi al ruolo di Dorman. Qui sopra, i due in una fotografia durante le riprese del film. // Judd Nelson helped acting neophyte Chuck Bush a lot to prepare for his role. Above, the two during the making of the movie.
  • Il film conta nelle sue fila un interessante schieramento di giganti dello schermo come Kevin Costner e Judd Nelson che all’epoca stavano iniziando a comparire sulla scena. Quando avvenne il tuo primo incontro con Kevin Costner e come fu? // The movie features an interesting array of screen greats such as Kevin Costner and Judd Nelson who were starting to come onto the scene back then. When did your first meeting with Kevin Costner take place and what was it like?

Incontrai tutto il cast in una volta sola in pratica. E dato che eravamo nella mia città, li portavo a visitare i miei posti preferiti quando avevamo del tempo libero.

I kind of met all the cast a once. Because we were in my town, I took them out with me to my favorite places as time allowed.

Il cast di Fandango contava, tra le sue fila, dei giovanissimi Kevin Costner e Judd Nelson agli inizi delle rispettive carriere. Nella foto sopra – (davanti): Kevin Costner, Sam Robards e Judd Nelson; (dietro): Chuck Bush e Brian Cesak. // Fandango featured young Kevin Costner and Judd Nelson at the beginning of their careers. Above – (front): Kevin Costner, Sam Robards and Judd Nelson; (back): Chuck Bush and Brian Cesak.
  • Ripensandoci ora, avesti il sentore che Kevin Costner possedesse quel “qualcosa di speciale” in sé che lo avrebbe reso una superstar? // Thinking back on it thirty-five years years later, did you sense back then that Kevin Costner had that “special something” in him to become a super star?

Mi piacerebbe rispondere “si” ma Kevin è ed è sempre stato mio amico. Tuttavia, posso dire che sia molto determinato.

I’d like to say “yes” but he is and has always been my friend, Kevin. He is very driven though.

Chuck Bush e Kevin Costner in una scena di Fandango. Judd Nelson e Sam Robards sul retro. // Chuck Bush and Kevin Costner in a scene from Fandango. Judd Nelson and Sam Robards are in the back.
  • Il regista Kevin Reynolds si era praticamente appena laureato dalla scuola di cinema quando iniziarono le riprese di Fandango. Avrebbe poi diretto film epici come Robin Hood: Principe Dei Ladri (1991), WaterWorld (1995) e Hatfields & McCoys (2012). Era rigido per quanto riguardava l’interpretazione del personaggio di Dorman od era aperto a suggerimenti ed idee che avresti potuto avere per il ruolo? // Director Kevin Reynolds had basically just graduated film school when he started on Fandango. He’d go on to direct epics such as Robin Hood: Prince Of Thieves (1991), WaterWorld (1995) and History Channel’s Hatfields & McCoys (2012). Was he strict about how the Dorman character needed to act like or was he open to ideas/suggestions you may have about the role?

No, non era irremovibile tuttavia aveva un’idea precisa di ciò che volesse da tutto il cast/personaggi.

He wasn’t strict though he had a definite sense of what he wanted from all of the cast/characters.

Lo sceneggiatore/regista Kevin Reynolds durante le riprese di Fandango. // Writer/director Kevin Reynolds during the making of Fandango.
  • Qual è il ricordo più divertente che conservi delle riprese del film? // What is the most fun memory you have shooting the movie?

Il ricordo più divertente che ho fu una gita in auto attraverso le montagne vicino ad El Paso. Eravamo noi del cast ed il regista Kevin Reynolds ed eravamo in questo furgone a notte tarda, guidando tra le montagne durante una tempesta di fulmini a fari spenti! Ci divertimmo tantissimo.

My most fun memory was a drive through the mountains near El Paso. It was the cast and Kevin Reynolds and we were in a van late at night, driving through the mountains in a lightning storm with our headlights off! We had a blast.

Il cameratismo dei Groovers protagonisti di Fandango si rispecchiava anche tra gli attori fuori dal set. // The camaraderie between the Groovers in Fandango was very much present amongst the actors off set.


  • Qual è il ricordo più divertente o significativo che hai di Kevin Costner durante le riprese? // What are your favorite memories of Kevin Costner that you have shooting the movie?

I miei ricordi preferiti di Kevin Costner sono assolutamente i momenti in cui parlavamo lontano dal set. C’era grande chimica tra noi a causa della nostra amicizia. Lui che fa rimbalzare la palla da basket sulla mia testa alla Scuola di Paracadutismo fu qualcosa a cui lavorammo assieme.

My favorite memories of Kevin Costner were really our time chatting away from the set. Though we did have great screen chemistry because of our friendship. Him bouncing the basketball off my head at the Parachute School was something he and I worked out together.

La scena fuori dall’hanger della scuola di paracadutismo in cui Gardner (Kevin Costner) fa rimbalzare la palla da basket sulla testa di Dorman (Chuck Bush) fu studiata ed improvvisata dai due attori durante le riprese. // The scene outside the hangar where Gardner (Kevin Costner) bounces the basketball off of the head of Dorman (Chuck Bush) was something both actor came up with and worked out off set.
  • Kevin Costner parlava mai di ciò che avrebbe fatto dopo Fandango? // Did Kevin Costner ever talk about what he was going to do next after Fandango?

Non in maniera specifica, e non durante le riprese. Sapevo che voleva diventare regista. Più avanti, fui in grado di fargli visita mentre stava sviluppando Balla Coi Lupi.

Not in specifics, not while we were shooting. I knew he wanted to direct. Later, I was able to visit him while he was developing Dances With Wolves.

  • Dopo che Fandango fu completato ed uscì, quando fu la prima volta che lo vedesti? E cosa ne pensasti? // After Fandango was completed and released, when did you first get to see it? What did you think of it after your first ever viewing?

Vidi Fandango per la prima volta ad una proiezione per la stampa a Dallas. Me la stavo facendo sotto! Giorni dopo lo rividi ad un cinema a Dallas e fui assalito. Haha.

I saw Fandango for the first time in Dallas at a press junket. I was scared stiff! Then I saw it at a theater in Dallas days later and got mobbed. Lol

Una recensione del 1985 definisce Fandango “un’opera arguta”. // A review from 1985 called Fandango “a witty piece of work”.
  • Avevi mai pensato che il film avrebbe avuto una vita così lunga e che sarebbe stato così amato in tutto il mondo? // Did you ever imagine that the movie would stand the test of time and be so beloved around the world?

A dire il vero non pensai mai al dopo ed all’impatto che il film avrebbe avuto sulle persone. Ne sono ancora colpito e piacevolmente stupito.

Never really thought about the aftermath and how this film would affect people. I’m amazed and pleasantly surprised.

Negli anni successivi alla sua uscita, Fandango si è ritagliato un seguito sempre maggiore di persone che lo hanno scoperto. Nel 2007 venne ideato “Ultimate Fandango“, un pellegrinaggio nei luoghi simbolo del film, a cadenza biennale, che attrae i fan della pellicola da tutto il mondo. // After its theatrical release, Fandango has carved an ever-growing cult follwing. In 2007 “Ultimate Fandango” was created, a pilgrimage to landmarks locations from the film attracting fans from all over the world.
  • Tu e Kevin Costner siete rimasti in contatto dopo Fandango? Com’è il vostro rapporto da allora? // Have you and Kevin Costner kept in touch after Fandango? What has your relationship been like since then?

Io e Kevin ci vediamo una volta l’anno, più o meno. Quest’anno ci siamo incontrati due volte e scambiati messaggi varie volte. Lo considero un amico.

I see Kevin about once a year. I’ve seen him twice this year and we have texted a few times. I consider him a friend.

Chuck Bush visita il suo vecchio amico Kevin Costner sul set di The Guardian a Shrevport (Louisiana) nel 2005. // Chuck Bush visiting his old friend Kevin Costner on set of The Guardian in Shrevport (Louisiana) in 2005.
  • Tu ed il tuo collega di Fandango Judd Nelson vi siete ritrovati sul set del thriller Fight Or Flight nel 2010. Vi siete scambiati ricordi riguardanti i vostri giorni alla ricerca di DOM? // You and fellow Fandango alumni Judd Nelson reunited on the action-thriller Fight Or Flight back in 2010. Did you guys reminisce about your days in search of DOM?

Judd ed io avemmo una reunion fantastica. Anche io e lui siamo rimasti in contatto abbastanza stretto.

Judd and I had a great reunion. We’ve also stayed in fairly close contact.

Da sinistra a destra: Judd Nelson, Chuck Bush e Robert Carradine dietro le quinte di Fight Or Flight nel 2009. // Left to right: Judd Nelson, Chuck Bush and Robert Carradine between takes on Fight Or Flight in 2009.
  • Oggi lavori nell’industria cinematografica come sceneggiatore/regista/produttore di film indipendenti e hai avuto un ruolo chiave nel creare incentivi fiscali per le produzioni Tv ed il Cinema collaborando con la Legislatura della Louisiana. Come risultato, sempre più grandi produzioni hollywoodiane scelgono il vostro Stato per le riprese. Anche Kevin Costner ha realizzato qualche suo film li, tra cui The Guardian, Mr. Brooks e, più recentemente, The Highwaymen per Netflix. L’hai mai incontrato sul set in Lousiana? // You now work in the film industry as writer/director/producer of independent films and were instrumental in creating tremendous tax incentives for film and Tv productions by working with the Louisiana Legislature. As a result of that, more and more major Hollywood productions pick your State to film in. Kevin Costner has made quite a few films there, including The Guardian, Mr. Brooks and, more recently, Netflix’s The Highwaymen. Have you ever visited him on set while he’s in Louisiana?

Sono stato con Kevin per un paio di giorni sul set di The Highwaymen (2019) e anche The Guardian (2006).

I was with Kevin for a couple days on The Highwaymen (2019) and The Guardian (2006) as well.

Chuck Bush e Kevin Costner sul set del film Netflix The Highwaymen in Louisiana. // Chuck Bush and Kevin Costner on set of Netlix’s The Highwaymen.
  • Adesso, la consueta domanda: i tuoi 3 film preferiti di Kevin Costner! // Now, the customary question: name your Top 3 favorite Kevin Costner movies!

Open Range, The Guardian e Balla Coi Lupi.

Open Range, The Guardian and Dances With Wolves.

Miklos Wright – cutting out a life in Film. Miklos Wright – ricavarsi una vita nel Cinema.

Da sinistra a destra: Kevin Costner, Miklos Wright e sua moglie Annie alla prima de La Rapina il 20 Febbraio 2001 a Hollywood. // Left to right: Kevin Costner, Miklos Wright and his wife Annie at the Hollywood premiere of 3000 Miles To Graceland on February 20, 2001.

Questo è una grande emozione a per me in quanto La Rapina (2001) mi colpì molto quando andai a vederlo al cinema nel Febbraio del 2002 qui in Italia e fu anche uno dei film con cui mi aiutai per imparare l’inglese. E’ per questo che vorrei ringraziarti, Miklos, per essere così gentile da avermi concesso questa intervista.

This is a real thrill for me in that 3000 Miles To Graceland (2001) literally blew me away when I went to see it at the cinema back in February 2002 here in Italy and it was also one of the movies I first used for help to learn the English language. So, thank you Miklos for being so kind in granting this interview. Your availability and kindness are not lost on me.

  • Crescere in una famiglia di artisti deve avere giocato un ruolo nella scelta di perseguire una carriera nel campo artistico. Quale fu l’evento scatenante che ti fece capire che il tuo future fosse nel Cinema? // Growing up in an artistic family must have played a role in your pursuing a career in the arts. But what was the one event that actually made you realize your future was in film?

Un giorno ero a casa di una amico e stavamo guardando Un Lupo Mannaro Americano A Londra (John Landis, 1981) ed era la scena dell’incubo dentro all’incubo in cui l’infermiera viene accoltellata dal lupo/Nazista. Avevo all’incirca dodici anni e l’accoltellamento mi spaventava a morte e per sentirmi al sicuro mi coprivo gli occhi fino a che non sarebbe finito. Improvvisamente il mio amico mise in pausa il film e mi domandò, “Come hanno fatto a realizzare il suono dell’accoltellamento? Credi che abbiano preso a coltellato un pezzo di carne vero? Dev’essere stato difficile stare a tempo perfettamente.” Riavvolse il nastro, premette play e cercò di stare a tempo mentre ricreava egli stesso l’accoltellamento. Rideva ed allo stesso tempo era disgustato dall’idea e disse di nuovo, “Come hanno fatto?” Fu in quel momento che realizzai che era uno spettacolo di finzione non tanto da vedere come reale quanto come uno straordinario progetto artistico onnicomprensivo. Fu il momento in cui passai dall’essere un fan dei film ad uno studente e cambiò la mia prospettiva da quella di spettatore a quella di osservatore.

One day I was at home with a buddy and agreed to watch The American Werewolf in London (John Landis, 1981) and it was the nightmare inside of a nightmare bit where the nurse gets stabbed by the wolf/Nazi. I was about 12 years old and the stabbing was scaring the wits out of me. To protect myself I was covering my eyes waiting for it to be over, but then my friend stopped the tape and asked me “How did they get that stabbing sound effect? Do you think they stabbed an actual side of meat? Must have been tough to get the timing just right.” He rewound the tape a bit, hit play, and then tried to get in sync with acting out the stabbing. He was laughing and getting grossed out by the idea and said “How did they do that?” It was at that moment I took on the awareness that it was a show, and that I didn’t have to see it as real, but as an all-encompassing amazing art project. It is my first memory of moving from a fan to a student of the medium and forever changed my perspective from one of viewer to one of observer.

Un Lupo Mannaro Americano a Londra (1981) cambiò la prospettiva di Miklos da semplice spettatore ad osservatore. // An American Warewolf in London (1981) changed how Miklos watched and experienced movies.
  • Quali erano i tuoi film preferiti durante l’infanzia? // What were some of your favorite movies growing up?

Amavo le storie di eroi e amavo il genere western. Butch Cassidy (George Roy Hill, 1969) mi rimase particolarmente impresso perchè non riuscivo a credere che gli eroi della storia potessero morire alla fine del film. Amavo anche l’azione e, anche se troppo piccolo, vidi al cinema classici come Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975), Alien (Ridley Scott, 1979) ed Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979). Tutte queste pellicole mi turbarono molto e non riuscivo a credere che potessero essere giudicate come semplici “film”. Dopo aver visto Lo Squalo avevo persino paura a farmi il bagno, per esempio, e ad oggi ripenso alle sensazioni che mi fecero vivere quei lungometraggi con gratitudine per la potenza del mezzo cinematografico. Fedele al mio amore per il western amavo Guerre Stellari (George Lucas, 1977) ed anni dopo vidi Balla Coi Lupi (Kevin Costner, 1990) e lo trovai assolutamente fantastico. Mia madre adora quel film e quando uscì era una grande fan di Kevin e mi disse che se avessi deciso di perseguire una carriera nel cinema avrei dovuto lavorare con Kevin Costner. Il fatto che i suoi desideri siano diventati realtà è qualcosa di cui tutta la famiglia va molto fiera.

I loved the story of a hero, and I loved genre of the western. Butch Cassidy and The Sundance Kid (George Roy Hill, 1969) would really stick with me because I couldn’t believe the heroes could die at the end. I loved action and at way too young an age I saw the classics in the theater like Jaws (Steven Spielberg, 1975), Alien (Ridley Scott, 1979) and Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979). These films disturbed me greatly and I couldn’t believe people could dismiss them as “movies.” After Jaws I couldn’t even take a bath, and I always look back on those feelings with appreciation for the power of the medium. True to my love of the western I loved Star Wars (George Lucas, 1977) and later found Dances With Wolves (Kevin Costner, 1990) to be absolutely fantastic. My mother loves that film. When it came out she was a huge fan of Kevin and instructed me that if I was going to pursue a career in film then I needed to work with Kevin Costner. It’s more then a bit of family pride that her wishes would come to fruition.

Miklos ha sempre amato le storie di eroi ed i western e da bambino rimase affascinato da film come Butch Cassidy (1969), Guerre Stellari (1977), “Alien” (1979), Lo Squalo (1975) ed Apocalypse Now (1979). Anni dopo, si sarebbe innamorato di Balla Coi Lupi (1990) ed avrebbe collaborato con il suo regista più volte. // Miklos always loved stories about heroes and westerns and grew up on movies such as Butch Cassidy and the Sundance Kid (1969), Star Wars (1977), Alien (1979) and Apocalypse Now (1979). Years later, he’d fall in love with Dances With Wolves (1990) and end up working with its actor/director multiple times.
  • Dopo esserti laureato alla Rhode Island School of Design iniziasti la tua carriera lavorando nella post produzione – qual è l’elemento che ti fece innamorare di questa particolare fase del processo di realizzazione di un film? // After you graduated at the Rhode Island School of Design, you started your career in post production – what is it about this particular phase of the moviemaking process that hooked you in?

Alla Rhode Island School of Design ci insegnavano che non tutti saremmo diventati dei registi ma ci incoraggiavano a prestare attenzione a quelle che erano le nostre propensioni e ad essere aperti e ricettivi alle varie parti del processo filmico. Notai che quando mi trovavo in sala di montaggio mi sentivo molto più creativo e che c’era qualcosa in quella fase da cui ero attratto. Poi il caso volle che passai l’estate tra il penultimo e l’ultimo anno come assistente montatore al film I Marziani Invadono la Terra (Stanley Sheff, 1989). Questa esperienza si rivelò essere più utile del mio diploma e mi aprì le porte ad una carriera professionale. Tuttavia, la vera scintilla scattò dopo il college lavorando dietro le quinte sul versante della produzione e stare sul set come membro di tanti diversi reparti. Cineprese, oggetti di scena, luci, catering, ecc. E scoprii che, a differenza del processo di post produzione, li c’è tanto faticoso lavoro manuale da fare e che se non sei il vero creatore della storia, come lo sceneggiatore od il regista, e se non sei il direttore della fotografia, allora l’esperienza migliore per maneggiare e modellare la storia avviene durante il montaggio. Questa è la fase in cui tutti gli elementi confluiscono. Tutte le intenzioni di tante persone di talento dipendono dalle dita del montatore. La mia passione risiede nel vivere una storia ed, in quanto montatore, mi piace riflettere sull’enigma che ogni opportunità di montaggio porta con sé. Dal mio punto di vista la fase di produzione è dove la storia si crea, mentre la fase di post-produzione è dove la storia si racconta.

At RISD we were guided to accept that not all of us would be directors. We were encouraged to be attentive to how our skills developed and to be open to focusing on the different parts of the process. I noticed that when I was in an editing bay I felt the most creative, and that there was something about that particular part of the process I was drawn to. Then fate would step in and I would find myself spending my summer between my junior and senor year at RISD as the assistant editor on the feature film Lobster Man from Mars (Stanley Sheff, 1989). This credit would be more valuable then my degree, and opened the doors to a professional career. Yet, the actual hook would come after college working on the production side of things and being on set as a member of many of the different departments. Camera, props, lighting, catering, etc… and discover that compared to the post process production is really a lot of physical labor. That if you are not the actual creator of the story, like the writer or director, and you are not the cinematographer, then the greatest experience of wielding story happens in the editing process. Editing is where it all comes together. All of the intentions of so many incredibly talented people arrive at an editor’s fingertips. My passion is to experience story telling, and as an editor I enjoy pondering the riddle presented with every editing opportunity. From my perspective production is where the story gets made, and post is where the story gets told.

I Marziani Invadono la Terra (1989) fu il primo in assoluto a cui Miklos lavorò come assistente al montaggio. // Lobster Man from Mars (1989) was the very first motion picture Miklos worked on as assistant editor.
  • Quando facesti squadra con il tuo vecchio compagno di master, lo sceneggiatore/produttore/regista Demian Lichtenstein, ti eri appena trasferito a New York dove entrambi avreste lavorato al film indipendente Lowball (Demian Lichtenstein, 1996). Come vi metteste in contatto durante questo periodo? // When you teamed up with your old grade school friend, writer/producer/director Demian Lichtenstein, you’d just moved to New York where you both would work together on the independent film Lowball (Demian Lichetnestein, 1996). How did you hook up with him at this time?

Demian mi supportava nel mio sogno di diventare un montatore e mi chiese di aiutarlo nella post-produzione del film ed accettai. Fu molto semplice perché ci si vedeva spesso.

Demian supported my ambition to become and editor and he asked me to help out with the postproduction and I accepted. It was that easy because we were always seeing each other.

Lowball (1996) fu il primo lungometraggio su cui lavorarono assieme i due amici Miklos Wright e Demian Lichtenstein. Qualche anno dopo, si sarebbero ritrovati per realizzare La Rapina (2001). // Lowball (1996) was the first feature Miklos and his friend Demian Lichtenstein collaborated on. A few years later, the’d team up again on 3000 Miles To Graceland (2001).
  • Come fu lavorare a Lowball? // What was the Lowball experience like?

Un sacco di lavoro ma anche un sacco di divertimento. Per noi era un vero sogno. Era la metà degli anni novanta a New York City e vivevamo in un bellissimo loft nel quartiere SoHo. Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994) aveva dimostrato che un film violento e crudo potesse diventare un successo enorme. Internet stava per esplodere e tutti parlavano del fatto che sarebbe stato tutto digitale ed eccoci là a montare il nostro film su di un apparecchio all’avanguardia per il montaggio non lineare chiamato AVID. Per gli standard odierni, il tuo tostapane probabilmente ha più potenza computativa ma, ad ogni modo, ci sbizzarrivamo con un Apple Quadra 950 con processore da 33mhz e 64gb di memoria Ram. Per archiviare il nostro film avevamo una fila di enormi drive con una capacità di storaggio da 36gb. Tutto ciò avveniva prima che l’industria cinematografica avesse accettato l’AVID per il montaggio dei film per cui ci sentivamo un po’ dei pionieri. Vedere il lavoro finito fu molto simile a quando arrivi al termine di una scalata, ti volti e vedi un paesaggio incredibile. Stupendo. Tutti i singoli estenuanti passi del cammino si accumulano ed arrivi a qualcosa di molto più grande di ciò che i singoli pezzetti potessero mai essere presi singolarmente. Imparai così tanto sia tecnicamente che artisticamente e per questo sarà sempre riconoscente a Lowball.

Tons of work, but also tons of fun. We considered it living the dream. It was the middle of the 1990s in New York City and we were living in a beautiful loft in SoHo. Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994) had proved that a violent gritty show could become a giant hit. The internet was only beginning to explode, there was a buzz about everything going digital, and there we were editing our own feature film on the state of the art non linear editing equipment called AVID. By today’s standards, your toaster probably has more computing power, but regardless we cooked up all kinds of work with an Apple Quadra 950 sporting a 33mhz processor and 64 gigs of ram. To store our digitized film we had a mind boggling huge array of five drives with a storage total of 36 gigs. This was also before the industry had accepted AVID for editing film so we enjoyed a bit of a pioneer experience. The process of going from the shooting film frame rate of 24 fps to the editing video rate of 29.976 fps and then back to 24 fps for projection had only just been invented. Consequently there were many complications and uncertainties that would only be cleared up when we finally got the negative cut, the mix completed, struck a 35mm print and the show played as intended. Watching the final work projected was a lot like the moment when you finish climbing a huge mountain and at the top you turn back and see the incredible view. Beautiful. All the exhausting endless steps of the journey add up and you arrive at something that is far grander then any one of the bits could ever be on it’s own. I learned so much about the process both technically and artistically that I am forever grateful for Lowball.

Pulp Fiction (1994) diede una scossa al mondo cinematografico indipendente ed incoraggiò molti giovani cineasti a realizzare i loro progetti al di fuori dello studio system. // Pulp Fiction (1994) revitalized independent filmmaking and encouraged young filmmakers to work outside the studio system.
  • Per finanziare la post-produzione di Lowball, sia tu che Demian lavoraste a video musicali per alcuni grandi artisti come Eric Clapton ed Eric B and Rakim. Quali sono le differenze maggiori tra il montaggio di un video musicale e quello di un film? // To fund the postproduction process of Lowball, you both worked on some music videos for heavy-hitters musicians such as Eric Clapton and Eric B and Rakim. What would you say are the major differences between editing music videos and feature films?

Il format breve dei video musicali non è così diverso da quello lungo dei film. C’è una performance, c’è uno stile e, proprio come un film, la buona musica ha una storia da raccontare. Ritengo che i video musicali siano un ottimo allenamento per il montaggio dei lungometraggi. Tutt’ora mi affido moltissimo all’esperienza maturata montando video musicali per realizzare montaggi cinematografici. La differenza maggiore sta nel fatto che coi video musicali puoi barare molto di più e subissare lo spettatore con una miriade di immagini è cosa ben vista. Il format lungo dei film necessita di maggiore discretezza poichè richiede molto più tempo ed attenzione da parte del pubblico. Il format corto deve scuotere l’audience per catturarne l’attenzione, il format lungo deve, invece, essere liscio e vellutato in modo che le pupille dello spettatore non si stanchino. Oltretutto, è assodato che i video musicali siano pezzi di fantasia che nulla hanno a che fare con la realtà e gli spettatori sono solitamente parte della scena; un lungometraggio cinematografico, d’altro canto, ha il compito di convincere il pubblico che l’illusione sia reale. Mi piace pensare a questa dicotomia come a “stile vs. sostanza”.

The short format of music videos are not unlike the structure of the long format of feature films. There is performance, there is style, and like a feature good music has a story to tell. I consider the music video a great training ground for editing feature films. I lean heavily into my music video experience to make montages all the time. The major difference is that you can cheat a lot in a music video, and it’s ok to overwhelm the viewer with a barrage of images. The long format needs to be more subtle because it demands so much more time and attention from the viewer. The short format needs to jar the viewer to catch their attention, but a long format needs to be smooth and silky to keep the viewers eyeballs from getting exhausted. Additionally music videos are understood to be a piece of fantasy and the audience is typically in on the gag where a feature film needs to convince the audience that the illusion is real. I like to think of it as “style versus substance”.

Lavorare a dei video musicali servì a Miklos e Demian non solo per finanziare la post-produzione di Lowball ma anche per imparare a maneggiare più strumenti possibili per raccontare una storia per il cinema. // Working on music videos not only helped Miklos and Demian finance post-production on Lowball but to learn and hone technical skills to tell stories for cinema.
  • Demian Lichtenstein scrisse La Rapina (2001) assieme a Richard Recco. Demian ti aveva parlato del progetto mentre lavoravate a Lowball? Potresti raccontare la genesi del film? // Demian Lichtenstein co-wrote the 3000 Miles To Graceland (2001) feature film with Richard Recco. Had Demian talked about it while doing Lowball? Could you recall what was the genesis of it?

Ricordo che mentre stavamo finendo Lowball, una prima stesura de La Rapina (2001) fu inviata a Demian come progetto da dirigere. A lui piacque l’idea ma riteneva che ci si dovesse lavorare molto. E’ cosa molto comune per un regista riscrivere un film e condividerne il credito ed è ciò che successe in questo caso. Il progetto arrivò quando Demian aveva fatto i bagagli, compreso l’AVID, e si era trasferito a Los Angeles con l’obbiettivo di realizzare il suo prossimo film.

I remember that as we finished Lowball an early draft of 3000 Miles To Graceland (2001) was submitted to Demian to direct. Demian liked the idea, but believed it needed a lot of work. It’s very common for a director to re-write a show and share credit, and that’s what happened. It also arrived at the same time Demian had packed up his life, including the AVID, and moved to Los Angeles with the mission of making his next feature film.

Il soggetto de La Rapina era stato offerto a Lichtenstein quando ancora stavo lavorando a Lowball e decise che sarebbe stato il suo film successivo. // The 3000 Miles To Graceland project was offered to Lichtenstein while still working on Lowball and he decided it’d be his next movie.
  • Come entrasti a far parte del progetto? // How did you get on board the project?

Fui parte del progetto dall’inizio e fu mia l’idea della battaglia computerizzata tra i due scorpioni nei titoli di testa cosa che realizzai con un diciassettenne Neill Blomkamp come mio animatore principale. (Neil Blomkamp è diventato uno dei maggiori esponenti del cinema di fantascienza dirigendo pellicole quali District 9 [2009], Elysium [2013] e Humandroid [2015], ndr).

I was there from the beginning and pitched the idea for the animated scorpion battle at the front of the show which I went on to create with a 17 year old Neill Blomkamp as my lead animator. (Neil Blomkamp went on to become an acclaimed sci-fi director with movies such as District 9 [2009], Elysium [2013] and Chappie [2015], editor’s note).

I titoli di testa del film, realizzati con animazione in computer grafica, furono un’idea di Miklos che ebbe l’ausilio di un giovanissimo Neill Blomkamp per la loro realizzazione. // The animated opening credits sequence was Miklos’ idea and was helped in carrying it out by a then 17-year old Neill Blomkamp.
  • Ricordi come Kevin Costner divenne parte del progetto e come vi sentiste quanto espresse interesse a farne parte? // Do you recall how Kevin Costner got involved in the project and what did you feel like when he first approached you guys about wanting to be in the film?

Accadde tutto a Los Angeles mentre io ero ancora a New York sognando di essere un montatore di successo di video pubblicitari e guadagnare così tanti soldi da potermi comprare uno yacht. Era inizio autunno quando Demian mi telefonò per dirmi che Kevin aveva espresso interesse per La Rapina ma che voleva anche vedere una copia in 35mm di Lowball per avere le prove che Demian fosse in grado di realizzare un film. Ero l’unico ad essere in possesso di una copia in 35mm del film ed onestamente ero un po’ scettico riguardo la cosa. Quando compilai il modulo FedEx da consegnare al Sig. Kevin Costner conservai la ricevuta credendo che sarebbe stato il momento in cui mi sarei avvicinato maggiormente a lavorare con lui. Tuttavia a Natale, mentre ero in visita dai miei genitori, Demian arrivò senza preavviso sul vialetto di casa alla guida di un enorme SUV indossando un capello da Babbo Natale. “Costner ha detto si! Abbiamo un contratto con la Warner Brothers!” Quella fu la fine della mia carriera da montatore di video pubblicitari.

This all happened in LA while I was still in SoHo living the dream of being a successful commercial editor making the kind of money that could some day buy a yacht. It was in the early fall when Demian called me saying that he had the interest of Kevin to make 3000 Miles To Graceland, but that Kevin wanted to see a 35 mm print of Lowball as proof Demian could deliver a movie. I had the only print in existence and was admittedly a bit cynical about the whole thing and when I filled out the FedEx form to deliver to Mr. Kevin Costner I saved the receipt believing it would be the closest I would ever come to working with Kevin. However on the following Christmas day when I was visiting with family at my father’s house in VT, unannounced Demian drove into the driveway in a huge rented SUV wearing a Santa hat. “Costner said yes! We have deal with Warner Brothers!” And that was the end of my career as a commercial editor.

Il regista/sceneggiatore Demian Lichtenstein e Kevin Costner. // Writer/director Demian Lichtenstein and Kevin Costner.
  • Il film contava molti produttori tra le sue fila ed è risaputo che la sua realizzazione e la fase di post-produzione furono tutt’altro che facili. Demian Lichtenstein ha parlato del fatto che il budget venne ridotto durante le riprese per cui molte scene previste dalla sceneggiatura non furono girate. Quali sono i tuoi ricordi al riguardo? // The movie had a lot of producers attached and it’s well known that the production and post-production process wasn’t quite smooth-sailing. Demian Lichtenstein has talked about the budget being cut during production so a lot of sequences couldn’t be filmed. What are your recollections of the experience?

Spesso si dice che fare un film sia simile a fare una guerra perchè ci sono tante battaglie da combattere e sapere di chi potersi fidare diventa essenziale per sopravvivere. Ogni sequenza che vedi fu una battaglia ed imparammo la sottile arte del compromesso per portare a termine il progetto. E’ vero, c’erano molte idee che abbandonammo per tagliare i costi, ma alcune di queste erano snodi narrativi di cui la storia non poteva fare a meno e questo ci spinse ad essere molto creativi per aggirare grossi problemi.

Making a feature film is most often described with analogies of war because there are so many battles to be fought and knowing whom you can trust becomes essential to survival. Every shot you see was a battle, and we would learn the fine art of compromise to get the show made. Sure there were many ideas that would be lost to cut costs, but some of these were plot points the story demanded, and we would get crazy creative to get around some major problems.

  • La rivista cinematografica “Entertainment Weekly” pubblicò un articolo il 26 Febbraio 2001 sul fatto che ci fossero stati due montaggi diversi del film testati con due pubblici diversi. Un “montaggio di Kurt Russell”, orientato maggiormente sugli elementi comici del film, ed un “montaggio di Kevin Costner”, incentrato maggiormente sulla violenza e l’azione. Puoi raccontare di come fosse lavorare con Kevin Costner in sala di montaggio durante questo periodo? // “Entertainment Weekly” ran an article back on February 26, 2001 which claimed that two cuts of the film were test-screened. A “Kurt Russell cut” which was more comedy-oriented and a “Kevin Costner cut” which focused primarily on the action and violence. The latter tested better and the studio went with it. Do you recall what it was like working with Kevin Costner in the editing room during this time?

E’ vero che ci fu una prova di forza tra Kevin e Kurt con versioni diverse del film ma entrambe erano sia comiche che violente. Per essere molto chiari, Kevin Costner è probabilmente la persona più divertente che abbia mai conosciuto. E’ fonte di ilarità continua ed adoro passare del tempo con lui perché è un vero spasso. Imita persone e soprattutto i loro passi di danza e questo provoca crampi dalle risate a chiunque si trovi nei paraggi. Genio assoluto. Mi pare che Kurt Russell, invece, risparmi la componente di divertimento per la sua performance attoriale e non l’ho mai trovato divertente di persona. Ad ogni modo, la storia andò così: stavamo lavorando al montaggio del regista ed il film stava diventando lungo. Questo era un problema perché la Warner Brothers aveva stipulato nel contratto che il film non fosse più lungo di 124 minuti dal logo d’apertura alla grafica finale con la data di copyright. Il montaggio di Demian era sui 130 minuti anche dopo aver fatto piccoli tagli che erano stati strazianti per noi. Kevin aveva diritto di approvazione del montaggio finale come recitava la clausola del suo contratto così Demian chiese a Kevin di fare un salto in sala di montaggio per dare un’occhiata alla prima ora del film dove pensavamo che potessimo concederci ulteriori tagli. Kevin fu incredibilmente generoso e lusinghiero per le idee inusuali che avevamo avuto e ci diede suggerimenti incredibili. Niente di tecnico, cosa che sarebbe stata offensiva, ma piuttosto suggerimenti sull’essere strategici su come le scene si bilanciavano l’una con l’altra. Per esempio, stavamo pensando di rimuovere la scena alla tavola calda tra Kurt e Courtney Cox poiché ci sembrava lunga ma Kevin ci fece notare che avevamo forzato la chimica tra i due personaggi durante il loro primo incontro e se avessimo smorzato un po’ quella sequenza, avremmo creato maggiore spazio emotivo per la scena alla tavola calda ed, allo stesso tempo, operato i tagli richiesti. Fu di grande ispirazione. Gli chiedemmo di guardare tutto il film ma rifiutò facendo notare che era il montaggio di Demian e, soprattutto, il film di Demian. Che grande! Poco dopo, venimmo a sapere che Kurt era stato informato della cosa e pretese un trattamento equo. Il team di produttori esecutivi acconsentì e gli facemmo il favore. Kurt venne e si mise al lavoro con l’altro montatore, Michael Duthie, per cinque giorni e cinque notti. Operò tagli estremamente invasivi e portò il film sotto i 120 minuti. Visto il limite della lunghezza imposto dalla WB, questo fece molto contenti i produttori esecutivi. Ritenemmo che questa cosa fosse ridicola dato che avevamo già tre diverse versioni del film sotto i 120 minuti ma non volevamo operare tagli radicali. All’improvviso Kurt era un grande eroe e aveva “salvato il film” cosa molto difficile da accettare poichè odiavamo la sua versione. Era stupida. Non divertente. Stupida. Roba da commedia romantica. Kevin dovette essere coinvolto perchè aveva ancora diritto di decisione sul montaggio finale ed anche lui non era contento della versione di Kurt la quale calpestava tantissime parti originali che il pubblico ama del film. Riesci ad immaginare la scena in cui la gang entra nel casinò senza “Such A Night” di Elvis? Impossibile! Kurt aveva rimosso l’intera sequenza musicale del loro arrivo a Las Vegas ed anche la performance dell’imitatore di Elvis. Kevin prese fermamente le nostre parti, insistette che la reinserissimo e che potessimo trovare tagli da operare altrove. Kurt si indignò, affermò che la sua versione fosse la migliore e che se avessero deciso di sceglierne un’altra non avrebbe pubblicizzato il film. Si decise che ci sarebbe stata una prova di forza per decidere la direzione creativa del film. Tutto d’un tratto si stava formando una nuvola nera sul progetto ed i produttori esecutivi temevano pubblicità negativa che avrebbe impattato sui risultati al botteghino. Personalmente non ero d’accordo e ritenevo che tutto questo avesse il potenziale di essere il più grande stunt pubblicitario di sempre però non lo dissi a nessuno per tenermi il lavoro. In questo periodo Kevin scrisse a mano una sentita lettera a Kurt in cui gli chiedeva di riconsiderare il confronto “vincitore prende tutto” poichè avrebbe arrecato più danno che beneficio al processo creativo. La scrisse nella mia sala di montaggio e la trascrivemmo assieme per lui. Era bellissima e pensavamo davvero che potesse mettere fine a quella pazzia ma Kurt era determinato a dimostrare che la sua versione del film fosse la migliore e pretese lo scontro. Alla fine Kevin accettò ma pretese che la proiezione delle due versioni iniziasse nello stesso esatto momento ed in due sale che fossero una a fianco all’altra con spettatori ignari che le potessero giudicare. Sia a Kevin sia a Kurt vennero dati cinque giorni per realizzare la loro versione del film. Michael Duthie lavorà di nuovo con Kurt ed io con Kevin. Kurt trascorse giorno e notte nella sala di montaggio mentre Kevin se ne stette lontano e mi faceva portare copie del film in Vhs a casa sua per poi sederci nella sua sala proiezioni a rivedere il film. Ad entrambi serviva questo tempo per il montaggio perché, nonostante allo studio piacesse la versione di Kurt, anche loro ammisero che ci fossero problemi con la storia da risolvere per un pubblico generalista. In particolar modo una scena che non era stata girata (a causa dei tagli al budget menzionati in precedenza) di Kevin che veniva arrestato alla fine del secondo atto. Kevin mi suggerì di provare una stravagante gag di divisione dello schermo e funzionò tanto bene che finì poi nella versione finale. Tuttavia, Kevin non era sicuro e dato che si trattava di un snodo narrative importante era preoccupato che non fosse abbastanza chiaro per il pubblico. Mi chiamò ed ammise che non riusciva a smettere di chiedersi come Kurt lo avesse risolto. Gli dissi che i nostri apparecchi di montaggio, gli AVID, erano tutti connessi e che potevamo dare un’occhiata per fare un confront ma Kevin ritenne che così facendo avremmo barato. Mi disse, “Dai un’occhiata ma non dirmi cosa ha fatto Kurt. Dimmi solo se pensi che la nostra idea funzioni quanto la sua.” Rimase in linea mentre accedevo ai file. Con mia sorpresa, l’esatta dissolvenza che avevo creato con Kevin era nella versione di Kurt. Ero intenzionato a criticarlo apertamente per plagio ma Kevin minimizzò la cosa a provò ancora una volta di essere un ottimo stratega dato che, se non avessimo menzionato la cosa, loro non avrebbero pensato a qualcosa di meglio. Qui Kevin mi ispirò a giocare sul lungo termine. Ero in piedi fuori dalla porta della stanza di montaggio di Michael e sentivo Kurt che gli urlava comandi da eseguire. Ero pronto a dirgliene quattro per aver rubato da noi ma pensai, “Bene, vuoi rubare da me, fai pure” e me ne stetti buono. Il motivo? C’era ancora una importante soluzione da trovare per finire il film ed era quella di rendere più eccitante la sparatoria finale. Ci avevo lavorato per un sacco di tempo. Al quinto ed ultimo giorno del montaggio, rimontai la sparatoria con una canzone hip hop molto figa ma terribilmente lenta e totalmente sbagliata per la scena. Alle cinque del pomeriggio sapevo che Michael stava ancora montando con Kurt così a gran voce dissi alla mia squadra che la sequenza è fantastica e che avevo finito e me ne andai. Quando tornai a mezzanotte le sale montaggio erano deserte così guardai il montaggio di Kurt e, come previsto, aveva preso la sequenza che avevo montato quell giorno. “Fai pure” pensai e con un ghigno beffardo estrassi un remix di Rob Zombie di chitarre impazzite che era perfetto per la sequenza d’azione e rimontai la scena. Dopo una settimana circa eravamo pronto per il duello finale. Era un multiplex AMC a Sherman Oaks ed avevamo 500 persone per proiezione. Ricordo che Kurt era nell’atrio con tutti I produttori esecutivi attorno che gli davano pacche sulle spalle e pensai alla battuta che ha nel film sul karma. “Eh si, Kurt, questo si che è karma”, pensai. Perlustrai le sale e trovai un modo per muovermi in segreto tra esse così da controllare come venisse recepita la sequenza d’azione. Gli spettatori si sedettero ed entrambe le versioni iniziarono nello stesso momento. Trovai Kevin in fondo alla sala che rideva molto rumorosamente ad ogni battuta ed anche il pubblico reagiva allo stesso modo. Le cose stavano andando bene perché alla fine la gente avrebbe valutato il film non per la lunghezza ma per quanto fosse piaciuto loro. La versione di Kurt ora durava circa 110 minuti per cui aveva operato tagli sostanziali. La versione di Kevin, invece, abbracciava la storia e la lasciava respirare, e durava sotto i 134 minuti ma non importava perché il pubblico si stava divertendo veramente. Ridevano e facevano il tifo durante le scene che lo richiedevano. Avevo puntato l’orologio all’ora precisa in cui la sparatoria finale sarebbe iniziata nella versione di Kurt e mi intrufolai nella sua proiezione per vedere come stave andando la versione hip hop. Con piacere vidi persone sbadigliare. Più avanti, durante la stessa scena, nella versione di Kevin il pubblico faceva il tifo ed applaudiva ed ero fiducioso sulle nostra possibilità di tenerci il lavoro. Si perché avevo saputo che se Kurt avesse vinto la sfida ci avrebbe sostituiti tutti con un nuovo team. Avevamo la pelle in gioco per cui la mia mossa con la versione alternativa della sparatoria finale era più per sopravvivenza che vendetta. Per intenderci, un punteggio medio per un film di successo deve essere dai 70 punti in su. Dopo che i risultati per le due proiezioni furono conteggiati, su un massimo di 100 punti la versione di Kurt ne aveva fatti 53, quella di Kevin 73. Gli avevamo fatto il culo. Ora tutti i produttori esecutivi svolazzavano attorno a Kevin ed esprimevano il loro stupore per quanto fossero piaciute ed avessero fatto ridere le battute che essi stessi avevano ritenuto noiose. Il principale produttore esecutivo per le finanze, Eli Samaha, andò verso Kevin pavoneggiandosi e gli disse, “caspita, ti è andata bene!”. Kurt intervenne dicendo qualcosa come, “Andiamo a mangiarci un hamburger da qualche parte e dimentichiamoci di questa storia.” Kevin non ci stette. Come una scena tratta da Robin Hood, Kevin affrontò fermamente Eli e Kurt ed impassibilmente disse, “Non rivolgetemi più la parola.” Ad oggi sono orgoglioso di essere parte di quel tipo di integrità morale. Vidi Kurt per l’ultima volta fuori dal cinema con le spalle ricurve e le mani in tasca, sconfitto. Tuttavia, ad onor del vero, mantenne l’accordo e supportò la versione finale del film promuovendo il film e fu un professionista. Sfortuna volle che, anche coi 74 punti fuori da ogni previsione della versione di Kevin, la Warner Brothers ci obbligò a ridurre il minutaggio a 124 minuti così da poter inserire una proiezione in più al giorno ogni giorno che il film era al cinema. Determinati a realizzare un film fantastico, Demian tornò al timone e prendemmo la versione di Kevin portandola ad un altro livello. Testammo una versione che durava 124 minuti ed ottenne un punteggio di 81 su 100. Era come avessimo vinto il Super Bowl. C’era un enorme e positivo ferment attorno al film e a Demian stavano offrendo giganteschi fim ad alto budget e, cosa più importante, Kevin era contento. Poi ricevemmo la chiamata dell’allora capo della Warner Brothers, Allan Horn. Courtney Cox l’aveva chiamato lamentandosi del fatto che avessimo tagliato le sue scene migliori così Horn ci obbligò a reinserire tutte le sue battute o la Warner non avrebbe distribuito il film. Ed anche che dovevamo consegnare un minutaggio finale di 124 minuti. Also that we still had to deliver a 124 minute show. Eravamo perplessi e sospettammo che Kurt potesse averci avuto a che fare con Courtney dato che questa mossa avrebbe ripristinato molti dei suoi (di Kurt) dialoghi, ma alcuni giorni dopo lessi su “Variety” (rivista settimanale cinematografica, ndr.) che Courtney aveva accettato i nuovi termini del rinnovo del suo contratto per Friends (1994-2004). E’ possibile che la Warner potesse sacrificare anche un film ad alto budget per proteggere il franchise miliardario di Friends. Ad ogni modo, il film soffrì molto per questo e, ad oggi, sogno di rilasciare la versione di Demian e Kevin cosicchè i fan ne possano godere appieno.

It’s true that Kevin and Kurt had a showdown with different versions of the film, but both were comedic as well as violent. To be clear Kevin Costner is perhaps the funniest guy I have ever met. He is relentlessly hilarious, and I love to hang out with him because he is an absolute blast. He does impersonations of folks, and especially their dance moves, that make people literally roll around on the floor laughing. Absolute genius. Kurt seems to save that fun for his performance and in person I never found him to be funny. So the story goes like this… We were in the middle of the director’s cut and the length of the show was running long. This was a problem because Warner Brothers had placed a condition in the contract that the show be no longer than 124 minutes from opening logo to the final graphic of the copyright date. Demian’s cut was sitting north of 130 minutes even after we had made a lot of agonizing trims. Kevin had final cut of the movie as part of his contract to act in the show so Demian asked Kevin to come by the cutting room to look at the first hour of the show where we thought we had minutes to give. Kevin was incredibly generous with his praise for the outside of the box ideas and he also had amazing notes. Nothing technical, which would be insulting, but more about being strategic with how the scenes were balancing against each other. For example we were considering lifting the diner scene with Kurt and Courtney because it felt long, but Kevin pointed out we were overplaying their chemistry when they first run into each other and if we toned down that scene we would make more emotional room for the diner scene, as well as make needed trims. It was inspirational. We asked him to watch the entire show, but he declined pointing out that it was still Demian’s director’s cut, and really Demian’s film. What a guy! Next thing we knew Kurt had wind of this and demanded equal treatment. The executive team agreed so we obliged him. Kurt came in and sat with our other editor, Michael Duthie, for five days and nights. He made incredibly invasive trims, but he got the show down to under 120 minutes. Because of the WB running length limit this made the executive producers very happy. We found this to be ridiculous because we already had three different versions that were under 120 minutes, but we didn’t want to rush into radical trims. Suddenly Kurt was a big hero and “saved the movie.” Which was very difficult to accept because we hated his version. It was silly. Not funny. Silly. Romcom garbage. Kevin now had to get involved because he still had final cut on the show, and he was also not happy with Kurt’s version. It trampled on so many of the unique story bits that audiences love about Graceland. Can you imagine not hearing Elvis’s “Such A Night” when the gang entered the casino? No way! Kurt lifted the entire music sequence of driving into Vegas, and the Elvis impersonator performance. Kevin more than took our side and insisted we restore it, and that we could find the trims elsewhere. Kurt was indignant, demanded that his version was the best, and if they went with another version he wouldn’t do press for the show. It was decided that there would be a showdown to decide the creative direction of the film. So now there was a dark cloud forming over our show, and the executives got nervous there could be negative press that would hurt the box office. I happened to disagree with this and argued it had the potential to be the greatest marketing ploy ever, but agreed to keep it a secret to keep my job. At this time Kevin hand wrote Kurt a heartfelt personal letter asking him to reconsider the winner take all showdown, because it would do more harm than and good to the creative process. He wrote it in my cutting room and we typed it up for him. It was so beautiful we believed it would put a stop to the madness, but Kurt was determined to prove he had the better show and demanded the showdown. Kevin at last agreed, but he insisted the showdown be projected on film starting at the exact same time, and in theaters that were side by side with an audience of strangers who would judge the films. Both Kevin and Kurt were given five days to make their version of the show. Michael Duthie again worked with Kurt, and I worked with Kevin. Kurt camped out day and night in the cutting, but Kevin stayed away and had me bring VHS dubs up to his home and we would sit in his screening room to review the show. Both needed this time to edit because though the studio liked Kurt’s version even they admitted there were some story problems that needed to be worked out for a general audience. Especially a scene that wasn’t shot (because of the budget cuts mentioned earlier) of Kevin getting arrested at the end of the second act. Kevin suggested I try some kind of whacky split screen gag, and it worked well enough that it actually made it into the final version. However at the time Kevin was uncertain and given it was a huge plot point he was nervous it wouldn’t be clear for the audience. He called me from his home and admitted he couldn’t stop wondering how Kurt solved it. I mentioned that our editing gear, our AVIDs, were all connected and that we could take a look to compare, but Kevin thought that was cheating. He told me “You look, but don’t tell me what Kurt did. Just tell me if you think our idea works as well.” He stayed on the phone as I accessed the files. To my surprise the exact solve I had created with Kevin was in Kurt’s version. I was ready to call Kurt out for plagiarism, but Kevin shrugged it off and again proved he was a good strategist because if we didn’t mention it they wouldn’t think up something that was better. Here Kevin inspired me to play the long game. I was standing at the closed door of Michael’s cutting room and I could here Kurt’s voice yelling out commands. I so badly wanted to bust in and call him out for stealing, but I thought “fine… you want to steal from me, go ahead and steal from me…” and kept quiet. Why? Because there was still one major solve to be made to finish the show and that was spicing up the climatic final shootout. Something I had been working on for a long time. On the 5th and final day of the editing I recut the shootout to a hip hop track that was cool, but painfully slow, and completely wrong for the sequence. At 5pm I knew Michael was still cutting with Kurt and I yelled out to my team that the action scene is amazing, that I was finished with the show, and left. When I returned at midnight to find the cutting rooms empty I looked into Kurt’s project and sure enough he had taken the action sequence I had recut that day. “You are welcome to it” were my thoughts and with a mischievous grin I pulled out a Rob Zombie remix of some crazy guitar instrumentals that were perfect for action and I recut the sequence. About a week or so later after temp mixing and having seven assistant editors working around the clock to conform the film we were ready for the showdown. It was at an AMC theater complex in Sherman Oaks and we each had audiences of about 500 people. I remember Kurt standing in the lobby with all of the executives hovering around him patting him on the back and thought of his line from the show about instant karma. “Yeah, Kurt…” I thought. “It sure is.” I scouted out the theaters and found a way to secretly move between the theaters so I could check in on how the action sequence would land. The audiences took their seats and both shows started at the same time. I found Kevin in the back row and he was admittedly laughing very loudly at every joke, but to my delight so was the audience. Things were feeling good because at the end the audience would grade the story not by how long it was, but by how much they enjoyed the show. Kurt’s version was now south of 110 minutes so he had cut deep into the material. Kevin’s version embraced the story and we were running just under 134 minutes, but it didn’t matter because the audience genuinely loved it. They were laughing, gasping, and cheering in all the right places. I set my watch to the time I knew the final shootout would take place in Kurt’s version and I snuck into his screening to see how the hip hop version was playing. To my satisfaction I saw people actually yawn. Later in Kevin’s version there was open cheering, and I was feeling very good about our chances of saving our jobs. Yes, you see I had learned that should Kurt win he was going to have all of us replaced with a new team. Meaning we had actual skin in the game so my move with the alt version of the action scene was more about survival than revenge. For context an average score for a would be successful movie needs to break 70. After the score for each show was tallied up and out of a possible 100 points Kurt’s version scored a 55, and Kevin’s version a 73. We had kicked ass. Now all of the executives were fluttering around Kevin and expressing their surprise at how great jokes they had deemed boring were busting guts with laughter. The lead financing executive producer, Eli Samaha, strutted up to Kevin and said something like “Wow, did you get lucky!” Kurt chimed in with something like “Let’s get burgers somewhere and forget all about this.” Kevin wasn’t having it. Like a scene out of Robin Hood Kevin stepped to Eli and Kurt and deadpanned “Don’t ever speak to me again.” To this day I am proud to be a part of that kind of integrity. I last saw Kurt standing all alone outside the theater. Shoulders slumped with his hands tucked in his pockets. Defeated. Yet to Kurt’s credit he stood by the agreement and supported the final version of the show. He did press junket after junket, and was really great about it. The unfortunate result was that even with Kevin’s expectation smashing score of 74 points Warner Brothers still demanded we cut the show down to 124 minutes so they could fit in an extra screening every day the show was in theaters. Determined to deliver an amazing show Demian returned to the helm and we took Kevin’s version to another level. We tested a version that was 124 minutes and scored an 81. It was like we won the superbowl. The buzz was huge and Demian was being offered huge tent pole films, and most importantly Kevin was happy. Then we got the call from the then chairmen of Warner Brothers, Allan Horn. He had heard from Courtney that we had cut out her best bits and she was very upset and he instructed us to restore every one of her lines or Warner Brothers would not release the show. Also that we still had to deliver a 124 minute show. We were puzzled and suspected Kurt might have been in on it with Courtney as this move also restored a lot of his dialogue, but a few days later I read in Variety that Courtney had finally agreed to the terms for the renewal of the Friends (1994-2004) contract. It is very believable that Warner Brothers would be willing to sacrifice even a big budget show to protect the billion dollar franchise of Friends. Regardless the story suffered greatly from this, and to this day I dream of releasing Demian and Kevin’s version for fans to truly enjoy.

Kurt Russell e Kevin Costner durante una pausa dalle riprese del film. Tra i due ci fu tensione durante la fase di post-produzione. // Kurt Russell and Kevin Costner taking a break from filming on the movie. There was tension between the two during post-production.
  • Il tuo progetto lavorativo successivo fu Open Range del 2003 che vide il ritorno di Kevin Costner dietro la macchina da presa. Presumo che Kevin fosse stato piacevolmente sorpreso dal tuo lavoro di montaggio su La Rapina e ti volesse per il suo film. Un bel po’ di scene furono tagliate ma finirono nelle edizioni Dvd e Blu-Ray del film. Potresti raccontare qual era il tuo rapporto lavorativo con Kevin Costner per Open Range? Dev’essere stato coinvolto in maniera totale. // Your next editing project would be 2003’s Open Range which marked the return behind the camera of Kevin Costner. I assume Costner had been impressed by your work on 3KMTG and wanted you to work on his own movie. Quite a few scenes ended up on the cutting room floor and made their way onto the Dvd and Blu-Ray special editions of the movie. Could you give us some insight into your working relationship with Mr. Costner on Open Range? He must have been heavily involved.

Dato che Kevin produsse, interpretò e diresse il film, è quasi un eufemismo affermare che fosse coinvolto a tutto tondo. Questo era il suo film ed è un lavoratore instancabile. Il programma di riprese era di 14 settimane, 6 giorni la settimana, seguito da mesi di montaggio 6 giorni la settimana che in tutto risultarono in 11 mesi di lavoro. E’ stato il film più duro, ma anche il più bello, a cui abbia mai lavorato. Fu talmente massacrante che Kevin quasi ci rimise la pelle. All’ottava settimana di riprese non si sentiva bene e gli fu diagnostica una disidratazione e l’influenza. Puoi sentirlo nella sua voce, prima della sparatoria finale, quando dice, “la gente spera solo di non essere coinvolta.” Si sente che non sta bene e dopo aver finito le riprese e ritornammo a Los Angeles gli venne diagnosticata un’appendicite. Gli venne praticata una operazione salva vita d’emergenza ed il medico determinò che era scoppiata due mesi prima. Qualcosa che tipicamente sarebbe fatale per la maggior parte delle persone non era riuscita a tenere Kevin Costner lontano dalla sedia di regista, tantomeno giù dalla sella di un cavallo mentre lavorava 6 giorni su 7 per altre 6 settimane. E’ un tipo veramente tosto con più grinta che un uomo dovrebbe avere. La verità sul fatto che molte scene finirono come contenuti extra sul Dvd è dovuta al fatto che Kevin fu onesto e riconobbe la forza del film e prese decisioni difficili. Per quanto Open Range sia fantastico, aveva dei problemi da risolvere. Quando lo proiettammo la prima volta, Kevin stesso ammise che la comparsa del cattivo in scena ci stava impiegando troppo tempo per accadere. Boss e Charlie (i personaggi interpretati da Robert Duvall e Costner, ndr.) dovevano arrivare in città ed incontrare il proprietario terrier, interpretato da Michael Gambon, che sarebbe stato responsabile della morte di Mose (interpretato da Abraham Benrubi, ndr.) ed il cagnolino Tig. Gli altri piccoli tagli come quello in cui Duvall e Kevin cavalcano attraverso le praterie alla ricerca delle tracce lasciate da Mose erano le scene preferite da Kevin. Amava come erano state girate negli enormi spazi verdi incontaminati. Purtroppo però il film era in attesa che si accendesse la miccia per cui eliminammo l’intera sequenza a malincuore consolandoci col fatto che sarebbe stato un bel contenuto extra per l’edizione Dvd. Il mio rapporto lavorativo con Kevin avviene su molti livelli ma soprattutto in qualità di collaboratore ed un esempio lampante è l’incubo di Charlie che porta alla rottura del servizio da tè. Nella sceneggiatura, così come girata originariamente, Sue (interpretata da Annette Bening, ndr.) si avvicina a Charlie mentre dorme e lui si sveglia di scatto rompendo il servizio in ceramica e puntandole la pistola contro. La sceneggiatura sottolineava il fatto che Charlie fosse perseguitato dal suo passato ma nel girato era evidente solo la sua minaccia a Sue. La mia preoccupazione risiedeva nel fatto che al girato mancasse il contest narrative che preservasse la simpatia del pubblico verso Charlie ed, inoltre, era da un po’ che non si vedevano i cattivi. Ne parlai con Kevin e dissi che potevo prendere un po’ di girato del precedente confronto con gli scagnozzi di Baxter incappucciati e provare a costruire una sorta di sequenza onirica. Kevin mi fece un favore anche più grande e girò una piccola sequenza dei cattivi incappucciati che entrano nella casa di Sue. Tutto ciò divenne la fantastica scena che c’è nella versione finale del film. C’erano anche altre scene alla fine della storia, ad esempio quella in cui Boss cerca di convincere Charlie a non andarsene, la città che si riassesta dopo la sparatoria e la sepoltura dei cadaveri che sono tutte negli extra del Dvd. C’era qualcosa che non tornava nel ritmo di quelle scene e Kevin continuava a scuotere la testa ad ogni soluzione di montaggio che trovavamo. Suggerii un montaggio di sola musica solo con i gesti e senza parole poiché così avanti nel film il pubblico era dalla nostra parte. La situazione non doveva essere spiegata poiché era già stata spiegata in maniera eccellente dal film. Inoltre, avevamo bisogno di dare un segnale agli spettatori del fatto che fosse la fine della storia così quando Charlie sarebbe ritornato da Sue a confessarle il suo more sarebbe stata una sorpresa. Il montaggio che realizzammo e la colonna sonora di Michael Kamen furono perfetti ed il finale soddisfò Kevin. Sono molto orgoglio di aver fatto la mia parte nella creazione di Open Range. Kevin autografò il mio poster scrivendoci, “Che viaggio. Grazie per essere stato un eroe. Con rispetto, Kevin.” Considero quel poster la mia laurea in cinematografia.

Given that Kevin produced, starred, and directed Open Range it’s a bit of an understatement to say he was “heavily involved.” This was Kevin’s show, and he is a very hard worker. The shooting schedule was for 14 weeks, but six days a week. This was followed by months of editing six days a week that all in resulted in over eleven months of work to make Open Range. It was the hardest, but most wonderful show I have ever worked on. It was so grueling it nearly killed Kevin. In the 8th week of the shoot he was feeling poorly and was diagnosed with dehydration and the flu. You can hear it in his voice before the big gunfight when he says “the townsfolk are just hoping it won’t spill over to them.” He does not sound well, and after we wrapped production and returned to LA Kevin was diagnosed with a burst appendix. He would need life saving surgery and the Doctor would determine it had happened two months prior. Something that is typically fatal to most people would not keep Kevin Costner out of the director’s chair let alone off of horseback as he worked 6 days as week for another 6 weeks. He is one tough dude with more grit then any man should need. The reality that a lot of scenes ended up as DVD extras was due to Kevin being honest with the strength of the show, and his willingness to make the hardest decisions. As great as Open Range is it did have challenges. When we screened it Kevin had to admit it was taking too long for our villain to make his entrance. Boss and Charlie needed to get to town to meet Baxter, the land owner played by Michael Gambon, who would be responsible for the death of Mose (played by Abraham Benrubi, editor’s note), and the beloved dog, Tig. The lifted bits of Kevin and Robert Duvall riding across the plains to find Mose’s tracks were Kevin’s favorite scenes. He loved the way they were shot in the huge expanse of the grass ranges. But the show was just kind of sitting waiting for the wick to be lit. So we begrudgingly lifted it with the consolation it would make great extras for the DVD. My working relationship with Kevin happens on many levels but mostly as a collaborator, and a favorite example is the nightmare that leads to the breaking of the tea set. In the script, and as it was originally shot, Sue (played by Annette Bening, editor’s note) approaches Charlie when he is asleep and he wakes with a start, smashing the tea set, and he pulls his gun on her. It was mentioned in the script that Charlie was haunted by his past, but all we saw was the threat to shoot Sue. I was concerned this lacked the context to preserve the audiences good felling about Kevin’s character, and also we hadn’t checked in with the villains in a long time. I talked to Kevin and suggested I could steal some shots from the confrontation with Baxter’s men in their spook hats and attempt to construct some kind of dream sequence. Kevin did me one better and shot the pick-ups of the bad guys in their spook hats sneaking into the house. This resulted in the fantastic scene that plays in the final version of the show. There were also scenes from the end of the show where Boss tries to talk Charlie out of leaving, the town putting itself back together, and burying the dead that are in the DVD extras. There was something off in the pace of the final scenes and Kevin kept shaking his head no matter how we cut it all together. I suggested we try a music sequence and play the gestures without the words because that late in the story the audience was with us. We didn’t need to explain the situation, because that job had been done by the excellence of the show. We also needed to give the audience the signal that this could be the end of the show so when Charlie returned to confess his love for Sue it would feel like a surprise. The montage we came up with and the score by Michael Kaman delivered, and the finale landed to the satisfaction of Kevin. I am very proud to have played a part in crafting Open Range. Kevin autographed my poster with “What a journey. Thanks for being a hero. With respect, Kevin.” I consider that poster to be my PHD in filmmaking.

Open Range (2003) si rivelò essere un’esperienza faticosa ma altrettanto ricca e fruttuosa tra lui e Kevin Costner. // Open Range (2003) proved to be an exausting yet wonderul and fruitful working experience between him and actor/director Kevin Costner.
  • Tu e Kevin Costner avreste lavorato nuovamente assieme al film di serial killer divenuto un cult, Mr. Brooks del 2007. Il progetto era una sorta di ritorno alle origini per te dato che era praticamente un film indipendente. Come entrasti a far parte del progetto? So che Kevin Costner aveva diritto di decisione sul montaggio finale per cui ti chiedo, quale fu il suo approccio a questo film? // You and Kevin Costner teamed up once more for 2007’s cult serial killer movie Mr. Brooks. This was a throwback to your beginnings since it was basically an independently produced film. How did you get involved with the project? I know Kevin Costner had final cut so, what was his approach to this particular project?

Fu veramente fantastico tornare a lavorare con Kevin. Il regista, Bruce A. Evans, mi assunse dicendomi qualcosa come, “Mi è stato detto che parli la lingua di Kevin. Abbiamo bisogno proprio di te perché la sua mente viaggia talmente veloce che è difficile stargli dietro.” Quindi ci fu questa componente e poi Kevin insistette per avermi. Originariamente, Kevin voleva dirigere il film ma Bruce non era d’accordo e voleva farlo lui e, dopo un anno di negoziazione, Bruce non cedette di un millimetro e Kevin gli diede questa opportunità. Bruce se la cavò bene ma ho sempre creduto che Kevin sarebbe stato in grado di tirar fuori da Demi Moore molto di più in termini attoriali. Era il ritorno sulle scene di Demi e se la giocò sul sicuro mostrando veramente poche emozioni. Kevin l’avrebbe ispirata ed il suo ruolo avrebbe potuto essere più dinamico. Kevin voleva una colonna sonora contemporanea con suoni elettronici taglienti. Aveva suggerito alcuni artisti tedeschi sconosciuti che provammo a rintracciare ma, alla fine, cercammo compositori locali. Non dimenticherò mai le mie interazioni con musicisti come Christophe Beck e Marco Beltrami, però nessuno dei due convinse Kevin. Ero rimasto molto colpito dalla musica di un giovane compositore, Ramin Djawadi, che nel curriculum aveva la serie Tv Prison Break (Paul Scheuring, 2005-2017) ed il film d’animazione Book & Elliot a caccia di amici (Roger Allers, Jill Culton, Anthony Stacchi, 2006) ed incoraggiai Kevin ad incontrarlo. Entrambi si trovarono nella mia sala montaggio ma, con mia grande delusione, Ramin non era in grado di trovare un feeling con Kevin. Ramin era nervoso e sembrava non essere in grado di descrivergli il suo stile musicale. Ero certo che Kevin non gli avrebbe dato il lavoro così feci partire la musica di Ramin e si ravvivò immediatamente. Era settamente ciò che stava cercando. Ovviamente, ad oggi, Ramin ha lavorato ad Iron Man (Jon Favreau, 2008) e ad altri enormi franchise come Il Trono di Spade (2011-2019) e mi piace pensare di averlo aiutato a raggiungere quegli obbiettivi. Mr. Brooks non era propriamente un film indipendente. I finanziamenti provenivano da fuori il sistema degli studios ma il contratto per la distribuzione era con la MGM. Originariamente, la MGM propose di rilasciare il film in Settembre come thriller autunnale dopo l’inizio delle scuole. Furono poi intimoriti dall’annuncio dell’uscita di Saw II – La soluzione dell’enigma (Darren Lynn Bousman, 2005) e volevano proteggere la loro uscita di Halloween – The Beginning (Rob Zombie, 2007) spostandone la data d’uscita a Settembre. Tuttavia, non volevano rilasciare due film di serial killer nello stesso mese per cui proposero di concludere Mr. Brooks più velocemente e farlo uscire in Giugno tra Shrek Terzo (Chris Miller, Raman Hui, 2007) e Spider-Man 3 (Sam Raimi, 2007) ed in diretta concorrenza con la commedia di successo Molto incinta (Judd Apatow, 2007). Kevin era furioso. Non l’ho mai visto così arrabbiato e spero di non vedercelo più. Sapeva che questa mossa avrebbe marginalizzato il suo film ed i profitti sarebbero stati persi a favore dei blockbuster estivi. Con nostro orrore, la ora defunta compagnia finanziaria indipendente Element Films, decise a favore della proposta ed il film venne rilasciato a Giugno. Kevin aveva ragione e la pellicola si perse tra la marea delle uscite estive e, con nostra grande delusione, non trovò mai un’ampio pubblico. Questa fu una mossa molto costosa dato che c’era la sceneggiatura per Mr. Brooks 2 che non sarebbe mai stata realizzata basandosi sugli introiti del primo film.

It was great to be on board once again with Kevin. The director, Bruce Evans, hired me saying something like “I understand you speak Kevin. We need that as his mind moves so fast sometimes it’s hard to keep up.” That, and Kevin insisted. Kevin’s approach to that show was originally to direct, but Bruce wouldn’t agree, and after a year of negotiating Bruce stuck to his guns and Kevin gave him a shot at it. Bruce did well, but I always believed that Kevin would have gotten more performance out of Demi Moore. She was making her comeback and played it safe by showing as little emotion as possible. Kevin would have inspired her and the role could have been more dynamic. Kevin insisted on the score being contemporary, and he pushed for edgy electronic sounds. He had some obscure artists from Germany we tried to chase down, but ultimately had to look locally for talent. I will always treasure speaking with Christophe Beck and Marco Beltrami, but neither of them won over Kevin. I had been impressed by the work of this youngish composer, Ramin Djawadi, who had Prison Break (Paul Scheuring, 2005-2017) and the animated feature Open Season (Roger Allers, Jill Culton, Anthony Stacchi, 2006) under his belt and I encouraged Kevin to meet with him. They both came to my cutting room, but to my disappointment Ramin was not connecting with Kevin. Ramin was nervous and seemed to not be sure how to describe his music style to Kevin. I could tell Kevin wasn’t going to say yes so I started to play cues by Ramin, and Kevin perked right up. It was just what he was looking for. Of course Ramin is now the name on Iron Man (Jon Favreau, 2008) and other giant action franchises like Game of Thrones (2011-2019), and I like to think I helped out with that. Mr. Brooks wasn’t exactly an independent show. The financing came from outside of the studios, but the distribution deal was with MGM. Originally MGM pitched to put Mr. Brooks into theaters in September as a back to college smart cold weather thriller. MGM was later intimidated by the announcement of an October release Saw II (Darren Lynn Bousman, 2005) and wanted to protect their release of Holloween (Rob Zombie, 2007) by moving up its release date to September. But they didn’t want to release two serial killer movies in the same month so they pitched finishing Mr. Brooks faster and releasing it in June between Shrek the Third (Chris Miller, Raman Hui, 2007) and Spider-Man 3 (Sam Raimi, 2007) and up against the hit comedy Knocked Up (Judd Apatow, 2007). Kevin was furious. The maddest I hope I ever see the man. He knew that it would marginalize his show and it would be lost at the box office to the tent pole summer hits. To our horror we would see the now defunct independent financing company Element Films cast the deciding vote and the show was released in June. Kevin was right, and the show was lost in the barrage of summer releases and to our disappointment never found a large audience. This was very costly as there was a Mr. Brooks 2 script that would never move forward based on the release numbers of the original.

Mr. Brooks (2007), la terza collaborazione tra Miklos e Kevin Costner, incontrò problemi per il posizionamento della data d’uscita che, alla fine, ne penalizzarono i profitti al botteghino. // Mr. Brooks (2007), the third collaborarion between Miklos and Kevin Costner, faced difficulties for its release date which, ultimately, penalized its box-office returns.
  • Con molto successo sei passato dai film alla Tv lavorando a serie come Chicago P.D. (2014-), Luke Cage (2016-2018) ed Iron Fist (2017-2018) della Marvel ed Outlander (2014-) tra le alter cose. Qual è stata l’esperienza più appagante di questa esperienza nella Tv? // You’ve successfully transitioned from features to Television working on Chicago P.D. (2014-), Marvel’s Luke Cage (2016-2018) and Iron Fist (2017-2018) and Outlander (2014-) amongst other things. What has been the most rewarding experience you’ve had working for Tv?

In generale, il calendario lavorativo è molto più corto. Per un lungometraggio il regista ha 10 settimane per il suo montaggio, per la Tv sono 4 giorni. Per cui la responsabilità è tutta del montatore. Ciò che mi dà più soddisfazione è quando consegno il mio montaggio e non ci sono modifiche. Ti danno una pacca sulla spalla e ti dicono, “ci piace!”

In general the schedules are a lot shorter. On a feature film the director has 10 weeks for their cut, but in TV it’s four days. So it’s really on the editor to deliver. I am most rewarded when I deliver the editor’s cut and there are no changes. You get the pat on the back and here the magic words “We love it!”

  • Hai un progetto nel cassetto che vorresti realizzare? // Is there a dream project that you’d love to see realized?

Ne ho un paio ma attualmente li sto proponendo ai grandi studios per cui non posso parlarne.

I have a couple, but they are currently being pitched to the major studios so I must keep it a secret.

  • Ora la consueta domanda: quali sono i 3 film di/con Kevin Costner che preferisci? // Now, the customary question: what are your top 3 favorite Kevin Costner films?

Balla Coi Lupi, La Rapina ed Open Range.

Dances With Wolves, 3000 Miles To Graceland and Open Range.

Intervista a T.J. Lowther. Interview with T.J. Lowther.

  • Questa è una vera emozione per me dato che sono cresciuto guardandoti in Un Mondo Perfetto – hai cominciato a recitare giovanissimo: avevi sempre sognato di fare cinema o ti è capitato tra le mani? // This is a real thrill for me in that I grew up watching you in A Perfect World – since you started acting so young, was it something you’d always dreamt about doing or did it just kind of happen and how did it?

E’ una storia divertente, a dire il vero. Mio padre stava lavorando per un’agenzia di talenti e, come tutti i neo papà, si vantava con loro del suo bebè. Così gli chiesero una mia foto e lui gliene diede una di me col budino sulla faccia (come scherzo). A loro piacque, credo, perchè mi presero come modello all’età di un anno e sei mesi. Da li il passo verso la recitazione fu breve. Fortunatamente scoprii che la amavo.

It’s kind of a funny story, actually. My dad was working for a local talent agency and, as new fathers do, bragged to them about his baby boy. They asked him for a picture, and he gave them a shot of me with pudding all over my face (as a joke). They liked it, I guess, because they took me on for modeling as an 18-month-old. From there I just kinda fell into acting. Fortunately I discovered that I loved it.

  • Il primo lungometraggio a cui partecipasti era un film di fantascienza intitolato Anno 2053 – La grande fuga assieme a Michael Ironside che ne era il protagonista principale. Quali sono i tuoi ricordi sul tuo primo set cinematografico? // The first feature film you played in was a scifi project called Neon City with Michael Ironside as the lead. What do you remember your first time on a movie set to be like?

Ero molto giovane per cui parliamo di memoria sensoriale. L’odore delle luci, in particolare, e della terra di Fuller (la roba che usano per invecchiare i costumi). Ricordo che Michael Ironside mi stava simpatico, soprattutto perchè mio papà stravedeva per lui e pensavo che chiunque piacesse così tanto a mio papà dovesse essere figo.

I was pretty young, so it’s really just sense memory. The smell of the lights, in particular, and Fuller’s earth (the stuff they sometime use to “dirty-up” wardrobe). I remember I really liked Michael Ironside, mostly because my dad was absolutely star-struck, and I thought anyone my Dad liked so much must be pretty cool.

Anno 2053 – La grande fuga (1991), ispirato dalla saga di Mad Max, fu il primo lungometraggio a cui T.J. Lowther prese parte. // Neon City (1991), a Mad Max-inspired affair, was the first movie T.J. Lowther participated in.
  • Kathy Bates è un’attrice fenomenale – avrebbe in seguito recitato anche a fianco di Kevin Costner in DragonFly nel 2002 – e tu interpretasti uno dei suoi sei figli in Una casa tutta per noi. Lei era reduce dalla vittoria del premio Oscar per Misery non deve morire (1990) – quali sono i tuoi ricordi lavorativi legati a lei ed agli altri ragazzini del cast? // Kathy Bates is such a powerful actress – she would star alongside Kevin Costner in 2002’s DragonFly – and you played one of her six kids in 1993’s A Home of Our Own. She was just coming off of her Oscar win for Misery (1990) – what are your recollections working with her and the other little kids in the cast?

Kathy è una delle attrici più gentili, pazienti e professionali con cui io abbia mai avuto il piacere di lavorare. Per non parlare del suo incredibile talento. Non riesco ancora a credere quanto fui fortunato a lavorarci assieme da così piccolo. Per quanto riguarda gli altri ragazzini, ce la spassammo alla grande – insomma, noi di certo. Sono sicuro che abbiamo fatto impazzire i produttori. “Bambini ed animali”, come si suol dire. Sono figlio unico per cui l’esperienza era quanto di più simile avessi mai provato ad avere una grande famiglia.

Kathy was one of the kindest, most patient and most professional actors I’ve had the pleasure of working with. Not to mention an incredibly talented actress. I still can’t believe how blessed I was to work with her at such a young age. Working with the other kids was a blast—well, for us. I’m sure we put the producers through fits. “Kids and animals,” as they say. I’m an only child, so it was as close as I’d ever been to having a big family.

Il cast de Una casa tutta per noi (1993): [davanti] Edward Furlong, Sarah Schaub; [al centro] Miles Feulner, Amy Sakasitz, T.J. Lowther; [dietro] Kathy Bates, Clarissa Lassig. // The cast of A Home Of Our Own (1993): [front] Edward Furlong, Sarah Schaub; [middle] Miles Feulner, Amy Sakasitz, T.J. Lowther; [back] Kathy Bates, Clarissa Lassig.
  • Sia Una casa tutta per noi che il film successivo in cui recitasti, Un Mondo Perfetto (1993), hanno luogo in un momento storico dell’America che si considera più “innocente”, sebbene entrambi i lungometraggi guardino con occhio critico alle realtà dell’epoca. C’è qualcosa che l’America di oggi possa imparare dal passato in termini di relazioni umane? // Both A Home of Our Own and the next movie you did, A Perfect World (1993), are set during a time in America’s history that is looked at as more “innocent”, though both movies take a very hard look at what the realities of the times were. What do you think today’s America could learn from the past in terms of human relationships?

Questa è una domanda perspicace. Penso che esistano in parti uguali sia una rosea nostalgia ed uno sdegno decontestualizzato in termini di come gli Americani di oggi vedano il passato della nostra nazione. Penso sia importante ricordare che siamo lo stesso groviglio di emozioni, carne e DNA dei nostri antenati. Siamo tragicamente destinati a ripetere i loro errori se non impariamo da essi, però allo stesso tempo poggiamo sulle spalle di giganti. I loro trionfi costruirono la nazione di cui godiamo oggi – ritengo sia importante sforzarsi di sfruttare al meglio il futuro che crearono per noi cosicchè possiamo dare un futuro ancora migliore alle generazioni che verranno dopo di noi.

That’s an insightful question. I think there’s equal parts rose-tinted nostalgia and out-of-context scorn in terms of how modern Americans view our nation’s past. I think it’s important to remember that we’re the same bundles of emotion and flesh and DNA as our ancestors. We’re bound to tragically repeat their mistakes if we don’t learn from them, but we also stand on the shoulders of giants. Their triumphs built the nation we enjoy today—I believe it’s important we endeavor to make the most out of the future they created for us so we can give an even better future to the generations that come after us.

Sia Una casa tutta per noi che Un Mondo Perfetto uscirono nel 1993 ed affrontano tematiche e periodi storici similari: i rapporti interpersonali nell’America rurale dei primi anni sessanta. // Both A Home Of Our Own and A Perfect World were released in 1993 and tackle similar themes and take place during the same period: personal relationships in rural America of the early sixties.
  • Probabilmente Un Mondo Perfetto di Clint Eastwood è il film per cui vieni riconosciuto maggiormente. La tua prova attoriale venne giustamente lodata universalmente da ogni importante critico cinematografico. Raccontami di come venisti a sapere del progetto e di come trovò la sua strada verso di te. // Arguably, Clint Eastwood’s A Perfect World is the one film people recognize you from. Your performance was universally praised by every major reviewer and rightly so. Tell me about how you were made aware of the project and how it found its way to you.

Non sono certo riguardo quel “lodata universalmente” ma grazie. Fu un’esperienza incredibile – specialmente per un bambino di sei anni dello Utah. L’opportunità di lavorare con dei visionari e leggende come Clint e Kevin mi cambiò veramente la vita. In termini di come venni a sapere del film, fu la solita chiamata dal mio agente, “Abbiamo un’audizione per te”. Feci un filmato per l’audizione ad un ufficio locale di un direttore del casting (dato che vivevo nello Utah), ma ai miei genitori non piacque così lo rifacemmo con la videocamera di mio papà nel suo ufficio. Qualche giorno dopo mi richiamarono ed alla fine presi un volo per andare ad incontrare Clint. Era seduto coi suoi stivali da cowboy sulla scrivania e mi dicono che mi sedetti e feci la stessa cosa. Penso che la cosa gli piacque. Clint ha dato prova di saper lavorare coi bambini e qualsiasi complimento per la mia performance è più una testimonianza del suo talento e della sua visione. E pazienza. Tanta, tanta pazienza.

I don’t know about universally praised, but thank you. It was an incredible experience—especially for a six-year-old kid from Utah. The opportunity to work with visionaries and legends like Clint and Kevin was truly life changing. In terms of how I found out about it, it was the standard, “We have an audition for you,” call from my agent. I filmed an audition take at a local casting director’s office (because I lived in Utah), but my parents didn’t like it, so we reshot it on my dad’s camera in his office. A few days later I got a call back and eventually they flew me out to meet with Clint. He had his boots kicked up on his desk, and I’m told I sat down and did the same thing. I guess he liked it. Clint has proven he really has a knack for working with kids, and any praise for my performance is really more a testament to his talent and vision. And patience. Lots and lots of patience.

  • Quale fu la tua reazione quando scopristi che sarebbe stato Robin Hood a rapirti nel film? Ricordi il tuo primo incontro con Kevin Costner? // What was your reaction when you found out you were to be kidnapped by Robin Hood in the movie? Also, do you remember what your first meeting with Kevin Costner was like?

Kevin fu meraviglioso. Passammo tre mesi in un auto in Texas durante l’estate (senza aria condizionata) ed fu un consumato professionista tutto il tempo. Fece molto per tenermi concentrato ed energizzato e la sua professionalità sostenne la mia performance in un modo in cui non capivo all’epoca – ma che apprezzo più di quanto possa dire ora che ho una prospettiva (leggermente) più matura.

Kevin was wonderful. We spent three months in a car in the Texas summer (without air conditioning), and he was a consummate professional the entire time. He did a lot to keep me focused and energized and his professionalism propped up my performance to a degree I really didn’t understand at the time—but appreciate more than I can say now that I have a [slightly] more mature perspective.

Kevin Costner e T.J. Lowther durante le riprese de Un Mondo Perfetto a bordo di una Ford d’epoca. // Kevin Costner and T.J. Lowther while filming A Perfect World inside a vintage Ford car.
  • Non posso immaginare come dev’essere stato stare sul set con due registi premi Oscar che sono anche allo stesso tempo grandi attori. Ti sentisti mai sotto pressione? // I can’t imagine what it must have been like being on the set with two Oscar-winning directors who are also fine and accomplished actors in their own right. Did you ever feel pressure?

Beh, si e no. Ero troppo giovane per comprendere quanta pressione avrei dovuto sentire ma di sicuro sapevo che puntavano molto su di me. E’ abbastanza pauroso pensarci ora, devo ammetterlo.

Well, yes and no. I was too young to fully grasp how much pressure I should have felt, but I definitely knew there was a lot riding on me. It’s sort of terrifying to think about it now, actually.

Da sinistra a destra: T.J. Lowther, Kevin Costner e Clint Eastwood durante una pausa dalle riprese de Un Mondo Perfetto. // Left to right: T.J. Lowther, Kevin Costner and Clint Eastwood during a break from filming on A Perfect World.
  • Si sa che a Eastwood piace girare velocemente – ha affermato pubblicamente che teneva il cameraman pronto perchè sapeva che i tuoi primi ciak sarebbero stati i migliori. Come fu essere diretti da una tale icona? // Eastwood is known as a fast shooter – he is on record saying he’d always have the cameraman ready to roll because he knew your first few takes would be the best ones. What was it like being directed by such an icon?

Haha. Si, Clint è decisamente uno a cui piace girare velocemente. Ed aveva assolutamente ragione sul fatto che i miei primi ciak erano generalmente i migliori. Sono sicuro che dirigermi a sei anni fosse pari a dirigere un cucciolo di Beagle con disturbi di attenzione – il fatto che riuscì a lavorare in quelle condizioni è un segno del suo talento. Devo a Clint più di quanto possa descrivere qui ma una cosa in particolare che la sua direzione fece per me fu di sviluppare i miei “istinti” come attore. Ad oggi preferisco ancora quando i registi girano durante le prove e so di poter sempre fidarmi del mio primo impulso. Ciò è in larga parte grazie a Clint.

Haha. Yeah, Clint is definitely a fast shooter. And he was absolutely correct in knowing my first takes were generally the best. I’m pretty sure directing six-year-old me was pretty much tantamount to directing a beagle with ADHD—it’s a mark of his genius that he was able to work with (and around) that. I owe Clint more than I can possibly convey here, but one thing in particular his direction did for me was develop my “instincts” as an actor. To this day I still prefer when directors roll on rehearsals, and I know I can always trust my first impulse. That’s in large part thanks to Clint.

Il regista Clint Eastwood durante le riprese de Un Mondo Perfetto. Eastwood è rinomato per portare a termine le sue produzioni velocemente e sotto costo. // Director Clint Eastwood during the filming of A Perfect World. Eastwood is renowned for bringing his productions in fast and under budget.
  • Un Mondo Perfetto fu il primo lungometraggio che portasti sulle tue spalle assieme al tuo co-protagonista: se tu non avessi funzionato, il progetto sarebbe collassato. Eri conscio, all’epoca, di quanto fossi importante per la riuscita del film? // A Perfect World was the first feature you concretely shouldered with your co-star: if you hadn’t worked, the movie would have collapsed. Were you aware, at the time, of how important you were to the project?

No. Grazie a Dio.

No. Thank God.

  • Nel film, il tuo personaggio attraversa l’intera gamma delle emozioni umane – come approcciasti un ruolo così emotivamente complesso? // Your character goes through the whole spectrum of human emotions in the movie – how did you approach such an emotionally complex role?

La cosa interessante di recitare da bambini è che si ha un bacino emotivo limitato da cui poter attingere. In un certo senso questa è una cosa positiva perchè permane un senso di autenticità che deriva dal vivere la scena non solo come attore ma con l’innocenza e l’apertura di un bambino che sta realmente “vivendo” la scena in diretta. Voglio dire, all’epoca credevo ancora a Babbo Natale, per cui tutto mi sembrava reale. D’altro canto è anche una sfida perchè come puoi rappresentare qualcosa che non hai mai provato e che quindi non riesci a comprendere pienamente? Clint fece un gran lavoro condensando la complessità di una scena in emozioni basilari che fossi in gradi di capire. Triste. Felice. Impaurito. E come figlio unico, avevo passato un sacco di tempo con la mia immaginazione per cui ne avevo una molto vivida il che sicuramente mi aiutò. Ricordo una scena in particolare – la scena nella fattoria dove sparo a Kevin – stavo avendo problemi ad “arrivarci” emotivamente. Clint mi disse di pensare al momento in cui tempo prima, durante le riprese, il mio amato cane Stanley era saltato in un fiume molto pericoloso e tutti pensavamo fosse morto (non lo era). Funzionò.

The interesting thing about child acting is that you have very little emotional experience to draw from. That’s good in a way, because there’s a sense of authenticity that comes from experiencing the scene not just as an actor, but with the innocence and openness of a child who is really “living” the scene on-camera. I mean, I still believed in Santa Claus, so it all felt very real. But it’s also a challenge, because how do you portray something you’ve never experienced and therefore can’t really comprehend? Clint did a great job of condensing the complexity of a scene to core emotions I could understand. Sad. Happy. Scared. And as an only child, I spent a lot of time playing make-believe in my own head. So I had developed a pretty vivid imagination, which probably helped as well. I remember one scene in particular—the scene in the farmhouse where I shoot Kevin—I was having trouble “getting there.” Clint gave me the direction to think back to the time (earlier in the shoot) that my beloved dog Stanley had jumped into a raging river and we all thought he was dead (he wasn’t). It worked.

  • Dato che tu e Kevin eravate i protagonisti principale e passaste tutto il film assieme, com’era il tuo rapporto con lui sul set e dietro le quinte? Qualche bell’aneddoto da raccontare? // Since you and Kevin were the leads and spent the entire movie together, what was your relationship with him on set and off-camera? Any cool set stories?

Kevin fu straordinario nei miei confronti e in quelli della mia famiglia. Veramente una gran persona. Umile, paziente e divertente. Ricordo che quando la giornata iniziava a diventare un po noiosa, era solito infilarsi le sigarette di Butch (il personaggio che interpretava) su per il naso e fingere di essere un tricheco. Amavo quel gioco. Kevin manteneva l’atmosfera divertente anche se le riprese si facevano toste.

He was great to me and my family. Just a great guy. Humble and patient and funny. I remember when the day started to drag a bit he’d use to stick cigarettes up his nose (Butch’s cigarettes) and pretend to be a walrus. I loved that game. He just kept it fun, no matter how rough the shoot got.

  • Un Mondo Perfetto non era il solito film d’azione ed inseguimenti. Era un lungometraggio adulto che aveva un sacco da dire su un sacco di cose. Qual è la tua opinione sull’eterna attrattiva di questo progetto cinematografico? // A Perfect World was not your usual shoot-‘em-up chase film. It was an adult movie that had a lot to say about a lot of things. What is your take on the film’s everlasting appeal?

Penso sia una storia in cui tutti possano identificarsi. Diventare grandi. L’importanza di una figura paterna. I diversi luoghi in cui possiamo finire dopo che la vita ci porta su una strada che non avevamo scelto. Il fatto che non fosse un film d’inseguimento adrenalinico gli conferì un potere ed una intensità emotiva che non credo avrebbe avuto altrimenti.

I think it’s a story that everyone can relate to. Coming of age. The importance of a father figure. The different places we can end up after life sweeps us off our feet and carries us down a path we didn’t choose. The fact that it wasn’t an adrenaline-pumping chase film gave it a power and poignancy that I don’t think it would have had otherwise.

Kevin Costner e T.J. Lowther ne Un Mondo Perfetto, una storia di padri perduti e ritrovati. // Kevin Costner and T.J. Lowther in A Perfect World: a story of fathers lost and found.
  • Negli anni successivi all’uscita del film, hai più incontrato Kevin o Clint? // In the years after the film came out, did you ever bump into Kevin or Clint?

Sfortunatamente no.

Unfortunately, no.

Laura Dern, T.J. Lowther e Clint Eastwood alla prima de Un Mondo Perfetto, il 15 Novembre 1993, a Westwood (California). // Laura Dern, T.J. Lowther and Clint Eastwood at the premiere of A Perfect World on November 15, 1993 in Westwood (California).
  • Anche se il film non venne prontamente accolto dal pubblico statunitense, in Europa fu un grande successo e continua ad essere una pellicola riverita. Eri al corrente di quanto fosse amato oltreoceano? // While the movie wasn’t as readily embraced by American audiences, in Europe it was a smash hit and continues to be a revered film. Were you aware of how loved it is overseas?

Ne ho sentito parlare – ed ogni tanto qualcuno da oltreoceano (occasionalmente chiamato Pietro) si mette in contatto con me sui social media. E’ figo e ti fa sentire più umile sapere quanto questo film sia amato (specialmente in Europa) anche dopo tutti questi anni.

I’ve heard that—and every so often someone from overseas (occasionally named Pietro) reaches out to me on social media. It’s kind of cool and humbling how well-liked the movie is (in Europe especially) even all these years later.

In Europa, Un Mondo Perfetto venne accolto con i massimi onori dalla critica, in particolare quella francese; nella sua annuale classifica dei dieci migliori film dell’anno, “Cahiers Du Cinéma”, la più autorevole rivista del settore in Francia, nominò il film il migliore del 1993. // Upon release in Europe, A Perfect World was revered by critics, especially in France; for its annual top ten films list, “Cahiers Du Cinéma”, the most prestigious film magazine in the country, hailed the film the best of 1993.
  • Ora, l’abituale domanda: quali sono i tuoi 3 film preferiti di o con Costner? // Now, the costumary question: what are your top 3 favorite Costner movies?

Ooh. Questa è tosta. / Ooh. Tough one.

1. Robin Hood: Prince of Thieves

2. Hatfields & McCoys (not a movie, but really good)

3. Field of Dreams

  • La recitazione ti interessa ancora? Che cosa fai di questi tempi? // Does acting still interest you? What are you up to these days?

Si, mi interessa ancora. In realtà, ho recentemente iniziato a rimettermi in pista qui e la (per cui incrociate le dita). Lavoro anche come scrittore e quando non scrivo o recito i miei passatempi preferiti sono viaggiare, sciare e soprattutto passare del tempo con la mia bellissima moglie ed il nostro cane.

It does, in fact I recently have started to get back in the game a little bit here and there (so keep your fingers crossed). I work as a writer for a living, and when I’m not writing or acting my favorite pastimes are travelling, skiing, and most of all spending time with my beautiful wife and our dog.

Norman Howell: una vita sul filo del rasoio. Norman Howell: a life on the edge.

  • A quattordici anni avevi già una carriera nel rodeo – mi chiedo, come fu la tua infanzia? // Your biography states that at fourteen you had a rodeo career going – that makes me wonder, what was your childhood like?

Sono stato molto fortunato perchè ho avuto a che fare coi cavalli dall’età di cinque anni e, quando ne avevo dieci, mio padre fondò un’associazione di rodeo per ragazzi che fu la mia scuola per acquisire le basi nel lavoro coi cavalli. Ci allenavamo al ranch ogni fine settimana cavalcando tori e cavalli imbizzarriti – divenni campione molte volte legando e prendendo i tori per le corna. Vinsi anche una medaglia per l’atletica leggera e come miglior giocatore di basket. Tutto questo mi preparò per la mia carriera come stuntman.

I was very fortunate that I had horses since the age of five and by the time I was ten my father started a junior rodeo association and that was my early education in horse skills. We would practice at the ranch every weekend riding bulls and bucking horses, roping and bull dogging earning me numerous all around champion saddles and trophy buckles. I was also a medal winner in track and field and most valuable player in basketball. All of which set me up for a career in stunts. 

Norman Howell cavalca un toro sotto la supervisione di suo padre Norman Howell Sr. presso il Riverside Rancheros. // Norman Howell bulldogging with his dad Norman Sr. at Riverside Rancheros.
  • I film sono stati una parte importante della tua infanzia? Ricordi quale fu il primo che vedesti? // While you were growing up, were the movies a big part of your life and do you happen to recall which was the very first movie you ever saw? 

Non ricordo quale fosse il primo film che vidi ma ci furono diverse pellicole che ebbero un grande impatto sulla mia vita. Mary Poppins (1964) mi aprì gli occhi alle possibilità che abbiamo e mi identificavo con Dick Van Dyke ed il suo approccio positivo alle cose della vita. Il mio film preferito di sempre, che è anche quello di Kevin Costner, è La conquista del West (1962). Desideravo essere come Jimmy Stewart, viaggiare su una canoa e sopravvivere nella natura selvaggia coi Nativi Americani. Un altro film che mi ha influenzato molto è stato Il seme della violenza (1955) con Glenn Ford che affrontava i bulli e si batteva per ciò che era giusto. Volevo emularlo. Un altro film a me caro è Tutti insieme appassionatamente (1965) con i bambini che cercano di scappare dall’oppressione nazista e superare ostacoli apparentmente insormontabili. Tuttavia, il film che ha cambiato tutta la mia vita fu The Great American Cowboy (1974), un documentario sul cowboy campione del mondo Larry Mahan che incontrai ad una gara di rodeo locale a Riverside, in California. Il Sig. Mahan era solito visualizzare ogni cavalcata ancora prima di salire sul toro e questo mi aiutò a trovare un modo per raggiungere i miei sogni. Ogni notte visualizzavo ciò che desideravo e la direzione in cui volevo andasse la mia vita. Questo mi diede fiducia per il futuro ed uno strumento – che ancora oggi utilizzo – per prepararmi ad ogni stunt o qualsiasi altra sfida nella vita.

I don’t remember the first movie I saw, but there were several films that had a big impact on my life. Mary Poppins (1964) opened my eyes to possibilities and I identified with Dick Van Dyke and his positive attitude.  My favorite film of all time, and Kevin Costner’s too, is How the West Was Won (1962). I wanted to be like Jimmy Stewart, traveling in a canoe and surviving in the wilderness with the Native Americans. The next one that influenced me a lot was Blackboard Jungle (1955) with Glenn Ford who stood up to bullies and for what was right and I wanted to emulate that. Another was The Sound of Music (1964) because the children “Climbed every Mountain” to escape from the suppression of the Nazis and rise above seemingly insurmountable challenges. The most influential film that changed everything for me was The Great American Cowboy (1974) a documentary about world champion all around cowboy Larry Mahan, whom I met at our local rodeo in Riverside, California.  Mr. Mahan used a strategy of visualizing every ride before he got on the bull and that modeled for me a way to achieve my dreams. Every night I would visualize what I wanted to achieve and the direction I wanted my life to go. It gave me hope for my future and a lifelong tool to prepare for every stunt I perform or direct and any other challenge in my life. 

Il documentario The Great American Cowboy (1974) cambiò per sempre la vita di Norman Howell. // The 1974 documentary The Great American Cowboy changed Norman Howell’s life forever.
  • Nel 1972, quando avevi solo quattordici anni, partecipasti al film I Cowboys con protagonista la leggenda John Wayne. Quali sono i ricordi più cari che conservi dell’aver lavorato ed essere stato in presena del Duca? // In 1972, at only fourteen years of age, you had an acting part in The Cowboys starring film legend John Wayne. What are some of your fondest memories of being around and actually working with The Duke?

Il set si trovava sulla cima di una montagna Durango (Colorado) ed io ero il cowboy più giovane. Dovevo girare una scena col Duca per cui passai molto tempo da solo con lui – mi insegnò pure come sferrare un pugno da cinema come uno stuntman!

Being on the set, which was located on a mountain top in Durango (Colorado),  I was the only young cowboy there and I had a scene to shoot with Duke, so I got to spend a lot of one-on-one time with him – he even taught me how to throw a movie punch like a stuntman! 

Il regista Mark Rydell (a sinistra) e John Wayne (a destra) mostrano al giovane Norman Howell (al centro, tra i due) come sferrare un pugno cinematografico sul set de I Cowboys (1972). // Director Mark Rydell (left) and John Wayne (right) showing young Norman Howell (in the middle) how to throw a movie punch on set of The Cowboys (1972)
  • In pratica, la tua carriera come stuntman iniziò allora. Cosa ti attrasse di quel mondo tanto da volerne far parte? // Your stunt career basically started then – what attracted you most about stunts and stuntmen to make you want to become one yourself? 

Mi trovavo più a mio agio con l’aspetto fisico della realizzazione di un film rispetto a dover imparare e recitare dei dialoghi. Ero sempre stato un atleta; fu una progressione naturale per me. Avevo anche sempre voluto partecipare alle Olimpiadi e fare lo stuntman era la cosa che più ci si avvicinasse e che fosse raggiungibile.

I felt more comfortable with the physical aspect of filmmaking, rather than remembering and reciting dialogue. I was an athlete; it was a natural progression for me. I always wanted to go to the Olympics, being a stuntman was the next best thing and attainable. 

Norman Howell in una foto di un test di produzione per I Cowboy (1972) con John Wayne. // Norman Howell in a production test photo for The Cowboys (1972) starring John Wayne.

  • Hai lavorato con i più importanti e famosi attori e registi di Hollywood – non avevo idea che avessi partecipato come stuntman alla stramba commedia 1941 – Allarme a Hollywood (1979) diretta da Steven Spielberg. Come ottenesti quel lavoro così presto nella tua carriera? // You have worked with the most prominent A-list Hollywood actors and directors – I never knew you’d done stunts for Steven Spielberg’s wacky comedy 1941 (1979). How did you land that particular job so very early in your career? 

La produzione era alla ricerca di giovani ragazzi disposti a farsi tagliare i capelli molto corti per lavorare ad una scena di lotta. Devono avermi tagliato i capelli tre volte al giorno! Quella fu la prima volta che lavorai con Steven Spielberg ed anche la prima volta che usarono la techno gru per le riprese – una gru telescopica operata a distanza. Ho lavorato per il Sig. Spielberg anche a Jurassic Park (1993): passammo due mesi a girare alle Hawaii ed altri due negli studi della Universal. Steven preparava una ripresa in un set e, mentre questa veniva illuminata, andava su un altro set che era già iluminato e pronto per filmare. Molto efficiente. Durante un uragano a Kauai, passamo del tempo con Steven e dovemmo rinchiuderci nell’area cucina del nostro hotel durante la notte. Durante la tempesta si fece tranquillo così Steven andò fuori per vedere la situazione ed alcuni di noi lo seguimmo per vedere l’occhio del ciclone – era totalmente immobile ed inquietante. Kathleen Kennedy, la produttrice aprì la porta e ci urlò di tornare dentro. Tutti corremmo verso la porta quando il vento ci colpì – Steven riuscì ad entrare senza problemi ma diversi altri furono atterrati dal vento e dovetterono entrare strisciando!

They were looking for young guys who were willing to cut their hair very short to work in the ASO fight scene. They must have cut my hair three times that day! That was the first time I worked for Steven Spielberg and it was the first time they used a techno crane – a telescopic crane that was remotely operated. I also worked for Mr. Spielberg on Jurassic Park (1993), we spent two months shooting in Hawaii and two months on the Universal lot. Steven would line up a shot on one stage and while they were lighting it, he would go to another stage that was lit and ready to shoot. Very efficient. We hung out with Steven during a hurricane in Kauai and we had to hunker down in the kitchen area of our hotel overnight. During the storm it got quiet, so Steven went outside to investigate and a few of us followed to see the eye of the storm – it was totally still and eerie. Kathleen Kennedy, the producer, propped the door open and yelled at us to get back inside. Everyone ran for the door when the wind hit us – Steven got in clean, but several others got knocked down by the wind and had to crawl back to the door! 

Da sinistra a destra: il regista Steven Spielberg, Norman Howell e Sam Neill alle Hawaii durante le riprese di Jurassic Park (1993). // Left to right: director Steven Spielberg, Norman Howell and Sam Neill in Hawaii during the making of Jurassic Park (1993).
  • Dopo 1941 (1979), avresti proseguito prestando il tuo talento ad innumerevoli classici degli anni 80 come Footloose (1984), Octopussy – Operazione piovra (1983), Die Hard – Trappola di cristallo (1988), A-Team (1983-1987), Predator (1987), Arma Letale 2 (1989) solo per citare alcuni titoli di quel decennio. La domanda che sorge spontanea è: mentre lavoravi a quelle pellicole, avevi la sensazione di stare realizzando delle opere che sarebber durate nel tempo fino a divnetare classici? // Following that, you went on to lend your talents and skills to countless 80s classics such as Footloose (1984), Octopussy (1983), Die Hard (1988), The A-Team (1983-1987), Predator (1987), Lethal Weapon 2 (1989) just to name a few. And this is just your 80s oeuvre. I must ask you this: when you were working on those movies, did you have a sense you were making films that would last and become classics? 

No, raramente abbiamo un’idea di quali progetti diventeranno iconici. Sapevo che Octopussy – Operazione piovra sarebbe stato importante perchè era aprte della saga di James Bond ed Arma Letale 2 perchè il primo era stato un grande successo. Si capiva che WaterWorld (1995) fosse qualcosa di speciale per l’enorme budget e la storia originale che prevedeva quello che sta accadendo ora. Per la cronaca, la mia vita e la mia carriera per poco non finirono mentre lavoravo a Footloose, Octopussy – Operazione piovra e WaterWorld solo per nominarne alcuni (Kevin Costner mi ha salvato la vita durante le riprese di WaterWorld, ma questa è un’altra storia).

No, we rarely have any idea of which projects are going to be iconic. I knew Octopussy was big because it was part of the James Bond franchise and Lethal Weapon 2 because the first was such a big hit. You could tell that WaterWorld was something special because of the massive budget and unique storyline, fortelling what is coming to pass now. On a side note, my life and career almost ended on Footloose, Octopussy and WaterWorld to name a few (Kevin Costner saved my life on WaterWorld, but that is a story for another time).

Il lavoro dello stuntman è molto pericoloso e Norman Howell lo sa bene: durane le ripese di WaterWorld (1995), Footloose (1984) ed Octopussy – Operazione piovra (1983), infatti, ha rischiato che la sua vita e carriera finissero. // The job of a stuntman is a dangerous one and Norman Howell knows it well: his life and career almost ended during the making of WaterWorld (1995), Footloose (1984) and Octopussy (1983).
  • Nel 1989, Kevin Costner iniziò le riprese di Balla Coi Lupi, il suo debutto alla regia su cui aveva moltissimo in gioco. Ricordi di come venisti a conoscenza del progetto e come finisti per farne parte? // In 1989, Kevin Costner started filming his directorial debut Dances With Wolves which he had a lot riding on. Do you remember how you were made aware of the project and how you got involved with it? 

Ero stato contattato per fare da controfigura a Kevin ne Gli Intoccabili (1987) ma avevo dovuto rinunciare perchè in quel momento stavo lavorando ad A-Team. Pensavo di aver perso la mia opportunità e che non avrei mai avuto un’altra possibilità di lavorare con Kevin. Il caso volle che il coordinatore degli stunt de Gli Intoccabili mi chiamò per sapere se potessi suggerirgli un buon allevatore di cavalli in Montana (dove stavano girando la grande sparatoria sul ponte). Gli fornii il nome del mio migliore amico Rusty Hendrickson il quale finì per lavorare al film e divenne buon amico di Kevin. Quando Kevin gli diede la sceneggiatura di Balla Coi Lupi (1990), Rusty mi chiamò e mi raccomandò fortemente e mi fece ottenere un colloquio con Kevin e Jim Wilson (entrambi produttori del film).

Vorrei aggiungere una cosa circa questo evento che mi cambiò la vita ed è che soffrivo di ansia sociale acuta. Ne sono sempre stato al corrente e ci ho lavorato leggendo ed ascoltando libri di auto-aiuto. Quando avevo quindici anni mia madre morì e mi ritrovai con tutti i suoi libri tra cui “Riches and Within Your Reach” di Robert Collier. E’ ancora il mio audiolibro di riferimento quando mi sento ansioso.

Volevo così tanto lavorare a questo film che andai da una logopedista per farmi assistere nel superare la mia introversione. Imparai a respirare correttamente e mi diede un libro intitolato “Maslow’s Hierarchy of Needs” che mi aiutò a spostare l’attenzione da me stesso agli obbiettivi che volevo raggiungere. L’altra cosa che feci per prepararmi al colloquio fu di realizzare un montaggio video di tutti i miei stunt fino ad allora, il che era una novità ed una cosa che, all’epoca, gli stuntmen non facevano. Pensai che avrebbe ridotto il tempo che avrei dovuto parlare! Durante l’incontro con Kevin e Jim agli Raleigh Studios vicino a Melrose Boulevard a Hollywood, guardarono il mio montaggio e Kevin continuava a dire, “L’hai fatto tu? Anche quello?? E pure questo?!” Ed io rispondevo solo con, “Si. Si. Si.” Kevin disse, “Sei la mia controfigura” e se ne andò; Jim Wilson mi lanciò una palla da football e disse, “Sei parte della squadra.” Quello fu l’iniziò di una amicizia con Kevin Costner che dura da una vita e di esperienze strepitose a film come Balla Coi Lupi, Guardia Del Corpo (1992), Un Mondo Perfetto (1993), Wyatt Earp (1994), WaterWorld (1995), Tin Cup (1996), L’Uomo Del Giorno Dopo (1997), Le Parole Che Non Ti Ho Detto (1998), Gioco D’Amore (1999), La Rapina (2001), DragonFly (2002), Open Range (2003), Mr. Brooks (2007) e The Highwaymen (2019). //

I was contacted to double Kevin on The Untouchables (1987), but I had to turn it down because I was still working on the A-Team at the time. I thought that I had blown it and would never get to work with Kevin again. As fate would have it, I got called by the stunt coordinator of the Untouchables looking for a recommendation for a good horse wrangler in Montana (that’s where they shot the big shoot out on the bridge). I gave them the name of my best friend Rusty Hendrickson and he ended up doing the movie and becoming very good friends with Kevin. So when Kevin gave him the script for Dances with Wolves (1990), Rusty called me and strongly went to bat for me. That got me an interview with Kevin Costner and Jim Wilson. 

What I would like to share about this life changing moment in my life is that I suffered from acute social anxiety. I have always known this and worked on it by reading and listening to self help books. When I was fifteen, my mom passed away and I ended up with all her books, one of which was “Riches and Within Your Reach” by Robert Collier.  It is my go to audio book to this day when I am feeling anxious. 

I wanted this job so badly I took the extra step of seeking the help of a speech therapist to assist me in overcoming being an introvert. I learned how to breathe properly and she gave me the book, “Maslow’s Hierarchy of Needs” which refocused my attention from myself to the goals that were important to me. She really helped me to relax and focus. 

The other thing I did to prepare for the interview was to cut together a stunt reel on video, which was new technology and something stunt performers were not doing at the time. I figured it would cut down on the amount of time I needed to talk! During the meeting with Kevin and Jim at Raleigh Studios off of Melrose Blvd. in Hollywood, they watched my video and Kevin kept saying, “You did that? You did that!?! You did that??” And all I had to say was “Yes. Yes. Yes.” Kevin said, “You can double me” and left, and Jim Wilson threw me a football and said, “You are on the team.” That job was the beginning of a lifetime of friendship with Kevin Costner and amazing experiences working on Dances with Wolves, The Bodyguard (1992), A Perfect World (1993), Wyatt Earp (1994), WaterWorld (1995), Tin Cup (1996), The Postman (1997), Message in a Bottle (1998), For Love of the Game (1999), 3000 Miles to Graceland (2001), DragonFly (2002), Open Range (2003), Mr. Brooks (2007) and The Highwaymen (2019).

Norman Howell è la controfigura di Kevin Costner, nonchè suo amico, da più di trent’anni. In senso orario: Guardia Del Corpo (1992), La Rapina (2001) e The Highwaymen (2019). // Norman Howell has worked with, and been friends of, Kevin Costner for more than thirty years. Clockwise: The Bodyguard (1992), 3000 Miles To Graceland (2001) and The Highwaymen (2019).
  • Per Balla Coi Lupi, non solo dovevi fare da controfigura a Kevin ma eri anche a capo del coordinamento di tutti gli altri stunt – quali furono le cose più complicate che ti vennero richieste di fare? // On Dances With Wolves you not only were in charge of doubling Kevin himself but you also had the role of stunt coordinator – what would you say were some of the most difficult things you were required to do? 

La cosa più difficile da fare per quel film, nonchè la prima volta che veniva fatta per un film, fu quella mettere in piedi una vera caccia ai bisonti usando veri Nativi Americani. Così andai a tutti i rodei Indiani locali del Sud Dakota alla ricerca di cowboy Nativi Americani e fortunatamente trovai di fantastici. Un mese dopo, quando si presentarono per girare la scena, si sentivano così onorati di avere questa opportunità che si erano allenati per conto loro a tirare con l’arco cavalcando senza sella.

The hardest thing to do on that movie, the first time it had ever been done on film I used Native Americans doing an actual buffalo hunt.  I went to all the local Indian rodeos in South Dakota to scout for Native American cowboys and gratefully found some amazing bull riders and bronco riders. When they showed up a month later to do the scene, they had all practiced shooting their bows and arrows from riding bareback on their own time because they were so honored by the opportunity, they wanted to do it right. 

Balla Coi Lupi (1990) fu il primo film in cui Norman Howell fece da controfigura a Kevin Costner. // Dances With Wolves (1990) was the first movie for which Norman Howell doubled Kevin Costner.
  • Una volta terminate le riprese, portasti a casa con te qualche memento? // Once filming was completed, did you get to bring home with you any items from the shoot? 

Si, portai a casa una cosaun bisonte del cantante rock Neil Young usato per prepararmi a Balla Coi Lupi!

Quando venni a sapere del film mi informai sui bisonti per aumentare le mie possibilità di venire assunto per il progetto così sparsi la voce che ne stavo cercando uno. Il caso volle che mi chiamò Neil Young! Il Sig. Young aveva un bisonte a cui trovare un’altra sistemazione ma voleva essere sicuro che fossi all’altezza della sfida prima di decidere di darlo a me.

Mi chiese dove l’avrei tenuto e io gli dissi nel mio recinto di cinque acri. Disse che il suo bisonte sfondava le recinzioni e gli dissi che le mie erano fatte con tubature per pozzi petroliferi e che non sarebbe stato in gradi di sfondarle. Mi chiese quanto fosse alta la recinzione, gli risposi un metro e cinquanta e disse che l’avrebbe saltata senza problemi, così gli risposi che l’avrei costruita più alta. Alla fine il bisonte si rivelò essere estremamente docile con le persone e continuava a sfondare la recinzione per grattarsi nelle casa dei vicini e dare il benvenuto agli automobilisti in strada. Una volta rassicurato del fatto che sarei stato in grado di contenere il bisonte curioso, Neil disse, “Vieni a prenderlo!”

Gli diedi nome “Mammoth” per la sua stazza e per il luogo in cui mi trovavo quando Young mi chiamò, Mammoth Mountain. La più grande lezione che imparai da Mammoth è che non puoi obbligare i bisonti a fare ciò che non vogliono. Fortunatamente, lavorai in maniera diligente con questo bisonte per guadagnarmi il suo rispetto e la sua fiducia e ne venni ripagato ampiamente. Quando arrivammo a Pierre (Sud Dakota) per le riprese, spaccò immediatamente il cancello e sapevo che se non l’avessi fermato immediatamente, la situazione si sarebbe messa male. Gli saltai di fronte ed urlai, “ehi, ehi Mammoth!” Poichè avevo lavorato molto con lui, mi rispettava e si fermò ad un metro e mezzo da me! Non riuscivo a pensare ad altro se non che se si liberasse ed avesse iniziato a scorrazzare libero in città, sarei stato licenziato ancora prima di cominciare!

Yes, I took one thing home – I got a buffalo from rocker Neil Young to prepare for Dances with Wolves!

When I heard about the film I wanted to learn about buffalo to increase my chances of getting hired on the project, so I put the word out that I was looking for one. As luck would have it I got a call from the musician Neil Young! Mr. Young had a buffalo that he needed to re-home, but wanted to make sure I was up to the task before he agreed to hand him over.

Neil asked me where I would keep the buffalo, I told him my five acre corral. He said his buffalo runs right through fences, I replied my fence was made out of oil well pipes that he wouldn’t be able to run through it. He asked me how high the fence was, I replied 5 feet and he said his buffalo would jump right over that, so I replied that I would build it taller. Turns out the buffalo was a real people person and kept busting through the fence to rub himself against the neighbors houses and greet motorists on the road. Once I assured Mr. Young that I could contain the curious buffalo, Neil said, “Come and get him!”

I named the buffalo “Mammoth” for his size and where I was when the famous musician called me, Mammoth Mountain. Turns out the biggest lesson Mammoth taught me was that you can’t make buffalo do anything they don’t want to do. Fortunately I worked diligently with this particular buffalo to earn his respect and trust, and it paid off big time. When we arrived on location in Pierre (South Dakota), he immediately broke through the gate and I knew if I didn’t stop him right away we could have a serious situation on our hands. I jumped in front of Mammoth and yelled, “whoa, whoa Mammoth!” Because of the work I had put in with Mammoth, he respected me and stopped three feet away! All I could think about is if he gets out and gets loose in town I’m fired before I even start!

Ecco “Mammoth” in tutta la sua gloria. // Here’s “Mammoth” in all his glory.

Dopo Balla Coi Lupi (1990), tu e Kevin vi ritrovaste per Guardia Del Corpo (1992): hai qualche storia divertente da condividere circa questo progetto? // After Dances With Wolves (1990), you reunited with Kevin on The Bodyguard (1992): do you have any fun stories from that particular production? 

Eravamo a Fallen Leaf Lake presso il Lago Tahoe (California). Fui chiamato sul set da Jim Wilson che mi spiegò cosa c’era da fare. Whitney Houston sarebbe stata su una piccola barca in mezzo al lago. Avevano bisogno che le spiegassi perché sarebbe stato sicuro averla nella barca in mezzo al lago e mi dissero che non sapeva nuotare. Così andai da lei per parlarle e le spiegai che la piccola imbarcazione in cui avrebbe recitato sarebbe stata ancorata ad un’imbarcazione più grande dalla quale sarebbe stata filmata da una piccola troupe. Whitney fu così dolce, disse, “Ok, sembra perfetto”. Girò la scena, si divertì e non fu per niente spaventata, era una professionista totale.

We worked at Fallen Leaf Lake in Lake Tahoe (California). I was summoned to set by Jim Wilson, he explained to me the day’s work. Whitney Houston was going to be on a boat in the middle of a lake. We need you to explain to her why its safe for her to be in the boat in the middle of the lake, and oh by the way, she doesn’t know how to swim. I went up to speak with her and explained to her that the small boat she was going to be in would be anchored to a larger boat that would have a small camera crew to film her. Whitney was so sweet, she said “Okay, sounds good.” She did it, had fun and wasn’t scared at all, she was such a professional. 

Norman Howell prepara Kevin Costner per uno stunt al Lago Fallen Leaf ad una temperatura di 3 gradi centigradi. // Norman Howell preparing Kevin Costner for stunt in 39 °F Fallen Leaf Lake.
  • Nel 1993, lavorasti ad Un Mondo Perfetto diretto da Clint Eastwood, come controfigura di Kevin. E’ molto difficile trovare informazioni circa la produzione di questo film. Mi chiedo se tu abbia qualche ricordo circa la collaborazione tra Kevin e Clint e qualche storia divertente dal set? // In 1993, you worked on Clint Eastwood’s A Perfect World, doubling for Kevin again. Info is really hard to come by about this particular production. I wonder if you have any recollections about the working relationship between Kevin and Clint and fun stories of you and Kevin from the set? 

Lavorare con Clint Eastwood e Kevin Costner allo stesso film fu molto interessante. Nel film, c’è una scena in cui Kevin è intrappolato dalla polizia in un piccolo paese del Texas. C’era un auto della polizia ad entrambe le estremità della strada per bloccarlo. Kevin si fionda nella sua vecchia Ford, s’infila dentro un vicolo, fa un’inversione ad U, esce dal vicolo e tira dritto verso l’auto della polizia. Avrei dovuto sostituirlo per la parte in cui s’infila nel vicolo e si gira di 180 gradi con l’auto per poi uscire dal vicolo. Kevin disse, “Lo voglio fare io!” Così gli mostrai come farlo in questa vecchia Ford che non aveva nessuno degli accorgimenti di un auto da stunt con il freno di sicurezza. Gli dissi che sarebbe stato pericoloso perché avrebbe avuto solo i freni posteriori a disposizione ma era inflessibile. Durante le riprese per Balla Coi Lupi (1990), avevo imparato che Kevin sa quello che vuole e vuole dire le cose una volta sola. Fece un ottimo lavoro ed avrebbe potuto essere uno stuntman se non fosse stato un attore così fantastico. Si spinge sempre oltre i limiti e fa moltissimi stunt in prima persona.

It was very interesting working with Clint Eastwood and Kevin Costner. In the movie Kevin is trapped by the police in a small Texas town. There was a police car at both ends of the street, blocking Kevin in. Kevin hops in to his old Ford and peels out into an alley, does a u-turn, comes back out and heads straight for the police car. I was supposed to do the shot in the alley way, doing a 180 slide to come back out of the alley. Kevin said, “I want to do it!” So, I showed him how to do it in this old Ford that wasn’t set up like a normal stunt car should be with a safety brake. I told him it was dangerous for him to do this because he would only have rear brakes, but he was adamant. I had learned on Dances with Wolves (1990) that Kevin knows what he wants and only wants to say things once. He did a great job and he could have been a stuntman if he wasn’t such a great actor. He’s always pushing the envelope and does a lot of his own stunts.

Da sinistra a destra: Norman Howell, Kevin Costner, il coordinatore degli stunt Buddy Van Horn ed il regista Clint Eastwood a colloquio durante le riprese de Un Mondo Perfetto (1993) // Left to right: Norman Howell, Kevin Costner, stunt coordinator Buddy Van Horn and director Clint Eastwood on location for A Perfect World (1993).
  • Hai lavorato con Kevin a tutti e tre i suoi film da regista – secondo te come è cambiato, se è cambiato, il suo approccio alla regia da Balla Coi Lupi (1990) ad Open Range (2003)? Ed il vostro rapporto lavorativo? // You have worked with Kevin on all three of his directorial efforts – how did his approach to directing change, in your eyes, from Dances With Wolves (1990) to Open Range (2003), if at all? Did the working relationship between you guys change at all from 1990 to 2003? 

Assolutamente nessun cambiamento. Kevin è sempre entusiasta e ti trascina dentro al suo entusiasmo per rendere grande il film.

Not at all. Kevin is enthusiastic and pulls you into his excitement to want to make it great. 

Da Balla Coi Lupi (1990) ad Open Range (2003), Norman Howell ha prestato il suo talento e le sue capacità a tutte le fatiche registiche di Kevin Costner. // From Dances With Wolves (1990) to Open Range (2003), Norman Howell has lent his talent and skills to all of Kevin Costner’s directorial efforts.
  • Qual è il ricordo più caro che hai di tutte le collaborazioni avute con Kevin? // What are some of the fondest memories you have of working with Kevin? 

Il ricordo più caro che ho di Kevin è quando mi ha salvato la vita durante le riprese di WaterWorld. Se non fosse per lui, non sarei qui.

Fondest memory I have of Kevin is him saving my life on WaterWorld. If it wasn’t for him, I wouldn’t be here. 

Norman Howell e Kevin Costner si divertono sugli acquascooter durante una pausa dalle riprese di WaterWorld (1995). // Norman Howell and Kevin Costner having fun on jetskies during a break from the filming of WaterWorld (1995).
  • Con l’avvento delle nuove tecnologie, come è cambiato il mestiere dello stuntman? E’ diventato più sicuro od alcune acrobazie sono ancora pericolose come negli anni settanta ed ottanta? // As technology progressed, how has the job changed? Has it gotten safer or are some of the stunts still as hairy today as they were in the seventies and eighties? 

Dipende tutto dal tipo di acrobazia. Le cadute dall’alto sono diventate più sicure perché ora si usa un marchingegno chiamato “descender” e sei sempre collegato ad un cavo che poi verrà cancellato in post produzione.

That depends on the stunt. Highfalls are safer because now we use something called a “descender” and you’re always connected to a cable that can be painted out in post production.

Norman Howell durante uno stunt per il film Predator (1987) quando le cadute dall’alto e le esplosioni erano molto più pericolose rispetto ad oggi. // Norman Howell performing a stunt on Predator (1987) back when high falls were more dangerous than they are today.
  • Questa è una domanda strana ma se dovessi sceglierne solo una, quale sarebbe l’acrobazia di cui sei più fiero e quella che non faresti più? // I realize this is kind of a crazy question but, if you had to pick just one, what would be the stunt that you are most proud of in your entire career and one you wouldn’t dare do again? 

Saltare da un cavallo in piena corsa sull’ala di un aereo in movimento durante il decollo era la grande acrobazia in Octopussy – Operazione piovra (1983) e lanciò la mia carriera. Sono grato di essere sopravvissuto a tutti gli stunt che ho eseguito in carriera.

Jumping off a horse running at full speed onto the wing of a moving plane that took off was the big stunt on Octopussy (1983) that launched my career. I am grateful that I have walked away from all the stunts I have ever performed. 

Norman Howell esegue l’acrobazia più pericolosa della sua carriera in Octopussy – Operazione piovra (1983). // Norman Howell performing the most dangerous stunt of his career in Octopussy (1983).

Trailer italiano “3 DAYS TO KILL”

Trailer italiano del film “3 DAYS TO KILL” scritto da Luc Besson e con protagonista il grande Kevin Costner nel ruolo di un agente segreto che scopre di avere una malattia terminale al quale viene offerto di eseguire un’ultima missione in cambio di un antidoto per la sua malattia.

In Italia il film debutterà nelle sale il 5 Giugno.

Io non vedo l’ora !